di Giuseppe Benelli

Ogni anno per il 2 Luglio, alla sera, nell’ora del tramonto, la lunga processione dei fedeli, accorsi da ogni parte della Lunigiana, dopo aver percorso il centro storico rientra nel Duomo, tutto illuminato per la grande occasione della festa della Madonna del Popolo. Il grande abbraccio della chiesa accoglie i fedeli tra lo scintillio delle luci, i colori delle confraternite e i profumi d’incenso.
In questo momento, in cui la coralità popolare manifesta il più autentico sentimento religioso, le strutture architettoniche del tempio dedicato a Maria si esaltano. L’immagine contenuta nella grande nicchia dorata, posta nell’abside, diventa il centro dell’anima religiosa di Pontremoli, su cui convergono gli sguardi di tutto il popolo di Dio. Al di sopra dell’altar maggiore, imponente per i marmi, al di sopra del pagliotto d’argento e dei bei candelabri, la Madonna “Nigra” è invocata dai pontremolesi nei momenti cruciali della loro storia.

Il maestoso basamento del candelabro in bronzo dell’altar maggiore è dono della famiglia Bologna.
“Dominum Deum Tuum adorabis”, “adorerai il Signore Dio Tuo”, si legge nel grande ed elegante cartiglio che al centro dell’imponente arco separa la grande navata dal transetto e dal presbiterio. Lo sguardo del visitatore si posa sulla base circolare della cupola e sull’abside ricco e prezioso di stucchi dorati e di grandi pale sontuosamente incorniciate.
In particolare hanno importanza artistica alcune tele poste nei transetti laterali e nel presbiterio. Tele di grande dimensione che sono espressione diretta o indiretta della cultura pittorica sei-settecentesca. Il panorama artistico della città è segnato, in pieno secolo XVIII, dalla collaborazione di Francesco e Gian Battista Natali con Sebastiano e Giuseppe Galeotti.

La Natività del fiorentino Gian Domenico Ferretti ricorda i modi pittorici del Galeotti, che fu per breve tempo suo maestro. Anche Vincenzo Meucci, di cui si contempla la Visitazione, è stato scolaro del Galeotti, ma con “una pittura dalla pennellata più sugosa, con più contrastato luminismo”. Lo Sposalizio della Vergine di Giuseppe Peroni, con “la fissità delle forme risentite e tornite dalla luce”, è espressione dell’accademismo romano-emiliano settecentesco.
Di Giuseppe Bottani è l’Assunzione di Maria Vergine, collocata nel presbiterio. La Madonna, librata nell’aria in un tripudio di cirri, putti e angeli, e Gesù con gli Apostoli sottostanti rivelano nelle loro forme i forti legami con la tradizione pittorica romana. Espressione di questa cultura è anche la bella pala raffigurante L’estasi di San Vicinio, opera del francese Pietro Subleyras (forse commissionata tramite Giuseppe Bottani), che, come scrive la Bossaglia, “ci restituisce la prima accademia bolognese, e addirittura Raffaello, con nobilissima politezza”.
Il Voto dei pontremolesi per la peste del 1622 è opera di Giovan Battista Tempesti che, nella seconda metà del settecento, svolse un ruolo di primo piano nella vita artistica pisana. Influenzato dalla scuola romana del Maratta, in particolare da Placido Costanzi, il Tempesti rivela in questa tela un’intonazione pacata ed essenziale della composizione, accompagnata da un controllato sentimentalismo.

Per giungere poi alle opere dei pittori propriamente neoclassici. La Presentazione al Tempio del franco-piemontese Jacopo Berger e la Deposizione del toscano Giuseppe Collignon. Questo importante ciclo pittorico, con i ricchi altari in marmi policromi, il monumentale coro ligneo, la cappella del SS. Sacramento, la cantoria con l’organo, il prezioso arredo sacro, scioglie il voto dei pontremolesi “di erigere un tempio in onore della SS. Vergine, sontuoso, nobile e capace del popolo quanto sia possibile”, fatto solennemente durante la peste del 1630.
E’ certo, infatti, che la cattedrale, pur incompleta delle indorature degli stucchi, particolarmente nella navata, fa emergere nell’insieme la sua funzione di centro religioso della Lunigiana. La sua magnificenza, con gli apporti artistici di varia provenienza, con i quadri di pittori d’importanti scuole, con le preziose argenterie dei migliori orefici del tempo, esprime in val di Magra una cultura non provinciale.
Giuseppe Benelli, Il Duomo, pubblicato in Almanacco Pontremolese, 1991, anno XIII, curato e Edito da Centro Studi Lunigianesi di Studi Giuridici di Pontremoli