Quinto nasce a Rossano, nel Comune di Zeri, il 28 agosto 1924, da Giulio e Varesi Adelaide.
Come succedeva in tutti i borghi di montagna a quei tempi, sin dalla prima infanzia deve aiutare la famiglia, soprattutto accompagnando al pascolo gli animali di casa, ma anche, un pochino più grandicello, a custodire il fieno in estate e a raccogliere le castagne in autunno. In inverno, col freddo ed il tempo brutto, Quinto ha la possibilità di frequentare le elementari sino alla classe quinta, terminate le quali continua ad aiutare i genitori a lavorare la terra di proprietà, sino alla chiamata alle armi.
Quinto è davvero sfortunato, la chiamata arriva il 31 agosto 1943, in un momento di estrema difficoltà per le vicende belliche del nostro paese.
A gennaio i nostri soldati sono costretti ad una disastrosa ritirata in Russia con migliaia e migliaia di caduti, in maggio cade l’ultima resistenza in Africa liberando la strada agli Alleati per l’attacco al Sud Europa che infatti avviene puntualmente con lo sbarco in Sicilia il 10 luglio 1943.
L’Italia è in guerra da oramai tre anni, la situazione economica disastrosa unita ai rovesci militari rendono insostenibile la prosecuzione della guerra.
Dopo aver sostituito Mussolini con Badoglio, l’Italia capitola e l’8 settembre 1943 sottoscrive l’armistizio con gli anglo-americani.
Quindi, dopo aver indossato la divisa militare per soli 8 giorni, Quinto si trova investito dagli avvenimenti che freneticamente si susseguono.
Purtroppo armistizio non significa fine della guerra; sul nostro territorio sono presenti ben 17 divisioni teutoniche, a dimostrazione che i comandi militari tedeschi sono preparati da tempo al nostro distacco e reagiscono prontamente, intimando, con metodi rozzi e decisi, ai nostri militari di proseguire la guerra al fianco della Wehrmacht.
Come centinaia di migliaia di suoi commilitoni, Quinto è rimasto senza ordini e indicazioni; gli alti comandi militari, assieme a Badoglio e il Re, sono fuggiti al sud, in territori controllati dalle forze Alleate.
Quinto, assieme ad altri 600.000 militari italiani, decide di non accettare il diktat tedesco e di rimanere fedele al giuramento al Re. Oggi qualcuno tenta di far passare questa decisione come una decisione di opportunità se non di codardia, invece è stato il primo atto di ribellione senza armi, andando incontro a mesi di sofferenze, fame, freddo, pericoli, fatiche.
Quinto è catturato a Bolzano e immediatamente caricato su treno piombato e, in condizioni igieniche indicibili e con scarso cibo somministrato una sola volta al giorno, avviato verso il lavoro coatto in Germania.
I tedeschi hanno necessità di rimpiazzare i propri uomini al fronte per sostenere l’industria bellica e l’agricoltura.
Dopo un’odissea durata diversi giorni, giunge al campo di prigionia situato al Distretto Militare XI ad Hannover, ad oltre mille chilometri da casa.
Ad Hannover ha sede il Comando di una serie di sottocampi dislocati nelle vicinanze delle attività agricole e industriali, come la fabbrica di pneumatici Continental Gummiwerke AG.
La sua destinazione è uno zuccherificio.
La vita al campo è dura, non abbiamo testimonianze dirette di Quinto, troppo il tempo passato, ma abbiamo decine di migliaia di testimonianze di altri prigionieri che certificano le vessazioni, la fame (il cibo era costituito quasi esclusivamente di brodaglia di verdure), le malattie, il freddo pungente d’inverno ed il caldo asfissiante d’estate, le condizioni igieniche precarie che spesso portano a epidemie.
Per espressa volontà di Hitler i nostri militari non devono essere considerati prigionieri di guerra ma I.M.I. (Internati Militari Italiani), sottraendoli così alla protezione prevista dagli accordi di Ginevra del 1929 e agli aiuti della Croce Rossa Internazionale. Un ulteriore motivo di riflessione per coloro che giudicano “di comodo” il comportamento dei nostri uomini. Al contrario, dal 2024 il 20 settembre di ogni anno si celebra la giornata in ricordo dei 650.000 I.M.I., dei quali 50.000 non tornarono dai campi di prigionia, che con il loro diniego contribuirono a gettare le basi per contrastare il nazi-fascismo.
Con l’avvicinarsi del fronte di guerra alla stessa Germania, un ulteriore pericolo è rappresentato dai pressanti e massicci bombardamenti alleati. In maggio, finalmente, il campo di prigionia viene liberato dalle forze americane, qualche mese di attesa – legata a problemi burocratici e alle infrastrutture distrutte dai bombardamenti, e Quinto può rientrare a casa, a curare il corpo devastato dalle fatiche e dalle privazioni.
E’ nostro dovere ricordare i tanti sacrifici delle generazioni di giovani che si trovarono ad affrontare l’immane disastro della guerra.
A Quinto è stata assegnata una Croce al Merito di Guerra per “Internamento in Germania” da parte del Distretto Militare di Massa Carrara nel 1965.
Per la compilazione dell’articolo ci si è avvalsi della consultazione del Foglio Matricolare conservato presso l’Archivio di Stato di Massa e del sito LEBI.
L’immagine di introduzione alla pagina è tratta dal portale LEbi