LA LUNIGIANA PER ALESSANDRO MALASPINA

di P. Ferrari

Il 18 corrente [febbraio ’40] ha avuto luogo alla Spezia, nei Cantieri del Muggiano, il varo del sommergibile oceanico intitolato ad Alessandro Malaspina.

L’idea concreta di questa intitolazione uscì da un convegno di pontremolesi e lunigianesi, già studenti a Parma, che ebbe luogo a Mulazzo, il 18 Ottobre 1936.

Quel convegno, promosso dallo scrivente, fu, come voleva essere, una schietta e simpatica riunione di vecchi amici e compagni di studi, desiderosi di ritrovarsi insieme, a distanza di anni, dopo il diverso cammino, lungo le vie fortunose della vita. E, sotto questo rapporto, il convegno riuscì, veramente, una non comune manifestazione di cordiale cameratismo, degna dei vecchi tempi goliardici.

In tale occasione, venne anche murata una lapide ad Alessandro Malaspina, per onorare la memoria del grande Navigatore lunigianese, nel luogo stesso dove egli nacque.

La lapide, offerta al paese di Mulazzo dagli stessi partecipanti al convegno, era adorna di una targa di bronzo, riproducente l’efligie del Malaspina, indovinata opera di E. Bassani, il geniale editore dei Castelli di Lunigiana, e recava questa epigrafe, dettata dallo scrivente:

Qui nacque

il 5 Novembre 1754

dai Marchesi Marello e Caterina Melilupi Soragna

Alessandro Malaspina

morto a Pontremoli il 9 aprile 1810

 Ultimo dei grandi navigatori Italiani

servì nella real Marina di Spagna

cui crebbe gloria sai mari

e come Colombo

n’ebbe in ricompensa i ceppi

Ma il suo nome

fu vanto invidiato all’Italia

quando Italia

con sacrilego oltraggio

era detta la terra dei morti

Italiani

ora che la Gran Madre è risorta

onoratelo

Pure su proposta dello scrivente, venne inviato a S. E. il Sottosegretario alla Marina il seguente telegramma: “Lunigianesi già studenti Parma, riuniti fraterno convegno a Mulazzo per onorare memoria Alessandro Malaspina, rendendosi interpreti voto unanime Lunigiana, auspicano Nave battaglia venga intitolata nome grande navigatore Italiano”.

A questo telegramma, inviatogli a mezzo del Podestà di MuJazzo, Dr. Cav. Beniamino Zini, il Sottosegretario alla Marina, S. E. Cavagnari, cosi rispondeva: “Mentre ringrazio per interessamento Lunigianesi già studenti a Parma, convenuti a Mulazzo per onorare Alessandro Malaspina, comunico che nome illustre Navigatore sarà considerato per assegnamento nuova unità. Cavagnari”.

È da ricordare, a questo proposito, che, in un primo tempo, ad A. Malaspina venne destinato uno dei grandi esploratori ora in costruzione, ma, in seguito a criteri successivamente prevalsi, il suo nome fu poi assegnato a un potente sommergibile oceanico.

Cosi, per felice iniziativa dei partecipanti al Convegno di Mulazzo, e mercè il successivo interessamento della Deputazione di Storia Patria per la Liguria (Sezione Spezia – Pontremoli), l’intitolazione di una nave da battaglia al nome di Alessandro Malaspina è ormai un fatto compiuto.

Ma non si devono dimenticare quelli che si possono considerare, per così dire, i precursori e preparatori di questa e di altre iniziative, partite dalla Lunigiana, per onorare A. Malaspina.

Così, per tacere dei contributi, che anche scrittori lunigianesi hanno portato alla ormai ricca bibliografia malaspiniana, ricorderò che, già negli anni che seguirono il 1870, per una iniziativa, erroneamente attribuita a Giovanni Sforza, ma dovuta al pontremolese Francesco Piedi, reggente il nostro Archivio, e che ne abbozzò anche un’epigrafe, si pensò a murare nel cimitero di Pontremoli una lapide, che ricordasse il Malaspina: iniziativa, che poi, non ebbe seguito.

Ad un’altra iniziativa, intesa a onorare Alessandro Malaspina, partecipò, molti anni più tardi, S. E. il Senatore Camillo Cimati: e fu quando, per suggerimento di S. M. il Re d’Italia, il nome del Malaspina fu tenuto presente, tra quelli dei grandi Esploratori Italiani in America, nella Mostra dell’Italia alla Esposizione Internazionale di S. Francisco di California, Ciò è attestato da una lettera del 26 Marzo 1914, scritta al Senatore Cimati da E. Nathan, allora sindaco di Roma e R. Commissario per la detta Esposizione. “Caro ed illustre amico, nel parlare l’altro giorno con S. M. il Re, che di tutto sa e sa bene, il discorso cadde sugli esploratori benemeriti dell’America. Oltre a Colombo, Vespucci, Caboto, Varrazzano, mi disse che bisognerebbe ricercare dati, scritti ed altro concernenti il Malaspina, scopritore dell’Alaska e disse che a mezzo di Lei, avrei potuto facilmente rintracciarli…. Così il Senatore Cimati, indicato dal Re, poté fornire tutti gli elementi necessari perchè anche il Malaspina fosse degnamente ricordato in quella Mostra. Fu questo, si può dire, il primo riconoscimento ufficiale della gloria di A. Malaspina: dopo di che il suo nome figurò anche, per merito specialmente di Carlo Caselli, tra quelli degli scienziati italiani, nella Prima Mostra Nazionale di Storia della Scienza, tenuta a Firenze, nel 1919: nonchè, nel 1924, tra quelli dei Grandi Navigatori Italiani, di cui si fregiò la Nave Italia, in occasione della sua memoranda Crociera transoceanica.

Ad ogni modo, è certo che, anche in Lunigiana, il Malaspina non era un dimenticato; anche se, nel 1929, Carlo Caselli, nel suo volume su Alessandro Malaspina (Alpes, Milano) si lamentava che nessun segno lo ricordasse nella sua terra natale e invitava a glorificarlo come si merita”.

Già nel 1924, Manfredo Giuliani, uno dei più fervidi rivendicatori di A Malaspina, aveva proposto che al suo nome fosse intitolato l’ora soppresso Istituto Tecnico con annesso Convitto: intitolazione che, per interessamento dello scrivente e su proposta dell’allora Vice Preside Prof.ssa Luisa Beliramo Zampelli, venne data, nel 1935, all’Istituto Magistrale, succeduto al predetto ente scolastico.

Contemporaneamente, lo stesso Senatore Cimati, sempre primo quando si tratta di onorare la nostra terra di Lunigiana, aveva occasione di indicare a S. E. Cavagnari, Sottosegretario alla Marina, l’opportunità di intitolare al Malaspina una Nave da guerra; preparando, cosi, il terreno a quello che fu, poi, il voto espresso nel ricordato Convegno di Mulazzo.

Inoltre, nel 1937, lo scrivente, interpretando il pensiero dei partecipanti al detto Convegno e riprendendo una proposta, fatta nel 1926, da E. Pedrinelli, destinò la somma residuata dalla organizzazione del Convegno medesimo al collocamento, nella casa di Pontremoli, dove morì il Malaspina, di una decorosa targa marmorea, recante queste semplici parole: “In questa casa mori Alessandro Malaspina  – 9 Aprile 1810”.

Infine, a coronamento delle ricordate iniziative, nello scorso dicembre, Pontremoli intitolava al Malaspina anche la via, nella quale è la casa, che lo ospitò negli ultimi suoi giorni.

Per tal modo, mentre la gloria di Alessandro Malaspina è ormai rivendicata in pieno davanti alla storia, anche la Lunigiana, per opera di alcuni volenterosi, non immemori, ha assolto il suo doveroso tributo alla memoria di questo suo grande Figlio.

E questo era opportuno ricordare per sfatare la vecchia leggenda che Alessandro Malaspina sia un dimenticato tra noi.

P. Ferrari, La Lunigiana per Alessandro Malaspina, pubblicato in Il Campanone – Almanacco Pontremolese, 1940, Scuola Tipografica Artigianelli di Pontremoli


(da Il Telegrafo del 17 febbr. 1940).

Da un articolo a firma Effe (P. Ferrari), Un Convegno a Mulazzo ed una lapide ad Alessandro Malaspina, stralciamo il seguente brano, che mette in rilievo la festosità goliardica di quel convegno:

“….Dato il carattere del Convegno, non è, qui, il caso di fare la cronaca dettagliata della giornata: giornata riuscitissima sotto ogni rарporto e pienamente rispondente allo scopo che si erano prefisso i promotori.

Si può aggiungere: giornata indimenticabile!

Basterà dire che le mense, intorno a cui fraternamente si adunarono i partecipanti, furono apprestate, con dovizia e sapienza, in una osteria dal nome simpaticamente noto: una di quelle caratteristiche osterie paesane, che al culto della vecchia cucina casalinga sanno ancora accoppiare quell’intimo senso di accogliente ospitalità famigliare, che è sempre buon condimento di ogni onesto mangiare. È superfluo dire che tutte le ottime vivande, anche se camuffate con nomi di circostanza, ebbero da tutti il meritato onore, con la invitante complicità dei gustosi vini… dello Spino Secco. E così, attraverso a rievocazioni, ora liete ed ora accorate, tra un ricordo nostalgico e uno spunto scapigliato, quegli studenti del tempo lontano, e che purtroppo non ritorna, seppero ritrovare l’antico spirito goliardico; e tutti poterono illudersi d’essere ritornati, per un istante, col cuore a vent’anni. E se l’oratoria conviviale, in virtù anche di un saggio avvertimento, che vietava rimpianti, discorsi e… vino nuovo, resto contenuta nei limiti più discreti, non venne mai meno, nei settori più vivaci della «vecchia guardia, il fuoco incrociato dei più diversi ed allegri e non sempre ortodossi conversari; ai quali parevano far degno riscontro le argute e gustose, anche se poco riverenziali, figurazioni di quel disinvolto signore della caricatura che è Emilio Buglia, dalla cui matita indiavolata non si salvò nemmeno… Alessandro Malaspina! E riaffiorarono anche, con la sorpresa di uno scherzoso telegramma, le vecchie memorie dell’Osteria del Coghetto, coi relativi… “conti rimasti sospesi»: osteria che fu, nei suoi primi tempi, il ritrovo preferito degli studenti Junigianesi a Parma e la cui storia, non ingloriosa, è stata rievocata da Aldo Emanuelli, in un suo saporoso libro sulle Osterie parmigiane. Ma poichè, a Mulazzo, la tradizione della cortese ospitalità, che fu vanto dei suoi Malaspina e che venne eternata da Dante nel Poema immortale, è ancora tenuta in conveniente onore, così ad essa non poteva fare eccezione il Podestà Beniamino Zini, dottore e cavaliere, e quindi, a sua volta, antico studente; il quale, prima della partenza, volle riunire tutti nella sua casa ospitale, che è anche una superba galleria di opere d’arte, offrendo agli ospiti il rituale bicchiere del commiato, con la squisita signorilità che gli è consueta. Così, mentre i vecchi goliardi riprendevano, a sera, la via del ritorno, con l’anima ancora prigioniera delle voci e degli echi di quella giornata, veramente inconsueta, le fantasie, piene dei lontani fantasmi, rievocati dall’incantesimo di quelle ore, si smarrivano, malgrado ogni beffardo scetticismo, nel mondo irreale dei sogni. E, quasi, a dar ala alle fantasie, nel grigio crepuscolo autunnale, lungo le groppe selvose dei monti, correvano minacciosi galoppi di nuvole; e lassù, come nella suggestiva rievocazione carducciana, -o forse pareva –

fosca intanto

battea la rocca di Mulazzo il nembo».

Ma non erano che sogni. Si: null’altro che fantasmi scomparsi per sempre!».

(Da La Giovane Montagna del 1 genn. ’37)

Tratto da Il Campanone – Almanacco Pontremolese, Scuola Tipografica Artigianelli di Pontremoli

L’immagine di introduzione alla pagina rappresenta Alressandro Malaspina ed è tratta da Wikipedia

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