LUIGI BUGLIA – (1871-1950)

Appartenne a quel gruppo di giovani scrittori lunigianesi dell’alta Val di Magra, della seconda metà dell’Ottocento, quali, per ricordare i più noti, Luigi Campolonghi e Pietro Ferrari, che trassero ispirazioni di poesia dall’amore della terra nativa, dai ricordi del suo romantico passato, e, sopratutto, dalla singolarità dei suoi nostalgici paesaggi. Luigi Buglia alla sua terra seppe, del resto, prestare anche la sua opera pratica di saggio amministratore comunale e provinciale, e fu uno dei primi e più validi propugnatori di un migliore riordinamento amministrativo della Lunigiana, e partecipe di quel movimento che ebbe un’alta manifestazione nel Convegno tenuto alla Spezia nel 1913, al quale egli partecipò quale Sindaco di Filattiera.

La sua poesia, spesso d’ispirazione patriottica, ma specialmente rievocativa e descrittiva, sentita e facile, coglie amorosamente gli aspetti storici e paesistici della Val di Magra, come, per ricordare, tra i molti altri, uno dei suoi saggi più significativi, il volume dei Sonetti della Magra, pubblicato nel 1910, che meritò l’attenzione, la recensione e la lode di un maestro quale Antonio Restori. Questi notava appunto, in quelle poesie la buona struttura del sonetto, nel quale il poeta sapeva chiudere e atteggiare, con felice impostazione, impressioni di paesi e figure. E al sonetto seppe poi dare, anche in seguito, concisa agilità e garbo comico, quando, nell’età più matura, per spontanea disposizione del suo spirito bonariamente arguto, gli piacque raccogliere e disegnare, con facile vena, il comico di alcune vecchie e tipiche figure della vita locale, che aveva visto scomparire e ricordava con sorridente malinconia. Di alcune di queste figure bizzarre del vecchio mondo, egli dette un originale saggio, con i sonetti di Figure scomparse, inseriti nei due primi nn. del Campanone (1940- 1942), sonetti poi raccolti con altri in volume col titolo Voci paesane, Sonetti (Pontremoli, Artigianelli, 1943). E si può, del resto, aggiungere che questa spontanea vena umoristica è anche una caratteristica assai originale di alcuni suoi scritti di genere narrativo, poco diffusi e rimasti perciò quasi sconosciuti. Il meglio della sua opera poetica è stato ora raccolto nel vol. Poesie scelte, pubblicato dalla ed. « La Tribuna” di Ferrara.

Tratto da “Il Campanone”, Almanacco Pontremolese, 1961 – 1962, Editore Città del Libro, pp. 77 – 78

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