MANFREDO GIULIANI – IN MEMORIAM

di Luigi Armando Antiga

In ora insolita del mattino senza avviso o partecipazioni, per disposizione lasciata dall’estinto, la salma dell’illustre storico della Lunigiana, deceduto il 30 giugno 1969, è stata accompagnata da pochi intimi amici, che sapevano e vigilavano sulla sua lunga e dolorosa infermità, al Cimitero urbano, ove è stata tumulata nella tomba di famiglia.

A tumulazione avvenuta l’Amministrazione Comunale di Pontremoli, che lo ebbe suo sindaco nell’immediato dopoguerra, e l’Accademia « Giovanni Capellini » della Spezia, di cui fu uno dei più illustri e più attivi accademici, ne hanno partecipato la scomparsa.

In punta di piedi, e senza disturbare alcuno, se n’é andato l’Uomo che per tanto tempo della sua vita si occupò dei problemi amministrativi, territoriali, stradali, ferroviari e portuali della Lunigiana, illustrando il carattere essenziale di una regione di transito fra l’Italia settentrionale e l’Italia centrale, per cui quei problemi acquistano importanza nazionale.

Ma l’attività veramente geniale del Giuliani si rivolse agli studi severi di storia, archeologia, dialettologia e di geografia storica che ebbero alto riconoscimento nell’adunanza straordinaria per la celebrazione del Centenario della Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, alla quale apparteneva dal 1922, tenuta il 2 ottobre 1960 a Soragna insieme alle Deputazioni di Storia Patria per le Province di Romagna, per le antiche Province Modenesi e per la Provincia di Ferrara, nella quale, il Presidente di allora prof. Roberto Andreotti, dopo aver messo in evidenza i fini culturali perseguiti dal Sodalizio, offrì a Manfredo Giuliani la prima artistica Medaglia d’Oro concessa dal Sodalizio “in riconoscimento dell’instancabile benemerita attività di studioso della sua terra di Lunigiana».

Cinque anni dopo, il 4 luglio 1965, a Pontremoli, in una sala del Palazzo Dosi « Città del libro », la Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi tenne una seduta generale ordinaria presieduta dal Gr. Uff. dott. Francesco Borri, a cui presenziava il Presidente dell’Accademia «Giovanni Capellini della Spezia, dott. ing. Nicolò Mario Conti con numerosi soci, per tributare in segno di stima e affetto, in seduta riunita dei due Istituti culturali il comune omaggio di una Miscellanea di Studi Storici allo storico della Lunigiana, N. H. Manfredo Giuliani, Membro di entrambi i Sodalizi.

Non è il caso di elencare in questo Settimanale, ove egli pubblicò alcune delle sue lucide memorie, le numerose pubblicazioni, oltre 165, che abbracciano un arco di 57 anni di seria e costante attività scientifica che la ricordata Miscellanea in suo onore (Studi Storici, La Nazionale Tipografia Editrice, Parma, 1965) presenta in una lunga rassegna bibliografica preceduta da una nota biografica che illustra l’uomo, lo studioso e il cittadino.

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Manfredo Giuliani nacque a Pontremoli il 3 dicembre 1882 da Ciro e da Anna Giuliani, di vecchia famiglia oriunda di Filattiera. A un Ciro de Iulianis, medico, la moglie e i figli, nel 1815, eressero, a Filattiera, una tomba la cui epigrafe si legge ancora oggi in una parete della vecchia pieve romanica di Sorano sita giù nel piano.

La famiglia Giuliani abitava nel paese, che sorge in luogo sopraelevato, nel Borgo Santa Maria, davanti al vecchio Castello malaspiniano, ove possedeva una casa signorile. Antonio Giuliani di Filattiera, morto a Firenze il 19 gennaio 1872, dove preferiva risiedere, sposò l’ultima discendente della nobile famiglia pontremolese dei Maraffi, famiglia ammessa al godimento della nobiltà toscana.

Con il matrimonio Giuliani-Maraffi, la famiglia Giuliani di Filattiera si avviava a diventare pontremolese; e poiché con la creazione di Pontremoli a città nobile fu aperto il nuovo Libro d’oro della nobiltà pontremolese, anche la famiglia Giuliani acquistò rango di nobiltà. L’avv. Gerolamo Giuliani (1813-1884) fu Membro del Governo Provvisorio e poi Commissario Straordinario per S. M. Vittorio Emanuele II per la Provincia di Pontremoli nel 1859; l’ing. Antonio Giuliani (1810-1889) fu Deputato per Pontremoli all’Assemblea Toscana nel 1849 e al Parlamento Nazionale per la 18 Legislatura.

Quando a Pontremoli, nel 1787, fu costituita la Diocesi Apuana, il primo Vescovo ed i suoi successori, si preoccuparono seriamente di avere un Seminario decoroso e provvisto di buoni insegnanti. Sotto il governo di Mons. Milani, quarto Vescovo di Pontremoli, il Seminario cominciò ad aprire le scuole ginnasiali agli alunni esterni per un accordo intervenuto fra il Comune di Pontremoli e il Seminario. Fiori così a Pontremoli non un semplice Seminario ma una scuola accessibile a tutti i giovani che illustri maestri umanisti onorarono con il loro insegnamento. Di alcuni di essi (Pietro Betta, Tommaso Bertinelli, Paolo Arzeni) scrisse Giovanni Sforza nella rubrica Scrittori di Lunigiana che era ospitata nel Giornale Storico della Lunigiana.

Manfredo Giuliani, come quasi tutti i ragazzi che si avviavano agli studi, iniziò il ginnasio, insieme al fratello, nel Seminario di Pontremoli, che degnamente continuava la tradizione umanistica pontremolese, come alunno esterno.

Il suo carattere difficile, impossibile, « contestatore “(i contestatori sono sempre esistiti), spinse i superiori a consigliare alla famiglia di ritirarlo dalle scuole del Seminario. Fu così avviato a Volterra, in collegio, ma anche là mise su una mezza rivoluzione, per cui la famiglia fu invitata a farlo frequentare come alunno esterno.

Compiuti gli studi ginnasiali a Volterra e quelli liceali a Pisa, si iscrisse alla facoltà di lettere e filosofia presso quella Università negli ultimi anni del secolo scorso e all’aprirsi del presente, avvertendo sempre più profondamente l’insoddisfazione per la cultura positivistica, che si manifestava in una diffusa irrequietezza che, specialmente nei giovani, si faceva sempre più vivace e consapevole.

In un’epoca senza idealità civile e politica i giovani migliori sentivano il bisogno di un rinnovamento, che infrangesse metodi e tradizioni passate, che le libere attività dello spirito mutassero le menti dei giovani, offrendo loro nuove idealità che la nostra cultura non poteva più dare. Resisteva ancora Carducci ma ormai egli appariva un poeta del passato. I giovani o esplodevano in aperta ribellione o erano consunti da un’interna insoddisfazione e malinconia. In politica si alimentavano movimenti di diversa direzione, quali il nazionalismo ed il socialismo. Questa era un’età che abbisognava di una luce o di una guida, che venne solamente dal rinnovamento del grande pensiero idealistico e romantico di Benedetto Croce.

Il Giuliani al principio del secolo, aderì al movimento socialista come buona parte della gioventù studiosa della sua generazione. Si orientò specialmente verso l’indirizzo storico filosofico di Antonio Labriola, il più eminente studioso del materialismo storico in Italia, del quale segui a Roma le ultime lezioni del 1904, anno delia morte dell’illustre maestro, seguendone poi la spinta critica che condusse al superamento del marxismo, negli studi di Benedetto Croce, che seguì poi, anche imperversando il fascismo, nell’indirizzo estetico e filosofico come maestro, e nelle ricerche di Giorgio Sorel che provocò la rivoluzione del marxismo nel socialismo e, quindi in quelle varie correnti culturali e politiche del primo decennio del secolo come il movimento della Voce » a Firenze.

Passato al giornalismo professionale, dopo la guerra del 1915-18 entrò nella redazione dell’ Azione di Genova fondata da Orazio Raimondo, ricevendo l’indirizzo politico da Ivanoe Bo-nomi.

Soppressa nel 1922 dalla marcia su Roma, il Giuliani si ritirò a Pontremoli, nell’alta Lunigiana, in sdegnosa solitudine, in campagna, sulla Costa dell’Annunziata (la Tecchia di Urceola come la chiamava), dove attese agli studi storici e alle cure agricole, non nascondendo a nessuno la sua avversione al fascismo, dal quale si mantenne sempre irriducibilmente lontano e avversissimo sì alla campagna d’Africa che all’ultima infausta guerra, a voce e per lettera, con gli amici e con i giovani che lo avvicinavano, cercando sempre di propugnare i principi di libertà, nei quali era sorta l’Italia, conculcati e distrutti dal nuovo regime, violenta negazione del Risorgimento.

Fu poi chiamato a far parte del C.L.N. di Pontremoli love si occupò di importanti problemi vitali, in quel momento, dopo le distruzioni, della guerra, per la Regione. Successivamente, in un momento eccezionalmente difficile, fu chiamato da tutti i partiti a reggere le sorti del Comune di Pontremoli, dove seppe governare con vivo sentimento della situazione, compiendo opera di pacificazione e di saggia e previdente amministrazione. Promosse, con manifestazioni popolari e ricordi marmorei, solenni onoranze alle vittime nazifasciste nell’alta Val di Magra.

Aderì, non per ambizione politica ma per significare ai giovani che l’agnosticismo politico era deleterio per l’Italia risorta a nuova vita politica e civile, al partito liberale che intendeva non come una resurrezione del vecchio ed esaurito partito, ma come uno strumento giovane e moderno, per propugnare forme di liberalismo che pure ispirandosi ai principi di Cattaneo, di Mazzini e di Cavour, si ritrovasse rinnovato dalla lunga oppressione autoritaria che schiacciò l’Europa, per cui la libertà andava considerata e propugnata in opposizione agli interventi statali, come il mezzo più fecondo per la soluzione del problema sociale. Fu liberale nello spirito di Cavour, antifascista dal 1919 e decisamente repubblicano nel referendum istituzionale.

La vita in solitudine, appartata, lo indusse a meditare sulla storia della sua Pontremoli di cui uno storico di vaglia, Giovanni Sforza, aveva raccolto le memorie e i documenti per servire al-la storia di Pontremoli, che alla confluenza del torrente Verde con il fiume Magra, sulla grande strada di transito di Monte Bardone o Francigena o della Cisa, si sviluppò intorno ad un più an-tico castello con la progressiva inclusione di preesistenti nuclei minori, situati sulla destra e sulla sinistra della Magra. Per la sua posizione, ebbe, fin dal più lontano medioevo, facili comunicazioni con l’Italia settentrionale e con l’Italia centrale. Attraverso i valichi laterali del Bratello e del Borgallo, l’alta Val di Magra, svolgeva il traffico con la regione appenninica occidentale e quindi con Piacenza; per la strada del Cirone con la Val di Parma. Inoltre per la Valle della Gordana, comunicava con Zeri e quindi con la Liguria.

Nacquero così le acute monografie di storia e di geografia storica che illustrano le vie di comunicazione su ricordate nel succedersi dei vari avvenimenti storici nell’età antica, medioevale e moderna, e quel risveglio economico, sociale, religioso, culturale e artistico che inizia, in Italia nell’epoca comunale, in quel nascere dell’umano spirito, per cui tutti i problemi della vita si ripropongono in forme nuove; e l’umanesimo che è il primo manifestarsi del Risorgimento, è l’inizio e il primo rivelarsi come moto di cultura dello spirito nuovo, che, dopo il Petrarca, trova il suo grande centro a Firenze, donde poi si diffonde in tutta l’Italia.

In questo fervore di libera attività comunale anche Pontremoli partecipa alla nuova vita spirituale e per orgoglio di libero Comune e per la sua posizione geografica che dà l’accesso al più facile passaggio della Cisa, per dove, come dice il Giuliani, qualche volta passò la grande storia, aperto a tutti gli influssi culturali che da Milano e da Firenze, si irradiavano per l’Italia settentrionale.

Si ha dunque un influsso culturale che da regioni site in versanti opposti, converge nella Lunigiana ed un movimento emigratorio di individui e di famiglie di minor rilievo che tende a spostarsi a nord per dedicarsi a pubblici uffici, alla mercatura o ad attività di carattere artistico.

Già neila terribile pestilenza del 1348, che anche nella Lunigiana seminò lutti e desolazione, una delle prime cure di quel Comune fu quella di riordinare le scuole pubbliche, dove avevano insegnato provetti maestri e appassionati umanisti. Abbiamo numerose testimonianze che a Pontremoli e nella Lunigiana in genere, la tradizione umanistica non venne mai meno nei secoli XV, XVI e XVII.

Manfredo Giuliani idealmente si ricongiunge a Nicodemo Trincadini, a Paolo Belmesseri, a Bonaventura Pistofilo, a Ventura Piccini da Panicale e a Cesare Orsini (Magister Stopinus) di Ponzano Magra.

E bene intuirono e bene fecero il primo Vescovo di Pontremoli e i successori a trasferire nel Seminario diocesano lo spirito della nostra tradizione umanistica quando altre scuole non esistevano nell’alta e media Lunigiana.

E il Giuliani, pur indifferente e agnostico in fatto di religione, e consigliato, per il suo temperamento irrequieto a lasciare il ginnasio vescovile, libero dalle intemperanze giovanili, vi riconobbe raccolta in quella costruzione settecentesca, sorta accanto alla vecchia chiesa di San Francesco, la linfa vitale di una tradizione che nonostante i mutamenti di indirizzo resisteva al tempo.

Ma ricordare Giuliani, oggi, che è morto, senza accennare alla rivista Lunigiana, che fondò il 1° gennaio 1910 e diresse fino allo scoppio della prima guerra mondiale, è fare un torto alla memoria dello scomparso poiché in quella rivista trasfuse la sua ansia critica e vi combattè le sue più belle battaglie per la questione lunigianese lottando strenuamente per la creazione della Provincia della Spezia.

Ma la successiva conoscenza della limitazione della nuova circoscrizione al Circondario del Levante e alla Val di Vara, produssein Manfredo Giuliani una profonda delusione in quanto erano rimasti esclusi dalla nuova Provincia il Circondario di Pontremoli e gli altri Comuni della Val di Magra.

E proprio in Pontremoli, si era formato, con il giornale Lunigiana il focolare del movimento non solo per propugnare la creazione della provincia della Spezia, ma anche per illustrare la necessità del riordinamento amministrativo della Regione.

Con memore sensibilità e riconoscenza, l’Amministrazione Provinciale della Spezia, nel febbraio 1964, in una solenne seduta straordinaria, conferì al fiero « ligure “ la Medaglia d’Oro di primo civis provinciae lunensis quale indomito propugnatore di una Provincia Lunigianese con capoluogo alla Spezia.

Manfredo Giuliani, che quasi una ventina d’anni fa tanto si era interessato per fare intitolare una scuola di Pontremoli alla memoria dello storico pontremolese Pietro Ferrari, mi diceva, convinto, che non essendo Egli stato un alunno né diligente e meno che meno modello, mai avrebbe meritato l’intitolazione di una scuola di giovinetti studiosi, ma io credo bene che Egli meriti l’intitolazione di una via della Spezia, nella quale Egli non solo risiedette in gioventù ma vi operò accanto a Ubaldo Mazzini che venerò e seguì come Maestro.

Quod est in votis.

Luigi Armando Antiga, Manfredo Giuliani – in memoriam

Estratto da Il Corriere Apuano, Anno LXI, n. 30, del 26 luglio 1969, pubblicato in  Studi e Ricerche sull’Alta Lunigiana, Associazione Culturale Pontremolese, Pontremoli, Tip. Artigianelli, 1977

L’immagine di introduzione alla pagina è tratta dall’articolo “Manfredo Giuliano fece risuonare nel presente il passato” pubblicato sul Corriere Apuano del 27.6.2019

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