NICOLA ZUCCHI CASTELLINI (1907 – 1994)

Sono grato per questa possibilità di ricordare un illustre Socio del nostro Sodalizio, una persona che profondamente stimavo e alla quale ero legato da profonda devozione, un lunigianese distinto, la cui dipartita ha creato un vuoto, nel nostro ambiente, che sarà difficile colmare.

Chi lo ha conosciuto da vicino, soprattutto chi ha avuto modo di frequentarlo anche soltanto nel corso dei suoi soggiorni pontremolesi, l’estate, conversando con lui nel loggiato della “ca’ di piazza”, avrà certamente presente il tratto signorile e la delicatezza del linguaggio, cortese e fermo ad un tempo, la paziente e pronta disponibilità a discorrere di argomenti riferiti alla storia di casa nostra, ad offrire la sua interpretazione sempre puntuale dei diversi avvenimenti del passato che richiedevano chiarezza e potevano indurre a qualche riflessione in più, al di fuori dei canoni consacrati. E ricorderà come, avviato il discorso, diventasse interessante ascoltarlo e fosse di estrema importanza mettere a memoria i concetti che via via esponeva. E avrà anche rilevato il piacere, da parte sua, di raccontare episodi della vita pontremolese e lunigianese non ancora e del tutto affidati alla storia, accaduti al tempo della sua gioventù oppure verificatisi in epoca più lontana che aveva sentito raccontare dai suoi di casa, quando la conservazione delle cose in questo caso dei ricordi – era motivo obbligato e di indubbia valenza culturale. Chi poi ha avuto modo, come nel mio caso, di avvicinarlo anche e soprattutto a Milano, nella sua casa di via San Marco, di frequentarlo in ogni stagione con una certa regolarità, da anni, non può non essersi fatto qualche convinzione in più, per esempio che la sua conoscenza storica non era limitata al nostro territorio ma spaziava – si può dire – in campo universale. E se la storia era la sua inclinazione prima e preferita, riservava non meno interesse alle letture di ordine letterario e filosofico, e al tema delle arti figurative in genere. Così come per gli argomenti economici e finanziari, di cui era specialista per averli affrontati e seguiti nel corso della sua non breve attività professionale, sempre a Milano, presso l’ufficio Studi della Banca Commerciale Italiana dove era entrato subito dopo il conseguimento della laurea in giurisprudenza. Tuttavia la sua prima e vera vocazione, come già detto, era rivolta agli studi storici.

Nicola Zucchi Castellini nasce a Pontremoli il 20 maggio 1907 da Amos e Giuseppina Ferrari, sorella dello storico Pietro Ferrari. La sua famiglia è presente a Pontremoli da circa sei secoli, giuntavi dalla Valsassina. Nella seconda metà del Settecento l’avvocato Stefano (1746-1833), bisnonno di Amos, per effetto del matrimonio con Maria di Nicola Costa (Reghini) e di Barbara Castellini, ereditava dallo zio della moglie, Nicola Castellini – privo di discendenza mascolina tutti i suoi beni a condizione di unire a quello Zucchi il cognome Castellini. E lo stesso avvocato Stefano Zucchi Castellini, personaggio di particolare spicco nella Pontremoli del suo tempo, nel 1779 veniva ascritto alla nobiltà pontremolese. Il padre di Amos, Nicola di Daniele (1818-1897), nel 1848 combatteva a Curtatone con la truppa regolare toscana, 2° Reggimento Fanteria di Linea, e partecipava agli altri combattimenti nei quali era impegnata la divisione toscana. In seguito, comandante della piazza militare di Livorno e congedato, a sua richiesta, nel 1864 rientrava a Pontremoli ove partecipava attivamente alla vita pubblica: più volte consigliere comunale e assessore, era eletto sindaco per il biennio 1871-72. E questi due personaggi non sono gli unici meritevoli di citazione in una famiglia di così rilevante cara-tura, imparentatasi, nel corso di questi due ultimi secoli, con le più note e cospicue casate pontremolesi: dei Costa (Reghini) abbiamo già detto; prima ancora Pizzati, quindi Ricci (in seguito Ricci Armani), Camisani, Zangrandi, Ferrari.

Nel 1941 sposa Teresa Clementina Meroni da cui la figlia Giuseppina. Nel 1942 viene richiamato alle armi con il grado di tenente; l’anno dopo è fatto prigioniero e tradotto in un campo di concentramento polacco dove viene liberato nel 1944. Rientra quindi a Milano.

Ho detto prima della valenza dei suoi predecessori familiari perché ritengo che tanto preziosa eredità spirituale e culturale non può non aver determinato la sua formazione e influito sulla sua inclinazione per gli studi storici locali, visti sempre in un contesto più ampio, e non può essere stata estranea al suo attaccamento, rimasto inalterato fino all’ultimo, a Pontremoli e alla Lunigiana.

Lo zio materno Pietro Ferrari lo coinvolge, unitamente ad altri giovani pontremolesi del tempo, nell’organizzazione delle manifestazioni culturali dell’ “Estate Pontremolese” del 1939. In tale occasione pubblica sulla “Giovane Montagna” di Parma – la rivista mensile “di studi montanari” fondata all’inizio del secolo da Giuseppe Micheli il suo primo lavoro, Palazzi e Case Pontremolesi, poi ripreso nei “Quaderni della Giovane Montagna”, per la presentazione storica e critica di preziosi interni di alcune residenze private di Pontremoli, quelle di maggior contenuto artistico. Soprattutto sa trasmettergli da subito il metodo di ricerca delle fonti e la puntualità dell’analisi che Zucchi Castellini mette subito in pratica collaborando a quella fortunata pubblicazione, fondata e diretta dallo stesso Ferrari nel 1940, dai contenuti sempre validi e spesse volte ancor oggi citati, l’almanacco miscellaneo “Il Campanone”, ove compaiono quattro suoi articoli: uno di genere artistico, Pontremoli e il Parmigianino, per dire dell’esistenza, a Pontremoli, della famiglia signorile dei Mazzola, arrivata a Parma sul principio del secolo XIV, da cui deriverà Francesco detto “Il Parmigianino”; due di genere storico, La prima tipografia a Pontremoli e, soprattutto, Gian Luca da Pontremoli, i Borgia e un cappello cardinalizio non concesso, ove presenta Mons. Gian Luca Castellini, di origine pontremolese, il grande negoziatore delle nozze tra Lucrezia Borgia e Alfonso d’Este; il quale Castellini nonostante il buon esito dell’affare e le pressioni a suo favore da parte della Casa estense, non otterrà mai la desiderata nomina a cardinale dal padre della sposa, papa Alessandro VI. Il quarto, di colore e di sottile contenuto umoristico, Vecchie storie pontremolesi, la beccaccia.

Torna quindi alla “Giovane Montagna” con un saggio di topografia della valle di Zeri, I laghi dello Spiaggi. Nel frattempo, a grande richiesta cittadina, si allestisce a Pontremoli il secondo numero dell’almanacco “II Campanone” ed è occasione per lui di esporre la lunga storia, puntualmente documentata, di quella che fu la principale attività produttiva locale attraverso la rilevante imprenditorialità della famiglia Bocconi, La fabbricazione della polvere pirica nel Pontremolese. Dirò subito che per il terzo numero del “Campanone”, annata 1961-62, collaborerà con alcune note commemorative e con l’articolo su Le “antiquitates puteolane” di G.B. Natali.

Membro della Deputazione di Storia Patria dal 1946, la sua partecipazione attiva al sodalizio parmense ha inizio solo nel 1959, con la ripresa riveduta del già citato articolo di ambiente zerasco. Seguiranno studi di prim’ordine per la profondità dei contenuti e la chiara documentazione esposta: Volontari pontremolesi alla difesa della Repubblica Romana (1960), i volontari locali inquadrati nella “Legione Garibaldi” e comandati a difendere la Repubblica Romana nel 1849, su tutti il prode Pompeo Spagnoli; Gli ordinamenti ecclesiastici della Valdantena (1961), la storia religiosa del territorio a nord di Pontremoli; I diaspri ornamentali di Giaredo (1965), le colorazioni rosse, gialle e brune della roccia di Giaredo lambita dal fiume Gordana; Il Comune di Pontremoli e la sua espansione territoriale (1966), il consorzio di alcune famiglie appartenute al ceppo feudale degli Odelberti o Adalberti, che diede origine al primitivo “Comune” poi paralizzato per le sanguinose lotte locali tra famiglie dei secoli XIV e XV; La “democratizzazione” del Pontremolese nella primavera del 1799 (1967), l’occupazione francese del nostro territorio nel contesto delle vicende italiane dell’epoca; Il Santuario della SS. Annunziata e il Convento degli Agostiniani di Pontremoli (1969), le origini del Santuario, le sue ricchezze artistiche, la costituzione della parrocchiale nel 1804 e la parabola discendente del convento fino alla sua soppressione. Di questo primo periodo fa parte anche l’articolo che è ritenuto, a giusta ragione, di particolare portata, apparso nel 1965 nel volume di studi storici in onore di Manfredo Giuliani, La Commenda di San Leonardo e l’Ospedale di San Giovanni in Pontremoli: erano due importanti istituzioni della Pontremoli medievale di cui sono rimaste oggi soltanto deboli tracce, presentate in un quadro d’assieme di ampio respiro. Ancora tre temi dell’età di mezzo: Vicende politiche ed ordinamenti comunali nella Pontremoli medievale (1970) avendo alla base gli Statuti che sul finire del secolo XIV ottennero il beneplacito di Gian Galeazzo Visconti; Il Castello del Piagnaro a Pontremoli (1975), per le vicende della fortezza pontremolese realizzata dagli Adalberti e le conseguenti realizzazioni abitative del colle omonimo; Castelli ed armi, le difese attive e passive dell’antico borgo, per la pubblicazione di AA.VV., Pontremoli oggi, realizzata nel 1991 da Raffaele Donini. Temi medievali che si alternano, con pari esito, a quelli di storia moderna e risorgimentale: dello studio sulla Repubblica Romana ho già detto ed ora aggiungo – nell’ordine cronologico dei vari temi – Fatti d’armi a Zeri (1779), per il “Corriere Apuano” del 24 settembre 1988; Pontremolesi nelle armate napoleoniche, per la raccolta miscellanea Voci di Val di Magra, pubblicata nel 1969 dagli “Amici del Campanone di Milano”, Pietro Zanardi Landi a Pontremoli (1848-1849), per il volume del 1982, In Ricordo di Serafino Maggi, a cura del Comitato di Piacenza dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano.

Una citazione a parte e diversa merita il volume Pontremoli dalle origini all’unità d’Italia (prima edizione del 1976, ristampa del 1977; seconda edizio- del 1990 dal titolo Storia di Pontremoli dalle origini all’unità d’Italia, con note a pie’ di pagina a cura dell’autore). Fatica che Nicola Zucchi Castellini affronta dopo le pressanti insistenze degli “Amici del Campanone di Milano”, che saranno gli editori della prima versione e relativa ristampa. Insistenze resesi necessarie per superare la sua naturale modestia e che, a lavoro finito, si riveleranno più che giustificate: come avrà a sottolineare Gian Carlo Dosi Delfini nella presentazione del volume, l’opera che ne è uscita deve senz’altro ritene-si la degna continuazione dello Sforza sulla storia di Pontremoli; un’opera che solo Nicola Zucchi Castellini poteva impegnarsi a realizzare «per antica preparazione familiare, per tenacia di studio, per autentica passione, per lucida competenza e per fedele amore al natio loco».

Circostanziata e parimenti documentata risulta anche la pubblicazione a lui richiesta nel 1989 per rappresentare a Roma il quadro storico, ampio di secoli, della fede dei Pontremolesi, nel tentativo di scongiurare l’attuazione del progetto di accorpamento della nostra diocesi a quella di Massa, cosa che per Pontremoli avrebbe rappresentato il tramonto di un’epoca: Circostanze che precedettero, accompagnarono, seguirono l’erezione della Diocesi di Pontremoli.

Per il decennale della scomparsa di Gian Carlo Dosi Delfini, vede la luce il volume delle Epigrafi di Pontremoli, con il materiale fotografico e documentario che Zucchi Castellini e Dosi Delfini avevano provveduto a suo tempo a mettere assieme senza però arrivare alla pubblicazione; operazione che, per iniziativa della sezione di Pontremoli della Deputazione di Storia Patria, avviene nel 1989. Ad opera della Deputazione Parmense, era avvenuta nel 1980 la pubblicazione di Cronache pontremolesi del Cinquecento per la quale aveva provveduto alla relativa introduzione e alle note esplicative.

Postumo verrà stampato, nel 1995, il testo della conferenza da lui tenuta a Pontremoli nel 1966 per l’inaugurazione della porta bronzea della chiesa di San Nicolò: documento rintracciato dopo la sua scomparsa tra le carte dell’archivio domestico. Le raffigurazioni di quella porta presentano i momenti storici più salienti della vita religiosa e politica pontremolese e non poteva sfuggire a Nicola Zucchi Castellini l’occasione di una informazione – non avrebbe gradito il termine “lezione” – magistrale.

Tralascio la citazione dei vari articoli giornalistici, delle recensioni e delle presentazioni che portano la sua firma, e che pure sono documenti di chiaro e profondo contenuto. Mi sono limitato a considerare ciò che di più impegnativo ci ha lasciato, frutto della sua preparazione culturale e del suo attaccamento a Pontremoli e alla Lunigiana unitamente alla testimonianza prima espressa della sua generosa e squisita disponibilità. Ritengo che sia quanto basta per conservare doverosa memoria di lui, della sua statura, delle sue doti.

NICOLA MICHELOTTI, Nicola Zucchi Castellini (1907 – 1994), pubblicato in Studi Lunigianesi – voll. XIX – XX – XXI, anni 1989 – 90 – 91, edito dall’Associazione Manfredo Giuliani per le Ricerche Storiche ed Etnografiche della Lunigiana, Villafranca Lunigiana

*Commemorazione tenuta a Villafranca, per la tornata dell’Associazione “Manfredo Giuliani” del 26 novembre 1994,

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