LA LUNIGIANA DEL SETTECENTO NELLE “RELAZIONI SUL GOVERNO DELLA TOSCANA” DI PIETRO LEOPOLDO D’ASBURGO LORENA

VALLE DI ZERI

Da Pontremoli si andò alla Valle di Zeri lontana 7 miglia: vi vogliono 3 ore, strada montuosa ma non cattiva. Si lasciano a mano destra le ville di Codolo e Vignola e si arriva a quella di Arzelato di dove si cala e si vede prima a mano sinistra la valle di Rossano, nella quale sono situati 4 castelli, poi si sale e si vede la valle di Zeri larga 4 miglia e lunga 4, la quale è tutta coltivata e vestita, composta di undici ville, le principali delle quali sono: Castello, Adelano, Noce e Coloretta. Vi è una cura solo della pieve, che è di buona rendita e ricca assai e fa da 1.000 tante anime. Le ville sono distanti 2 miglia l’una dall’altra e le due di Adelano e Coloretta hanno le cure ed ognuno un oratorio separato dove è un cappellano curato per ciascheduno ed il parroco gli dà 24 lire l’anno. Vi sono 2 cure della diocesi Brugnato, vi è quella di S. Andrea di Pontremoli e quella di Zeri nella diocesi suddetta; in quella sola di Zeri vi sono da 80 tanti preti, i quali son quelli che girano per la Lombardia e portano poi i quattrini a casa. Generalmente le cure nel Pontremolese sono tutte povere e mal provviste, in specie quelle della campagna, ed hanno bisogno di un cappellano curato attesa la grande estensione, al che va seriamente pensato. Parimenti va pensato di provvederle di arredi sacri, che prima si provvedevano per mezzo delle questue, le quali essendo ora proibite vanno provvedute altrimenti. Si dolgono di essere maltrattati dai genovesi, dai quali pretendono di essere stati danneggiati di un mezzo miglio di confine in specie verso la valle di Zeri.

Nella valle di Zeri si trovò il popolo estremamente grossolano benché tutti siano possidenti. I preti sono ignorantissimi, essendo puri contadini senza il minimo talento, studio né capacità, che campano sull’andare in Lombardia a fare il cappellano ed altri mestieri per portare a casa del denaro e sulle messe fondate dalle loro case medesime a 2 o 3 mila per casa e parte da loro incettate in Lunigiana che vengono poi a soddisfare nella valle di Zeri dicendole messe a 7 soldi l’una ed essendovi in detta valle, oltre la pieve cura generale, in ognuna delle ville di Castello, Noce, Coloretta, Bagnone, Frendolino, Adelano etc., una chiesa che chiamano oratorio, che è grande, dove vi sono messe continue fino a 13 o 14 al giorno, benché siano sudiciamente tenute e le messe sian dette con somma indecenza. Anderebbe cercato un efficace provvedimento a questa indecenza ed alla facilità di ordinare, essendo questa sotto la diocesi di Brugnato. Si pernottò in casa del cappellano Rigi in Coloretta. Parrebbe utile ridurre tutti questi oratori delle ville della valle di Zeri a chiese curate, o staccate o filiali della chiesa principale, con mettervi dei cappellani curati inamovibili con congrua fissa e dipendenti dal pievano.

Si andò per Coloretta per la valle di Zeri, che è ben coltivata a semente e castagni, a Calice: da Coloretta si sale da 4 miglia per una strada di bosco ma non sassosa e si seguita per 6 o 8 miglia quasi piane sul crine dei monti per la strada così detta regia che va lungo i confini tra il granducato e il Genovesato, che son tutti prati a pastura, fino ai Casoni di Calice, lasciando a mano destra della valle di Zeri Frandolino e Botrena, che è la cima del monte sul quale vi è il triplice termine fra la Toscana, il Genovesato e Parma: questa è la strada mulattiera che da Sestri Levante va in Lombardia per Borgo Taro. Dalla valle di Zeri a Borgo Taro vi sono 10 miglia. Nella valle di Zeri manca un chirurgo, essendo una valle remota molto da Pontremoli. Dalla cima del monte sulla strada che dalla valle di Zeri va ai boschi di Calice si vedono a mano dritta tutte le montagne del Genovese, il corso del fiume Varo che va a gettarsi nella Magra ed i luoghi di Calabria e Cornice; più in là si vede il piccolo luogo di Brugnato, residenza del quel vescovo, il feudo e castello di Sughera, marchesato Malaspina, con cui confina la Toscana, dove sono 4 piccoli castelli che si chiamano Rossano, Villa, etc. e più in là i feudi di Mulazzo e Groppoli, che si nomino le ville di Pontremoli e della Magra; di faccia si vede la pianura di Massa e Pietrasanta, l’entratura della Magra in mare e il golfo della Spezia: tutta questa strada è quasi piana, stretta e buona senza pericoli. I Casoni di Calice sono 4 poderi con 6 case ed un oratorio ed erano beni feudali che dopo che S.A.R. ebbe comprato quel feudo furono venduti al dottor Barberi di Fivizzano. Dai Casoni di Calice si vede in un fondo sopra il fiume il castello di Veppo, uno dei tre feudi acquistati da S.A.R. , ed è sopra il confine genovese verso le Rocchette; si vedono anche i due castelli di Calice e di Madrignano, il primo situato sopra un poggio più alto in distanza di 3 o 4 miglia l’uno dall’altro. Dai Casoni si scende a Calice per 4 miglia di scesa.