[LA CHIESA DI] SANTA CRISTINA

di Andrea Baldini

Uno dei caratteri peculiari della composta architettura della chiesa è costituito dai quattro altari laterali, tutti dello stesso disegno, ma variati nella molteplicità delle decorazioni

Già nel ‘500, il cronista Giò Rolando Villani testimonia, nelle sue memorie, la tradizione medievale per cui la parte di Pontremoli sulla riva sinistra della Magra si è sviluppata attorno ad alcune chiese, successivamente a quella collocata tra i due fiumi. La tradizione trova conferma nei documenti storici e dimostra come le chiese, quasi tutte di origine monastica, abbiano preceduto l’abitato. L’agglomerato di case che sorge intorno a S. Cristina è sicuramente il primo a congiungersi con la parte inferiore dell’originario Pontremoli, detta Imoborgo. L’unione è rappresentata dal ponte della Beccheria, difeso dalle mole del Castelnuovo, da qui partivano le mura che circondavano la vicinia.

In esse si aprivano altre due porte, una collocata verso monte nella zona tra la chiesa e il Castelnuovo, l’altra, munita di ponte levatoio, era situata nell’attuale Piazza Dodi, si chiamava porta del Battifredo a causa di una torre e anche Porta dell’Acqua per il canale della Carpanella, che scendeva dal vicino colle e, scorrendo davanti alla fortificazione, andava a gettarsi nella Magra. L’insieme conserva ancora oggi l’aspetto di un antico nucleo a sé stante, anche se le ristrutturazioni barocche lo hanno colmato di splendidi palazzi. La posizione della chiesa, con l’abside a oriente, denuncia l’origine altomedievale che non è stata mutata nel tempo.

Il cherubino vola tra i riccioli della base dell’altare

Sulla facciata si avverte il senso dell’incompiutezza, soprattutto per il contrasto con le proporzioni interne dove a tre navate si succedono altrettante campate. Il barocco ha rivestito il tutto con equilibrio e compiutezza, tanto da lasciare intravedere la mano di Giambattista Natali, di Antonio Contestabili e della loro scuola. I pilastri con paraste e capitelli ricciuti sorreggono un cornicione con metope sopra cui ondeggiano, come veli, le tre volte a padiglione della navata centrale. Nelle navate laterali il tema è variato da cupolini simili a quello del presbiterio, in cui si allargano le lontananze prospettiche di sorridenti affreschi. I quattro altari lungo i fianchi della chiesa sono i più belli e fantasiosi fra tutti quelli che si trovano a Pontremoli, si rifanno ad un’unica forma che viene di volta in volta mutata nel gioco degli intarsi marmorei. Si fronteggiano a due a due nelle campate esterne, lasciando un vuoto di allegerimento in quella centrale.

Nel catino dell’abside fa bella mostra di se il lampadario dorato, dono della famiglia Buglia

Grande suggestione suscita il quadro della Trasfigurazione di Cristo, pieno di mistiche luci che rischiarano la notte, capolavoro di Alessandro Gherardini. Negli anni cinquanta, una mano sacrilega ha inserito accanto all’altare più bello un fonte battesimale di stile inqualificabile e tanto invadente, da non poter essere esorcizzato neppure dall’acqua consacrata.

Incerto resta anche l’intervento postconciliare che ha sacrificato le mensole di due altari laterali per creare il nuovo altar maggiore.

Andrea Baldini, Santa Cristina, Pubblicato in Almanacco Pontremolese, 1991, anno XIII, curato e edito da Centro Lunigianese di Studi Giuridici di Pontremoli

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