
Il mattino del 15 giugno 1944 Pontremoli subiva la seconda incursione aerea che faceva fuggire i cittadini. La prima era avvenuta la notte del 12 maggio, ma per essersi sparsa la voce che era stata provocata del fatto che le luci dell’Istituto Magistrale, ove era la caserma del Battaglione M. non erano sufficientemente schermate, se aveva provocato molto spavento, non aveva indotto gran parte della popolazione a sfollare nelle campagne limitrofe.
La Misericordia fu la prima a risentire le conseguenze di questo esodo e, per il trasporto dall’Ospedale al Cimitero che fu effettuato quel pomeriggio, si dovette ricorrere al carro perché i Confratelli non erano in numero sufficienti. Dopo pochi altri trasporti eseguiti con questo mezzo, il giorno 20 per l’impossibilità di trovare un cavallo s’instaurò il sistema dei trasporti con il “volantino”, già precedentemente usato per il trasporto dei due soldati tedeschi rimasti ucci a Mignegno nello scontro con formazioni partigiane nella notte del 12 giugno, e accompagnati nella camera mortuaria della Misericordia. I due partigiani uccisi nello stesso episodio furono invece trasportati col carro funebre al cimitero di Mignegno il mattino del 14, alle ore 5, ed ivi seppelliti.
Da allora i trasporti, fino a dopo la liberazione, salvo rarissime eccezioni, furono effettuati con questo mezzo, in abiti civili, e senza il suono della campana, in numero di 145 funebri e 111 di assistenza, quasi sempre durante l’allarme aereo, spesso mentre sorvolavano gli apparecchi e qualche volta anche durante le incursioni.
La strada che dal “Bambarone” conduce al Cimitero era particolarmente pericolosa perché completamente scoperta e per la vicinanza della ferrovia . Ricordo che molto spesso, dopo aver occultato alla meglio il volantino sotto un albero, ci si dava alla fuga attraverso i campi fino a quando non era cessato il pericolo degli apparecchi, per quanto ci studiassimo l’orario per trovare quello – nelle ore consentite dal coprifuoco – che ci permettesse di svolgere il nostro servizio, tuttavia non era possibile fare il trasporto senza imbatterci in qualche formazione che solcava il cielo.
Il 1° luglio il 3° bombardamento colpiva il ponte della ferrovia sul Verde facendo delle vittime: recatici lungo la strada che conduce a villa Dosi, dovemmo arrestarci perché il materiale ostruiva il passo. Sotto il cavalcavia trovammo S.E. Mons. Vescovo con il Proposto Mons. Corradini, che dava la benedizione ad una povera donna completamente sepolta dalle pesanti spalline della rampa della ferrovia. Mentre liberammo il cadavere dalle grosse pietre, apparecchi ricognitori sorvolavano insistentemente la zona, costringendoci a ripararci. Poco lontano, dove sorgeva una capanna completamente polverizzata, una mano che affiorava dalle macerie ci rivelò l’esistenza di un’altra vittima. Questi due cadaveri, in attesa che fossero approntate le casse, rimasero alcuni giorni nella Camera mortuaria del Cimitero alla quale il bombardamento aveva divelto le porta finestre, ed alla sepoltura assistette il Proposto che aiutò i “Fratelli” a calare nella fossa le due vittime innocenti. Prima di rientrare nelle loro case i Misericordiosi scendevano nel Verde a lavarsi, perché il bombardamento, anche in questa occasione, aveva spezzata la conduttura dell’acqua potabile. Tutto ciò costringeva la Misericordia a servizi lunghi e faticosi, il trasporto di un’ammalata da Pontremoli a Pçarana di Mulazzo, il 20 luglio, richiese 15 ore; un altro ponte della Lanza il 25 dello steso mese; il 26 uno a Campoli ed un altro in Larolo, il 30 a Groppomonte.

Il 3 agosto il trasporto di una Consorella da Arzengio al Cimitero: per poter effettuare questo servizio i 4 Confratelli dovettero portare ad Arzengio anche la cassa mortuaria. Al ritorno gli stessi si recavano ancora a Groppomontone per accompagnare all’Ospedale un’inferma. Il 4 trasportavano da Cavezzana d’Antena (Molinello) all’Ospedale e di qui a Bassone un Confratello ammalato che trasportavano all’Ospedale il 13 successivo. Durante il mese furono ancora effettuati servizi da Groppomontone, Codolo, Ponte Grande, Mulino di Gratola, Campoli, SS. Annunziata, Guinadi e Cavezzana Gordana.
Il 30 accompagnava nella Chiesa di San Geminiano una vittima estratta dalle macerie di una casa nei Chiosi sopra il Castello, che straportava il giorno successivo al Cimitero. Il 1° agosto aveva seppellito due giustiziati nei pressi del Cimitero Urbano.
Nel mese di settembre Pontremoli subì il maggior numero ed i più duri bombardamenti: 12 nelle sole giornate del 16 e 17; e la Misericordia eseguì il maggior numero dei servizi: 12 funebri e 21 di assistenza. Fra questi ultimi vanno ricordati gli 8 da San Cristoforo e Groppomontone (dove si erano verificati alcuni casi di tifo) all’Ospedale e quelli del Mulino di Vignola e da Rotigliana. L’evacuazione di Massa, in questo mese aveva portato a Pontremoli molti sfollati, specie vecchi ed ammalati, che, rifugiatisi in un primo tempo in città, per i continui bombardamenti ai quali Pontremoli era sottoposta, cercarono poi rifugio nelle campagne, aggravando il lavoro della Misericordia.
Col nuovo anno si intensificarono le incursioni, e il lavoro della Misericordia, relativamente ridotto negli ultimi mesi del 1944, sebbene il minor numero dei servizi fosse reso più gravoso dalla stagione invernale, aumentò notevolmente: 20 trasporti funebri e 16 di assistenza neel mese di gennaio, in massima parte di sfollati di Massa e di vittime di bombardamenti, mitragliamenti e incidenti stradali.
Il 13 gennaio nella camera mortuaria dell’ospedale giacevano 4 cadaveri, vittime di bombe lanciate contro un treno. La Misericordia, nell’impossibilità di effettuare quattro distinti trasporti con i cinque Confratelli dei quali disponeva e con il terreno coperto di ghiaccio, ottenne dal comando tedesco un cavallo e sull’imbrunire il carro funebre con a cassetta un mongolo, trasportava al cimitero contemporaneamente le quattro salme che insieme avevano trovato orribile morte.
Nel pomeriggio del 20 gennaio, verso le ore 15, una bambina della Tecchia (Zeri) venne a chiedere per il trasporto all’Ospedale del padre e di un fratello, feriti da arma da fuoco. Nello zerasco era in corso un rastrellamento dal giorno precedente, ed i due erano rimasti feriti nell’atto di nascondere un fucile al sopraggiungere delle truppe tedesche. Senza un momento di esitazione e senza tener conto della distanza e del coprifuoco, un Confratello e la bambina partirono colla lettiga. Lungo il cammino trovarono un altro Confratello che si sostituì alla ragazza inviando quest’ultima per le scorciatoie perché li precedesse e invitasse qualche conoscente (uomo o donna) a venire incontro in qualche modo con i feriti. Lungo la strada era un intrecciarsi di fili telefonici stesi dai tedeschi per il collegamento con le truppe operanti, tra le gole dei monti tuonava cupo il cannone, mentre, a tratti, crepitavano rabbiose le mitraglie. I due Confratelli avanzavano lentamente per la lunga strada in salita, trascinando a stento la lettiga. Le poche persone che incontravano, lungi dal venire loro in aiuto, sconsigliavano dal procedere. Il pensiero però che due vite potevano essere salvate per il loro pronto intervento non li fece desistere e le contrarietà aumentavano il loro desiderio di portare a termine la missione caritativa. Arrivarono al Baraccone che annotava e trovarono la strada sbarrata dalle sentinelle. Spiegato il motivo che li aveva spinti fin lassù a quell’ora, furono accompagnati al Comando, ma non fu permesso di proseguire. “Niente passare. Qui essere guerra”. In una stanza del Comando erano rinchiusi il Direttore dell’Ospedale , il Ricevitore del Registro ed alcuni dirigenti della Acciaierie fermati per il rastrellamento.
Mentre retrocedevano la neve incominciava a cadere e l’oscurità rendeva la strada pericolosa per i molti tratti ghiacciati.
Il mattino successivo si portarono nuovamente sul posto, ma mentre potevano rilevare il bambino, Il padre era deceduto nella notte per il dissanguamento.
Nel mese di febbraio 18 i servizi funebri e 8 di assistenza svolti, questi sempre sotto la minaccia dei bombardamenti.
In Marzo 10 funebri ed altrettanti di assistenza. Da ricordare il trasporto del 18 dall’Ospedale fino a Grondola col “volantino” e di qui, a spalla, fino ad Albareto.
Il mattino del giorno 8 aprile, mentre i confratelli portavano a spalla le salme di due contadini uccisi nel piano di Mignegno, lungo la strada che dal” Bambarone” conduce al Cimitero. Il corteo fu fatto segno dalle colline circostanti, a numerose raffiche di mitra che cessarono solo quando gli sparatori si resero conto del motivo dell’assembramento.
Il 9, durante il trasporto di un soldato tedesco dal palazzo Dosi al Cimitero provvisorio dei tedeschi in Verdeno di sotto ( il Cimitero tedesco delle SS. Annunziata era diventato inaccessibile dopo l’interruzione del ponte sul Magra) raffiche di mitra erano rivolte contro il mesto corteo, tanto che il Comando Tedesco, che aveva sede nel palazzo Pini, decise di sospendere l’inumazione. Il feretro fu deposto nelle cantine del Comando ed alla sepoltura si procedette all’alba del giorno seguente.
Durante que4sta sparatoria un maresciallo della D.I.C.A.T. ebbe il manubrio spezzato mentre usciva dall’orfanotrofio femminile.
Il giorno 11 a tarda sera altri due soldati tedeschi venivano seppelliti nello stesso Cimitero provvisorio.
All’alba del 26 tre giovani giacevano in una pozza di sangue nella piazza del Monumento ai Caduti. Furono benedetti dal Proposto e più tardi identificati da Sua E. il Vescovo che li aveva avvicinati nelle carceri e che si era interessato per la loro liberazione. Mentre poche persone recitavano il Rosario con il vescovo, la Misericordia deponeva i cadaveri nelle casse preparate per le tre vittime del bombardamento della sera del 23 nel giardino della villa Poli e li trasportava al Cimitero.
Le tre vittime dell’incursione del 23 furono seppellite senza cassa, nel pomeriggio del 27, a liberazione avvenuta insieme ad un soldato trovato ucciso nel canale dell’ Ardulia.
La guerra era finita, ma numerosi cadaveri erano ancora insepolti o avevano ricevuto una sepoltura provvisoria nel piano di Mignegno, e lungo la strada di Traverde. Undici ne furono sepolti il giorno 28 nell’antico Cimitero di S. Giorgio; altri otto il giorno successivo nello stesso Cimitero e quattordici che non erano più in condizioni trasportabili furono seppelliti in una fossa comune di fronte alla Chiesa di S. Terenziano. Il 30 trasportava dalla SS. Annunziata alla propria camera mortuaria i resti di due giovani rimasti uccisi dallo scoppio di una mina.
Nei giorni che seguirono, e per lungo tempo, riesumò cadaveri che erano stati seppelliti a fior di terra nei campi e lungo il fiume nei luoghi dove erano caduti, dando loro definitiva sepoltura.
Concludiamo questa fugace rassegna del lavoro svolto dalla Misericordia negli ultimi 10 mesi di guerra, rivolgendo ai Confratelli che si prestarono volontariamente, in mezzo a gravi pericoli e senza umane ricompense, solo animati da quello spirito di fede e di carità che vede nel malato, nel ferito, nel caduto un proprio fratello, l’augurio cristiano a noi tanto caro:
Dio ve ne renda merito
EUZA, Il Corriere Apuano, 11 novembre 1948