ENRICO LAZZERONI (1881-1945)

Nel I n. del Campanone (1940, p. 311) si può leggere uno scritto di Enrico Lazzeroni, che in quel tempo era Preside dell’Istituto Tecnico Commerciale di Stradella, nel quale è descritta una sua gita al borgo di Ottone, nella provincia di Pavia, sulla via Piacenza Bobbio Genova, dove ebbe modo di esaminare, sul campanile di quella parrocchiale, una antica campana che porta in giro, sul labbro inferiore, questa iscrizione: MCCCLV Johanes de Pontremulo me fecit.

Ma perchè mai, pur tra tante cure scolastiche, quella non facile escursione nell’alto piacentino? La risposta era facile per gli amici: per scoprirvi l’opera di un suo antico concittadino sconosciuto, e per la gioia intellettuale di illustrarla con un bel saggio ricco di rara e vasta erudizione, condotto con esemplare, limpida esposizione. In ciò, infatti, vi è tutto l’uomo con la sua passione per lo studio e la ricerca erudita, e con l’amore sempre presente nell’animo e incitante del paese nativo, non mai dimenticato attraverso le sue molte peregrinazioni scolastiche. L’esercizio della professione non era, certo, stato facile per lui perchè aveva dovuto lottare con dure difficoltà economiche per intraprendere gli studi, ed era poi tutta dovuta alla sua disciplinata operosità di pontremolese di vecchio stampo la carriera compiuta, non senza sacrifizi e fatiche, che gli aveva aperta la via a uffici direttivi, prima all’Istituto Tecnico di Lodi e, in seguito, a quello di Stradella, il quale può dirsi quasi da lui impiantato ed accortamente poi allargato con i corsi superiori. Durante tanta parte della sua vita operosa, lontano dal caro paese nativo, non tralasciò mai lo studio della storia regionale che poteva, idealmente almeno, avvicinarlo al passato della sua terra lontana. Avendo passati molti anni della sua vita in Lombardia, egli aveva svolte pazienti indagini negli archivi di Milano traendone materia di pubblicazioni importanti comparse su autorevoli riviste, come l’Archivio Storico Lombardo, l’Archivio Storico Lodigiano, i severi Atti e Memorie dei congressi storici tenuti in Lombardia. Egli si era specialmente rivolto allo studio della politica sforzesca e alle istituzioni da essa create, riavvicinandosi in tal modo alla storia del suo paese a lungo dominato dai Visconti e dagli Sforza. Su tale direttiva egli aveva pure ripreso e continuato gli studi di P. Ferrari sul pontremolese Nicodemo Trincadini, ben noto diplomatico degli Sforza, ed aveva raccolto, anche da archivi esteri abbondante materiale per la pubblicazione da lui progettata di un epistolario del diplomatico pontremolese per risollevare, in tal modo, la sua figura al di sopra dell’aneddotica e della erudizione locale, e per impostarla nella più vasta prospettiva politica e culturale del tempo.

Sperava di condurre a termine le sue fatiche erudite a Pontremoli, negli anni liberi dalle cure d’ufficio, ma il destino non lo permise: morì, prematuramente, a Stradella, ancora sulla breccia, nè gli fu dato di tornare alla terra nativa, nè di riposare per sempre nel suo grembo.

Tratto da ” Il Campanone”, Almanacco Pontremolese, 1961 – 1962, Editore Città del Libro, pp. 75 – 76

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