Pontremoli.
La città di Pontremoli è situata in un’angusta valle tra i due torrenti Magra e Verde, che spesse volte colle piene danneggiano i magazzini delle case, ma non con pericolo delle città come si crede in Firenze. E’ formata di una sola strada lunga 2 terzi di miglio, in mezzo alla quale è il palazzo colla chiesa principale. Le case sono piuttosto pulite e la strada è bella; farà 4 o 5 mila anime divise in 4 cure, che 3 della diocesi di Sarzana e quella di San Piero di Brugnato. Le chiese delle cure sono tutte vaste, belle, grandi e pulite. Vi sono molte famiglie nobili, di benestanti e molte di mercanti; i primi hanno molta aria e presunzione di nobiltà, vivono però con molta proprietà e senza lusso; i mercanti sussistono sul commercio di transito e deposito della mercanzia tra Sarzana e la Lombardia, essendo continui i trasporti e le condotte che da Sarzana passano in Lombardia per Pontremoli; tutto il resto, alla riserva di pochi manifattori, è tutta plebe bassa, ignorante, rozza e dedita al vino, che campa con andare a opera. Il popolo, specie nella valle di Zeri, è armigero, poco dedito alla subordinazione, sussurrone e portato a fare dei complotti, il che proviene dalla facilità di andare fuori dal confine. Il numero dei preti è eccessivo tanto in città che in campagna, non essendovi casa di contadino dove non sia il prete né cura dove ne siano 6 o 7 e tutti dediti al vino e al libertinaggio, non essendo capaci di confessare né di assistere alle cure, ordinati senza patrimonio, che non fanno altro che girare per la Lombardia e per il Veneziano per far danari anche con qualunque mezzo illecito, facendo i mercanti e mestieri poco puliti con i quali ritornano in pochi anni a portare dei danari alle loro famiglie, il che sempre più anima a fare dei preti.
Il palazzo pretorio è tutto rimodernato, è vasto, grande e pulito con tutti i comodi immaginabili tanto per il vicario che per le stanze di udienza, per i due banchi civile e criminale, per le carceri, essendovi anche i quartieri per i due notari, per il bargello, soprastante, etc.; le carceri sono in buon grado; vi sono 3 archivi; quello degli atti civili è però in cattivo grado non essendo legate le filze: va ordinato alla comunità di farlo riordinare; quello degli atti criminali e quello dei protocolli e rogiti dei notari, avendo Pontremoli il privilegio che i medesimi si conservino lì e non si mandino a Firenze, quale archivio è benissimo tenuto e bene ordinato. La cancelleria è situata poco più giù del pretorio in due piani: nel primo vi è la stanza per le adunanze che è pulita e la stanza per il cancelliere; al secondo vi sono due stanze per l’archivio e per le scuole dei maschi che vi sono state stabilite colla soppressione dei francescani neri e sono composte di 4 maestri, uno di leggere e scrivere con un aiuto, uno di grammatica, uno di umanità e rettorica e uno di morale per gli ecclesiastici, che è sempre un canonico del duomo che ne ha l’obbligo annesso alla prebenda. La chiesa principale o sia la collegiata è bella assai, di un ottimo disegno, tutta a stucchi e dorata, grande, alla moderna e riccamente corredata di arredi sacri di tutte le sorte per diversi lasciti fatti dalle prime case del paese, in specie dalla casa Venturini; si vide illuminata con gusto e disegno molto buono. Vi sono 20 canonici, dei cappellani e una sola dignità, che è il proposto e curato della cura, oltre le 4 cure. Vi è, passato il ponte sulla Magra, una chiesa della Madonna, che era una compagnia, molto bella, di buon disegno ed architettura, bene ornata, la quale va conservata per comodo del popolo per farvi soddisfare degli obblighi. Le altre compagnie erano tutte situate nelle chiese, fuori che quella di San Lorenzo, che è a volta, bella e grande ed è stata destinata ridursi per la fabbrica dell’amministrazione ecclesiastica con un disegno che è stato approvato ed è molto giudizioso, rilasciandone una parte per sagrestia per la cura annessa, con dividerla in due piani per farvi gli archivi e le stanze per l’amministrazione; a questa fabbrica non vi è stato messo mano, per essere l’amministrazione troppo impicciata e non gli va fatta furia, non essendo necessaria. Lo spedale dipende dalla comunità ed ha un’entrata di scudi…..; ne è l’amministratore Giulio Parasacchi, che lo tiene pulito. All’entrata vi è la cappella o sia chiesa, con due stanze laterali con 12 letti per gli uomini: queste sono poco ventilate, ristrette e poco comode; al primo piano vi è il quartiere del cappellano, infermiere e 5 serventi; al secondo piano, la di cui salita è molto scomoda, vi è uno stanzone un poco più ventilato con 12 letti per le donne, il tutto tenuto con sufficiente pulizia. Questo spedale è presentemente in mezzo all’abitato, poco ventilato e poco comodo: è stato ordinato di trasportarsi nel soppresso convento del Carmine, situato un quarto di miglio fuori della porta di Lombardia lungo il fiume Magra; la medesima fabbrica è buona , stabile e sana, ben situata e ariosa, con un buon orto e ventilata da tutte le parti. A tenore del disegno fatto dal Portogalli di Pontremoli è stata approvata la riduzione del medesimo a uso di spedale da farsi nel termine di 2 anni a spese del patrimonio ecclesiastico colla spesa di 3.000 scudi. I otterranno con quel disegno, che è molto savio e giudizioso, a terreno tutti i comodi di officine, cucina, quartieri per i ministri, inservienti, una buona loggia per asciugare i panni e la cappella; al primo piano due belle infermerie, una per gli uomini e l’altra per le donne, capaci di 30 letti per una, sane e ventilate, con 5 o 6 camere annesse e con due buoni stanzoni per i convalescenti maschi e femmine, con dividere per il largo e per il lungo la presente chiesa già profanata.
Per facilitare la spesa va ordinato che si servino dei materiali della chiesa antica di S. Giorgio distante pochi passi dallo spedale, che è profana e che apparteneva ad un benefizio ed abbazia che possedeva il cardinal Massei, ora riunita al patrimonio ecclesiastico, che essendo febbrica di pietre quadre è buonissima a quest’uso e vi è anche una gran torre da demolirsi: il patrimonio ecclesiastico poi si rivarrà per le spese della fabbrica colle vendita di quella dello spedale presente, che, essendo situata nel centro del paese, ne troverà facilmente l’esito, benché non servirà per rinfrancarsi intieramente della spesa. Vi è un casino dei nobili eretto dopo che Pontremoli fu dichiarata città, che consiste in una piccola e cattiva bottega, in una piccolissima casa abitata da dei poveri pigionali. Vi è anche in teatro, che è sopra una piccola piazzetta passato il ponte: par nuovo e sufficientemente in buon grado.
Attesa la lontananza della Toscana dal resto della Toscana, parrebbe utile di stabilirvi due deputati comunitativi che rispondessero in Firenze per tutta la provincia, uno in Fivizzano e l’altro in Pontremoli, dovendosi scegliere in Fivizzano Luigi Barberi e in Pontremoli il Pavesi o il cavalier Venturini. I deputati del pubblico vennero per chiedere a nome del pubblico la costruzione di una strada calessabile per andar da Sarzana per Pontremoli a Parma: non ne va fatto nulla, essendo affatto impossibile, in specie da Sarzana a Fosdinovo verso l’Aulla alle lame lungo la Magra, per i molti ponti che vi bisognerebbe fare e per la difficile salita da Pontremoli al confine e di là verso Parma e tutti i feudatari, che non possono e non vogliono farla. E per il commercio che fanno basterà la presente mulattiera per le continue condotte e mercanzie che vi passano per la Lombardia. Il capitolo e i canonici, fra i quali vi sono un Pavesi e un Ricci di talento, spirito, capacità, vivacità e studio, insistono molto perché sia stabilito un vescovo a Pontremoli, dicendo che i più dei marchesi si metteranno anche loro d’accordo e che lo chiedono per sottrarsi dalle vessazioni, angherie e mangerie che gli si fanno a Sarzana dai ministri di quel vescovo e vicario Staffetta, ricusando ora il vescovo di ordinare sacerdoti ed ammettere agli esami tutti quelli che avranno i patrimoni ecclesiastici secondo gli ordini del governo avanti i rispettivi vicari, dicendo di volersi assicurare anche lui per mezzo delle stime e del suo tribunale perché guadagnino questi atti. Il convento di vita comune unico in Pontremoli è S. Antonio, dove sono 15 monache velate e 6 converse e sono canonichesse lateranensi; l’operaio è Giorgio Pezzati ed hanno di rendite scudi 1.000. In Pontremoli non vi è che questo convento di monache e un conservatorio; in tutto il resto della Lunigiana non ve ne sono altri fuori che il Conservatorio di Fivizzano e gli Agostiniani di Fivizzano e a Pontremoli e dei zoccolanti nei feudi di Villafranca. Il vicario regio Panzanini è uomo onesto, prudente e ben voluto, ma lungo, lento, minuto e freddo; desidera di essere mutato in un vicariato più vicino a Fiorenze ove ha i suoi interessi. Il notaro civile Massimiliano Baldi è uomo onesto, attento ed esatto, e così il criminale Ugolini. In Lunigiana le squadre dei famigli sono troppo poche e deboli, per il gran numero dei malviventi e resistenti alla giustizia. Vi è un prete Rossi di Terrarossa, un prete Giuliani di Filattiera ed un Jacopo del Rosso famosi per fare suppliche e lettere orbe e mettere su la gente.
Si fu a vedere in Pontremoli il Conservatorio di S. Giacomo di Altopascio: sono cavalieresse di Malta state altre volte dipendenti da una commenda di Malta, in principio erano conservatorio poi si sono fatte monache ed ora sono ritornate a conservatorio tutte d’accordo e non ne dipendono più; sono vestite di bianco e nero e portano in petto la croce di Malta: sono 38 velate e 13 converse, buone donne ma deboli e timide assai. La chiesa loro è molto bella e così anche il coro; la fabbrica è molto vasta, comoda e buona con un buon orto; una parte ne è nuova e sono due piani con bella scala e due corridori, con 14 stanze buone per le monache; tutto è arioso e luminoso e i corridori sono a volta; a terreno vi sono i comodi necessari e solo una parte della fabbrica ha un corridore e stanze in cattivo grado per le quali l’operaio ha fatto il progetto per riattarle con 600 scudi per una volta col quale verrebbe un educatorio separato per 20 ragazze che è più che bastante per la provincia. L’operaio Marco Zucchi è uomo esatto, attento, ma molto interessato e tirato. Hanno di entrata 1.330 scudi ed avrebbero bisogno di un aumento di scudi 1.000 l’anno e per ridurre la fabbrica secondo la pianta annessa ci vogliono 1.200 scudi. Questo conservatorio va dichiarato conservatorio di educazione per tutti i ceti per tutta la provincia; non ci vuole tanto assegnamento, basta lasciare scemare il numero delle monache presenti che sono ora troppe; ora non hanno in educazione nessuna ragazza. A Pontremoli vi è il giudice delle appellazioni che è l’avvocato del paese; non vi è cancelliere comunitativo, ma un cancelliere o sia notaro, che è nominato a vita dal Consiglio Generale e ne fa le veci ed è paesano. Si dà qui annessa la supplica dei chierici che il vescovo di Sarzana non vuole ordinare perché hanno fatto il patrimonio secondo le leggi veglianti, al che va seriamente provvisto per sempre. Il vicario foraneo del vescovo in Pontremoli è solo abate per comodo ed è un certo….., uomo di merito e spirito e spregiudicato. Vari abitanti di Posponti della comunità di Bagnone si dolgono colla supplica annessa che dalla comunità siano stati venduti dei beni di particolari sotto pretesto di essere beni comunali a vil prezzo: questo sarebbe un affare molto serio che andrebbe esaminato per verificarlo, essendo cosa importante.
Uno dei mali grandi di Lunigiana si è che non vi sono provvedimenti punti per i trovatelli, non essendovi alcuno spedale che gli riceva: a questo va seriamente rimediato con trovarvi , bisognando, anche i fondi a quest’effetto di Firenze. Il canonico Ricci è stato gesuita, ma uscito prima della soppressione si dà molta pena colla gioventù istruendo gli ordinandi ed è lettore di morale; è stato molti anni a Roma ed è uomo furbo e accorto. Si fu a vedere il camposanto nuovo fatto a un mezzo miglio da Pontremoli in un luogo remoto: è semplice e buono il posto e già benedetto. Il convento soppresso dei minori conventuali, situato alle porte di Pontremoli al di là del fiume Verde, ha una chiesa superba a 3 navate; il convento è vasto, grande e in buono stato, a due piani con buoni quartieri e con un buon orto: vi sarebbe luogo da fare a suo tempo con poca spesa un buon seminario per 30 giovani e una accademia ecclesiastica per 10 preti stabilendovi il vescovado, ed a questo effetto si riserba ed è amministrato dal patrimonio ecclesiastico che vi fa soddisfare le messe degli obblighi. Il vicario dice che la popolazione del vicariato è di 16.000 anime e di Pontremoli 3.000- I paesi più inquieti sono Guinadi, Cargalla e Zeri, e ci vorrebbe una squadra di altri 8 famigli di campagna. Le confinazioni di Zeri con i genovesi sono quiete. il vicario renderà conto presto delle sue preposizioni per le provviste delle cure del suo vicariato. Generalmente parlando, il male nei preti non è nei curati, che sono un poco ignoranti ma non cattivi, ma nei preti semplici delle ville, figli di contadini, che vanno in Lombardia. Generalmente il popolo di Lunigiana è rozzo, ignorante e grosso, scrivere, abbaco, dott
Le scuole per i maschi sono ben tenute, i due deputati vi badano e sono da 100 scolari; per le scuole poi delle donne e ragazze non vi è provvedimento né assegnamento alcuno. Va ordinato al vicario di proporre la ,maniera di stabilire in una casa da prendersi una scuola per le povere ragazze, di leggere, scrivere, abbaco, dottrina cristiana, cucito, maglia, etc., con assegnarli dal patrimonio ecclesiastico scudi 80 l’anno, che 20 per la pigione e 12 per uno a 5 maestre da scegliersi fra le monache escite dai soppressi conventi di Casola e Codiponte che hanno i parenti in Pontremoli, unendovi anche la Bernardoni stata in Santa Giulia, giacché sono tutte pensionate, incaricando il Pavesi per vedere di montarlo bel bello.
L’entrata dello spedale sarà di 1.500 scudi l’anno ed è tenuto bene. La fortezza è disarmata, gli orti sono stati tutti venduti ma i quartieri non essendosi trovati oblatori per essere le stime troppo alte: va ricercato quest’affare e spedito, vendendola a qualunque prezzo, giacché è inutile e va in rovina. Vi sono anche veri cannoni che vanno consegnati all’amministrazione ecclesiastica per fare delle campane per le cure di campagna e vanno vendute all’incanto tutte le palle che vi sono. Va sollecitato assolutamente a Roma lo stabilimento del vescovado che è necessarissimo. Vi è tutto fuori che il palazzo, pure potrebbe essere buono quello della comunità situato dirimpetto alla collegiata prendendo per la comunità un altro palazzo e per assegnarvi la mensa e l’entrata gli vanno assegnati 1.500 scudi l’anno da Firenze colla soppressione da farsi ivi di qualche convento o badia o con parte dell’eredità Benadei assegnandoli per seminario il convento di San Francesco e unendovi le sole 4 cure che il vescovo di Brugnato ha il Lunigiana e levando le cure che il vescovo di Sarzana, e nel Pietrasantino quello di Lucca, con darle all’arcivescovo di Pisa.
Gli estimi non stanno male e sono in buon grado. Vi è un notaro comunitativo Zanobetti, abile, che fa da cancelliere comunitativo. La tassa di redenzione è poca e non serve per le spese di di giustizia e d’impiegati; del sale, che è a vendita libera. se ne vende molto per contrabbando fuori dallo Stato; le spese comunitative di salariati, strade, etc. , sono molte; i beni comunali sono sono stati tutti dati via e distribuiti senza rumore. I più capaci ed onesti soggetti del paese sono Lorenzo Pavesi, il canonico Righini, il canonico Pavesi, il cavalier Venturini amministratore ecclesiastico, l’avvocato Anziani, il Pizzati e l’avvocato Fornaini. Il cavalier Venturini, uomo di spirito e talento, esattissimo e capacissimo, tiene a meraviglie il patrimonio ecclesiastico; ha serrato tutte le amministrazioni subalterne ed ha principiato ad impostare la scrittura e l’archivio che è riordinato; gli arredi sacri sono quasi distribuiti per tutto; le chiese delle soppresse compagnie sono state date alle cure in campagna; i beni sono stati quasi tutti venduti. Si crede che ci vorrà7 in 8 mila scudi per i risarcimenti delle cure della provincia; 3.000 scudi per la sola nuova chiesa di Castiglione del Terziere che si rifà perché era cattiva e in una frana; crede che per i pagamenti arretrati delle compagnie, che sono molti, bisognerà fare delle condizioni essendovi da 6.000 piastre di debiti arretrati; gli obblighi di messe importeranno nel patrimonio si crede 14.000 scudi di fondo e saranno secondo gli ordini assegnati poi di accordo con il vescovo per congrua alle cure di campagna, essendovi in questo molte confusioni. L’entrata del patrimonio ecclesiastico al lordo sarà 3.000 scudi ; le paghe di provvisionati ed obblighi importeranno scudi 900 l’anno e resterà da distribuirsi alle cure la somma di scudi 2.100 e si crede che per il bisogno annuo mancheranno 2.000 scudi, da doversi supplire dal patrimonio ecclesiastico di Firenze. Fu ordinato all’amministratore ecclesiastico che facesse pagare al vecchio prete Mazzoni invalido una gratificazione di scudi 30 per una volta e che condoni i 750 scudi che è costato il risarcimento della chiesa di Bagnone a quella comunità. Continue sono le picche e le gelosie fra le rispettive ville, al che bisognerà avere molta attenzione. Generalmente parlando, la migliore gente e più quieta, sì del popolo che dei benestanti, è nel vicariato di Fivizzano; i più poveri sono nel vicariato di Bagnone; i più comodi, ma il peggior popolo, è quello di Pontremoli, in specie la gente bassa, e cattivi, armigeri, rissosi, violenti e arbitrari sono quelli della valle di Zeri e delle ville di Filattiera, Guinadi, Cargalla, Rossano e Caprio. Il popolo è ignorantissimo, rozzo, povero, e dedito all’ozio, a girare il mondo per non lavorare, al vino e alle bettole, a far delle risse, ed hanno generalmente, in specie nel Pontremolese, uno spirito di indipendenza dai tribunali perché subito possono scappare e andare nei feudi o fuori di Stato e resistono agli esecutori che vi sono troppo pochi e deboli. Il catechista delle carceri e maestro di rettorica canonico Righini è un uomo di talento, spirito e merito. Generalmente parlando, a curati non si sta tanto bene, essendovene pochi bene ignoranti e scandalosi; ma i preti semplici, il cui numero è eccessivo e che si ordinano tutti a Sarzana per opera del vicario generale Staffetta per interesse e senza esami, sono lo scandalo di tutti, essendo ignoranti fino a non saper leggere , andando a opera a lavorare le terre, dediti alle donne, alle osterie, a bere, a suonare e a ballare. Tutti contadini, in specie nella valle di Zeri, vogliono avere un figliolo prete per mandarlo in Lombardia appena ordinato, ove fanno il cappellano e tutti i mestieri, e dopo 9 anni tornano con 300 zecchini ed arricchiscono la loro casa e per questo nella valle di Zeri, ove tutti sono possessori, tutti cercano di avere dei preti nelle case per farne un guadagno ed una speculazione di commercio. A questo proposito, e lo è già stato in parte con difficultare le ordinazioni e la costituzione di patrimoni fittizi, ma l’unico rimedio efficace è quello di stabilirvi un vescovo. Questo va fatto assolutamente e ci vorrà per Pontremoli 2.000 scudi all’anno per soccorrere le cure oltre il patrimonio ecclesiastico e altri 2.000 l’anno, che 1.500 per la mensa del vescovo e 500 per il suo seminario, da trovarsi gli assegnamenti in Firenze.
Non vi è Monte di pietà né a Pontremoli né in tutta la Lunigiana; ve ne era uno frumentario a Pontremoli che è stato soppresso. Tutte le comunità e ville vorrebbero campane nuove a spese del patrimonio ecclesiastico. Il cancelliere comunitativo di Pontremoli presentò la memoria annessa ove, forzato dal popolo basso, domanda che sia rimessa la Grascia in Pontremoli; lo che lui stesso non trova giusto. Fa anche una proposizione per escludere i piccoli possessori dal magistrato comunitativo di Pontremoli, il che si vede fatto per avervi solamente nel magistrato i signori e non va fatto nulla. Presentò anche lo stato delle anime di Pontremoli e sua giurisdizione. La supplica qui annessa degli abitanti di Vignola perché sia terminato il ponte sul fiume Bettigna per il passo: è giusto e necessario, essendo già principiato. Gli abitanti di varie ville del Bagnonese, Roccasigillina e Filattiera chiedono di essere liberati dall’estimo, che dicono gravoso: questo va esaminato, come anche lo stato di tutti gli estimi delle comunità di Lunigiana per diminuire o condonare i gravosi. La supplica degli abitanti di Groppoli, con cui chiedono che ne venga spedita un’altra loro pendente in Firenze: va fatta spedire subito giacché è la medesima cosa che delle ghiare di Filattiera con il fiume Magra, essendo loro situati dirimpetto per l’appunto. Il vicario è stato incaricato di usare severità negli abritrj del popolo, essendo troppo necessaria in quel paese. La collegiata è superba ed ottimamente uffiziata e vi sono 3 dignità, 12 canonici e 12 cappellani ed è corredata magnificamente di arredi sacri; il proposto Marrachi è ottimo curato.
Il vicario è stato incaricato di fare un progetto e mandarlo poi al presidente del Buon Governo per stabilire in Pontremoli una scuola di leggere scrivere e abbaco, cucito e maglia per le ragazze, servendosi per questo della Laura Bernardoni ancor giovine, maestra in S. Giulia che è pensionata e sta a Pontremoli, come anche di una ragazza Pelliccia.
Il cavaliere Venturini rimesse le sue memorie annesse sopra le monete per i pagamenti delle congrue e sopra il debito che la comunità di Pontremoli ha col patrimonio ecclesiastico, che si si può condonare. Dice che basta di pagare i vicari foranei di Fivizzano e Bagnone, che sono i due proposti, e il Fornaini di Pontremoli; che le cure sono tutte di libera collazione; che, nonostante che siano stati distribuiti gli arredi sacri, molte chiese ne sono mancanti affatto e che sarebbe di ordinare a lui di fare gl’inventari degli arredi sacri a tutte le cure per provvedere quelle che ne mancano con quelli che avanzeranno dagli altri patrimoni ecclesiastici di Firenze, Pisa, etc. e obbligare i parrochi a mantenerli e non venderli come fanno ora. In questa occasione si è saputo che il vescovo di Sarzana ha dato in affitto la sua cancelleria e ne ritira un tanto l’anno e per questo vi si fanno tante vessazioni. Per il servizio della giurisdizione è assolutamente necessario crescere 2 famigli alla squadra di Bagnone e di stabilire una squadra nuova di un caporale e 6 famigli almeno oppure 8, che girano sempre in campagna. Molti popoli si dolgono, in specie nel Bagnonese, degli estimi: anderebbe esaminato in dettaglio l’importare di tutti gli estimi delle comunità della Lunigiana, come anche cosa importano le spese di giustizia, ministri del tribunale, per vedere di condonargliene tutto o in parte.