[CHIESA DI] SAN NICOLO’

di Andrea Baldini

Giuseppe Bottani: Transito di San Francesco Saverio. Nel particolare del volto del Santo, il pittore coglie un attimo di profondo misticismo.

San Nicolò è tra le più antiche chiese di Pontremoli. E’ di origine monastica come la maggior parte degli edifici ecclesiastici sorti nel medioevo in questo territorio, in funzione ospitaliera, ai piedi dei passi montani sulla via Francigena. Appartiene all’abbazia di S. Caprasio dell’Aulla, nel 1202 il vescovo di Luni, Walterio, che ne ha ricevuto la proprietà dall’abate, la sottopone alla pieve di Urceola. Il vescovo di Luni è legato da alleanze e trattati commerciali con i burgenses che reggono il comune di Pontremoli. La chiesa ha assunto da tempo la funzione di parrocchia cittadina, con tutta probabilità sono gli stessi burgenses a desiderare che essa sia sciolta da ogni legame con il monastero di appartenenza e inserita nell’ordina-mento pievano della diocesi. Non si sa quando, ma è certo che la posizione originaria della chiesa è stata rovesciata. Gli edifici religiosi dell’alto medioevo sono infatti rivolti con l’abside ad oriente per la simbologia che vede l’apparire del Cristo in ogni mattutino levarsi del sole. Un’ipotesi di Manfredo Giuliani coglie in questo fatto due successivi sviluppi del borgo attorno a S. Nicolò. Un primo nucleo, raccolto sul colle del Piagnaro con le mura che si attestano lungo l’attuale via Garibaldi, in cui la chiesa è in posizione liturgica con la facciata all’interno dell’abitato e l’abside verso le mura. Un secondo sviluppo che estende il borgo verso il fiume Magra e impone, in prosieguo di tempo, la trasformazione. La facciata e il portale sono recenti, all’interno, tranne le dimensioni relativamente ridotte, non è rimasto alcun segno del medioevo sotto l’incalzare dei rifacimenti settecenteschi. Un’unica navata scandita da pilastri e grandi nicchie, nell’abside dell’altar maggiore trionfa il Cristo Nero.

I capitelli corinzi, il timpano spezzato che si contorce in volute, gli angeli e la corona contraddistinguono la cornice dell’altare più bello.

La reliquia, di incerta attribuzione, gode di grande venerazione a Pontremoli ed è legata ad una leggenda: un pellegrino alloggia in una casa del Piagnaro, alla sua partenza in una stanza viene ritrovato il crocefisso. Elegante la sistemazione: l’opera è racchiusa in una teca dorata una cornice di marmi rinascimentali sta attorno alla teca e si spinge con un fastigio di angeli verso una piccola cupola con decorazioni a fresco. Nelle nicchie, sui fianchi della chiesa, dignitosi altari con colonne e timpani spezzati, appartenenti a nobili famiglie. Il dipinto più bello è il transito di S. Francesco Saverio di Giuseppe Bottani.

Il “leggendario” Cristo Nero, simulacro della religiosità popolare di Pontremoli, racchiuso nella luminosa teca.

La parrocchia di S. Nicolò ogni anno si batte in una secolare tenzone di falò con la rivale S. Geminiano. Nel passato, le due pire hanno visto notti di veglia da parte di guardiani dell’uno e dell’altro schieramento contro i furti di legna e i più vari dispetti, ancora oggi suscitano forti emozioni.

Il fuoco di S. Nicolò si accende per S. Antonio, l’altro pochi giorni dopo per S. Geminiano.

Famosa per il suo spirito guelfo e popolare, per la fede rigorosa dei suoi parrocchiani, S. Nicolò viene chiamata con ironia il Vaticano quando, davanti al falò degli avversari, suona la canzone: “Lo lo lo abasso S. Nicolò, abasso il Vaticano, evviva S. Geminiano”.

Andrea Baldini, San Nicolò, pubblicato in Almanacco Pontremolese, curato e edito da Centro Lunigianese di Studi Giuridici di Pontremoli

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