RELIQUIE E ARTE COME ESPERIENZA CONCRETA DEL SACRO

di Antonio Zanni

A Pontremoli incontro con Lucetta Scaraffia nella Chiesa di Nostra Donna
S. Geminiano (Concattedrale di S. Maria Assunta)

Se c’è mondo malato di un feticismo esasperato ed effimero è quello contemporaneo. A tutti i livelli: politico, divistico, sportivo, canoro, televisivo. Ed è lo stesso mondo che volentieri ironizza o finge scandalo per la secolare devozione della Chiesa e dei cristiani alle reliquie, quasi si trattasse di infantilismo irrazionale e acritico, di turlupinature, malafede e quant’altro. Mentre in gioco è la fede profonda, nella espressione di ricerca di un legame anche fisico a soddisfazione di un bisogno quasi connaturato o comunque riconosciuto, di comunione di santi all’interno di un mistico corpo cui danno vita Cristo e la Vergine, ma anche coloro che ancora si stanno purificando lungo il cammino verso la città celeste assieme a coloro che in essa hanno già trionfalmente meritato di vivere. E siccome il pellegrinaggio e la venerazione delle reliquie sono parte integrante della storia dei Giubilei cristiani, è stata un’intelligente intuizione quella del Corriere Apuano di invitare Lucetta Scaraffia, docente di storia contemporanea alla Sapienza, profonda conoscitrice ed esperta della storia della religiosità cristiana soprattutto al femminile con all’attivo importanti pubblicazioni di singolare attualità. Presentazione a cura di Antonio Ricci e Caterina Rapetti. La Chiesa di Nostra Donna piena, con persone in piedi e altre sedute sulle predelle degli altari. Tema prescelto: Reliquie ed arte come esperienza concreta del sacro. Una lezione esemplare ed affascinante per contenuti, per semplicità e chiarezza di linguaggio, capace di aprire alla comprensione anche dei non addetti un universo complesso e rischioso, nel quale la relatrice ha tenuto puntigliosamente separati gli ambiti e i dati della fede, dei dogmi e della venerazione, da quelli delle tradizioni popolari, delle invenzioni mitiche e delle leggende.

S. Nicola di Bari (Chiesa di S. Nicolò)

Una storia che (sorvolando su quello che Pietro e Giovanni trovano nella tomba vuota) inizia all’indomani dell’editto di Milano quando la madre dell’imperatore Costantino si reca a Gerusalemme per la ricerca e l’identificazione della vera Croce, una terza parte della quale sarà inviata a Roma. L’ex capitale dell’impero, che già possedeva le memorie del primo degli Apostoli e dell’Apostolo delle genti, si avvia (come tante altre città nel corso della storia cristiana dell’Europa, basta ricordare la Sainte Chapelle di S.Luigi IX a Parigi) a diventare una città di reliquie, una città emblema del Paradiso dove i santi vivono, la Nuova Gerusalemme, come Costantinopoli sarà la Nuova Roma e Mosca pretenderà di ereditare la funzione di Terza Roma. Tra le innumerevoli reliquie romane, la più insigne era la Veronica, leggendaria immagine del volto di Gesù impressa su un velo che una pia ignota donna (forse l’emorroissa cui Gesù riconosce la pari dignità facendosi toccare ignorando le leggi sull’impurità legale – en passant, il cristianesimo è la sola religione che fonda senza tentennamenti l’uguaglianza uomo-donna, anche se la storia non l’ha sempre onorata). Della Veronica (la cui straordinaria ostensione del 19 dicembre 1450, quasi a conclusione del Giubileo del Papa sarzanese Nicolò V Parentucelli, provocò una tragedia sul ponte Elio formicolante di pellegrini, oltre duecento cadaveri ripescati nel Tevere, senza numero quelli che il fiume non aveva restituito) non si ebbe più notizia a Roma dopo il sacco dei protestanti e iconoclasti lanzichenecchi. In quel frangente una nobil donna cagliaritana seppe porre in salvo una nave piena di reliquie. Anche le reliquie, dunque, richiamano una importante storia al femminile, proprio perché espressione di maggiore concretezza di quanta possa consentirne l’astrazione teologica o la frequentazione libresca, comunque sostanzialmente interdetta alle donne in tutte le società antiche (tranne che, nel solo cristianesimo, alle monache). Il che va a fondamento di scelte teologiche operate nella Chiesa, ad esempio sulla legittimità del culto delle immagini, rifiutata dall’ebraismo e dall’islamismo, e posta a rischio nello stesso cristianesimo a più riprese, con la crisi più grave in Oriente nell’ottavo secolo. Se Gesù stesso ha concesso miracolosamente la sua vera icona a una donna, è sua chiara volontà presentarsi al mondo anche in immagine (scegliendo una donna come per la prima epifania del Natale). E dunque nessuno accampi pretestuosi bizantinismi. Ogni basilica qualificherà il proprio ruolo per l’importanza delle reliquie che avrà saputo procurarsi e custodire, e da esse la fede dell’uomo-pellegrino del medioevo era irresistibilmente attratta. Ad assestare un duro colpo alla devozione delle reliquie, paradossalmente, fu proprio il Concilio di Trento, preoccupato delle critiche e reazioni dei Protestanti. Pian piano la chiesa si qualificò sempre più come luogo di celebrazione della Parola, dei Sacramenti e dell’Eucarestia per i cattolici e dell’Assemblea per i Protestanti. Si cominciò a conservare le reliquie incastonate nella mensa dell’altare o lontano dagli occhi e dalle mani dei fedeli, al cui bacio venivano offerte solo in particolari ricorrenze.

Compagna di S. Orsola (Chiesa di San Francesco)

E l’arte? Indissolubilmente legata a questa lunga e travagliata storia. Basta porre a confronto i soggetti trattati nelle chiese cattoliche e in quelle protestanti post tridentine, ma soprattutto confrontare l’inesausta ricchezza delle chiese fino al termine del diciottesimo secolo e il seguente progressivo impoverimento fino al nudo squallore di quelle attuali.

Oggi si punta l’attenzione critica sull’autenticità delle reliquie. Il cristiano punta invece sulla fede, che non si fonda sulle reliquie, ma che le reliquie aiutano a manifestare. Tra Bernardino da Siena (che, con il crudo linguaggio toscano, invitava alla moderazione sulla diffusione delle reliquie del latte della Madonna, “che neanche una vacca ne avrebbe prodotto in tale quantità!”) e Michel de Montaigne alla ricerca di una giustizia e verità che ha già preventivamente sentenziato essere introvabili (che si abbandona a fantasiose descrizioni sull’incarnato delle reliquie dei santi Apostoli a Roma), il vero laico appare il santo predicatore, mentre il viaggiatore filosofo ci fa la figura dell’incauto bigotto. Un paradosso che è molto più attuale di quanto si vorrebbe far credere.

Antonio Zanni, Reliquie e arte come esperienza concreta del sacro, Il Corriere Apuano, 10 giugno 2000, pag. 3

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