SPERINDÈ LUIGI ( detto ROBERTO)

Sperindè Luigi (detto Roberto), 1919 - 1943, Rossano, comune di Zeri
Luigi Sperindè (fotografia fornita da Fondo Respighi)

Luigi nasce a Rossano, nel Comune di Zeri, il 1° novembre 1919, da Egisto ed Elvira Beggi, terzo di quattro figli: la sorella maggiore Angela Lina nata nel 1914, poi Ernesta nel 1916 e ultimo Giovanni Olinto nel 1923 che sarebbe poi sacerdote e per lunghi anni parroco alla SS. Annunziata a Pontremoli.

Anche Luigi ha per un certo periodo seguito la vocazione andando a studiare nel convento dei frati a Scandiano, in provincia di Reggio Emilia.

“Era un giovane allegro – ricorda la nipote Maria Adele che non lo ha conosciuto ma che ha vissuto con molta ansia le angosce dei nonni e dei fratelli – molto attento e determinato, di bella presenza. Amava la musica e il ballo e frequentava le balere di paese, come si usava allora. Aiutava con responsabilità il padre nei lavori dei campi, che possedevano piuttosto numerosi e nella cura e allevamento del bestiame”.

Soldato di leva della classe 1919 viene lasciato in congedo illimitato.

Chiamato alle armi a Borgo San Dalmazzo il 16 marzo 1940, viene assegnato al 2° Reggimento Alpini, Battaglione Borgo San Dalmazzo.

Allo scoppio della guerra – 10 giugno 1940 – si trova presso il Battaglione Borgo San Dalmazzo, mobilitato.

Dopo qualche mese, viene mobilitato per l’Albania, giunge a Tirana il 15 dicembre 1940.

Cartolina inviata ai familiari da Luigi Sperindè (Rossano di Zeri) il 16.1.1941 dall'Albania
Cartolina di Luigi indirizzata ai familiari dall’Albania il 16.1.1941 (Fondo Respighi)

Partecipa alle operazioni di guerra svoltesi nel fronte greco-albanese sino al 7 maggio 1941 quando si imbarca a Durazzo sul piroscafo Donizetti e giunge a Bari il giorno dopo.

Il Battaglione Borgo San Dalmazzo è destinato a rinforzare l’ARMIR, l’Armata Italiana impegnata in Russia a fianco dei tedeschi, e Luigi, aggregato alla 104ª Compagnia Armi Accompagnamento, il 1° agosto 1942 parte per il fronte orientale.

Le truppe dell’Asse stanno guadagnando terreno, ma con l’avvicinarsi della stagione invernale la situazione al fronte si capovolge.

In novembre le prime avvisaglie negative, poi il 19 dicembre 1942 i Russi, con una manovra aggirante, raggiungono le retrovie costringendo diverse nostre Divisioni alla ritirata. Il Corpo d’Armata Alpino rimane schierato sul Don.

Il 15 gennaio 1943 i carri armati russi attaccano in forze tentando l’accerchiamento degli alpini. Dopo due giorni di eroica resistenza, al generale Nasci, di fronte alla forza soverchiante in uomini e mezzi dei russi, non rimane altro che ordinare il ripiegamento.

Inizia la tragedia della ritirata.

Camminano per centinaia di chilometri nella steppa ghiacciata, con temperature di 30-40 gradi sotto zero, costantemente incalzati dai sovietici. Chi non trova riparo nella “isbe” rischia il congelamento durante la notte. I viveri sono finiti. Nel cielo gli aerei piombano sui soldati in fuga e mitragliano, senza ostacoli. A terra, la neve si macchia di sangue.

Il 20 gennaio a Novo Postojalowka, il Battaglione Borgo San Dalmazzo subisce perdite gravissime nel tentativo di aprirsi la strada verso ovest. Dopo aver superato la dorsale, il Battaglione viene investito da fanteria, carri armati e mortai e viene quasi completamente distrutto.

I superstiti, oramai ridotti a pochi nuclei, continuano la ritirata assieme alla colonna della Cuneense e raggiungono la zona di Valuiki dove gli ultimi resti del Battaglione vengono catturati nel pomeriggio del 28 gennaio 1943.

Il Foglio Matricolare dichiara Luigi disperso alla data del 31 gennaio 1943. Antonio Respighi, del gruppo Alpini di Abbiategrasso, in uno dei suoi viaggi in Russia per raccogliere testimonianze, ha recuperato la piastrina di riconoscimento di Luigi, a quanto sembra nei pressi del campo di prigionia: ciò fa ritenere che sia stato fatto prigioniero.

Piastrina di riconoscimento di Sperindè Luigi (detto Roberto), Rossano di Zeri
Piastrina di riconoscimento di Luigi (Fondo Respighi)

Se fu così, inizia la seconda parte della sua tragedia personale.

Come gli altri prigionieri, incolonnati, mezzi congelati e affamati, percorrono per settimane strade ghiacciate e neve vergine per raggiungere la prima stazione ferroviaria disponibile per il trasferimento al campo di prigionia. Chi rimane indietro viene falciato a raffiche di mitra. Erano le tristemente famose “marce del DAVAI”.

La destinazione più probabile è il campo di Michurinsk, nella regione di Tambov, a circa 500 chilometri di distanza. Nel lager sono stati internati migliaia di soldati dell’ARMIR. Le condizioni sono durissime e drammatiche, caratterizzate dal freddo estremo, scarsissimo cibo, baracche improvvisate e in molti casi giacigli direttamente sul terreno.

Per la fame, la fatica e le devastanti epidemie di tifo petecchiale si stima che perirono oltre 4000 militari italiani.

Luigi non è tornato: non ne conosciamo l’esatta data di morte, ma a lui dobbiamo il nostro ricordo e la nostra riconoscenza per aver onorato la divisa in condizioni estreme.

Per concludere il ricordo di Luigi riportiamo le poche parole che rendono però bene la tragedia di chi ha invano atteso il rientro a casa del proprio figlio o fratello pronunciate dalla nipote Maria Adele:

“La nonna (madre di Luigi, NDR) parlava pochissimo del fatto, ma quasi tutte le notti, per lungo tempo, sentiva bussare al portone il battente di ferro, si alzava ed invano apriva la porta”.

Per la compilazione dell’articolo ci si è avvalsi della consultazione del Foglio Matricolare conservato presso l’Archivio di Stato di Massa e dell’articolo del Corriere Apuano dell’agosto 2018 dal titolo ” Il ricordo di un alpino della Cuneense morto in Russia”..

Si ringrazia il dott. Antonilo Respighi (Fondo Respighi) per avere fornito copia della cartolina, della piastrina di riconoscimento e delle notizie della nipote.

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