Padre Roberto Lecchini O.M. Cappuccini, nato a Arzelato (Pontremoli) l’11 novembre 1905 e deceduto a Reggio Emilia il 19 aprile 1999, ha dato alla sua vita una forte unità personale di spiritualità francescana e di azione indefessa. Impegnato nei campi più disparati, è stato oratore, parroco, cappellano, militare, storico.
Entrato adolescente nel collegio serafico di Scandiano e divenuto sacerdote, ha iniziato come predicatore di missioni popolari a largo raggio in Italia. La guerra lo ha visto cappellano militare nell’Africa Orientale Italiana prima, e uomo di mediazione e di pace sul fronte interno della Resistenza, poi, Superiore in vari conventi della provincia parmense, ha avuto, in seguito, la cura d’anime per oltre due decenni a Sant’Antonio di Salsomaggiore.
Dal 1940 è prevalsa in lui, una sua seconda vocazione, di scrittore di studi storici e religiosi: monografie, traduzione di testi inglesi e tedeschi, articoli di attualità, conferenze. Citiamo i suoi libri principali: S. Antonio in Salsomaggiore, Edizioni Salsomaggiore, 1940 – Padre Davide da Savignano, Cappuccino, Libreria Francescana, Parma, 1966 – Angelo Fiorini, Vescovo di Pontremoli, Libreria Francescana, Parma, 1970 – i Francescani e la Rinascita Cattolica inglese, Modena, 1975 – Alfonso III Duca di Modena e Reggio, Modena, 1979 – Le Cappuccine a Parma, Parma, 1982 – Solano Casei: il portinaio del Convento, Padova, 1983 – Suor Maria Eletta, Clarissa Cappuccina parmense, 1984 – Il bimillenario genetliaco di Maria, Ediz. Frate Francesco, Reggio Emilia, 1985. A buon diritto viene inserito tra i Soci Corrispondenti della nostra Deputazione nella sezione di Pontremoli.
Rileggendo i suoi libri, se ne riporta un’impressione ben precisa: Padre Roberto ha avuto autentiche qualità di storico. Bibliografie aggiornate e consultate nelle lingue originarie; ricerche in Archivi italiani, inglesi, francesi e tedeschi. Ha affrontato decisamente argomenti nevralgici, oggetto di polemiche, offrendo soluzioni e valutazioni ben documentate. Esempi: Padre Angelo Fiorini veniva considerato da giovane insegnante come “rosminiano”, cosa poco simpatica per un futuro vescovo di fine Ottocento. Padre Roberto ha approfondito e ha dato nel suo volume la giusta interpretazione oggi comunemente accettata. Altro caso: Padre Davide da Savignano era stato accusato di “modernismo” e Padre Roberto, da buon teologo, ha distinto la sostanza dalle semplici espressioni secondarie ed ha dimostrato la perfetta ortodossia dell’influente Cappuccino. Così pure, Padre Roberto ha ricostruito le ragioni psicologiche e religiose che avevano spinto il Duca di Modena e Reggio, Alfonso III, ad abdicare e diventare Padre Giambattista d’Este Cappuccino.
Padre Roberto, pur nel suo linguaggio popolare, disponeva di un apparato critico e di una competenza culturale di storico coraggioso. E seguiva una sua limpida metodologia. Ricostruiva fatti, personaggi e tesi nella loro realtà oggettiva, e solo in secondo momento si spingeva ad una valutazione dei contenuti storici. Ad essa era indotto dal tipo religioso che egli preferiva come oggetto della sua ricerca: ne risultava un intreccio di razionalità e di fede, di filosofia e di teologia, che sorgevano logicamente dalla verità storica documentata.
A suo onore, nei suoi libri religiosi lo storico precede e prepara sempre il giudizio definitivo di valore. L’argomento sacro non era un limite imposto dalla sua ricerca, ma apriva la via alle novità di contenuti e della verità. Questa sua metodologia gli faceva affrontare validamente argomenti di grande portata e di bruciante attualità per la vita della Chiesa.
Negli ultimi anni il suo interesse si è rivolto in particolare al “movimento ecumenico” che tende a riavvicinare tra loro le tre confessioni cristiane (cattolica, protestante e greco-ortodossa) e che si estende ora alle tre religioni monoteistiche: cristiana, islamica ed ebraica. Di Lutero ha studiato a fondo la vita privata e le grandi tesi teologiche. Ed è pervenuto a risultati che coincidono, ora, con la recente dichiarazione a cui è giunta la Commissione Interconfessionale tra cattolici e luterani sul problema della giustificazione e del rapporto tra la Grazia di Dio e le opere degli uomini, aprendo un proficuo e permanente incontro fra le due confessioni dopo cinque secoli di opposizione.
Un altro punto affrontato da padre Roberto è la fede che egli ha scoperto in Lutero verso la maternità divina di Maria, confutando un luogo comune. Su questa nuova linea di ricerca negli archivi tedeschi e lavorando su documenti inediti, Padre Roberto ha trovato tre verità “quasi sempre convergenti con la dottrina cattolica”. In particolare ha studiato il testo delle prediche di Lutero e soprattutto il suo commento al Magnificat, dove compaiono altre concordanze di rilievo con la mariologia dei Santi Bernardo, Tommaso e Bonaventura. Nel suo Bimillenario genetliaco di Maria Padre Roberto conferma sempre più il suo ottimismo ed esprimeva “motivi di speranza”, “sintomi confortanti” di un riavvicinamento tra teologici protestanti e cattolici e ne traeva un motivo fondamentale per la sua attività e la sua predicazione a condurre un dialogo sempre più vasto con i protestanti per compiere con loro, diceva, “un cammino verso quella mia unità ecumenica senza cui il cristianesimo cesserebbe di essere tale”.
La morte ha interrotto questo suo periodo di studio e di pubblicazioni che Padre Roberto aveva iniziato con una preparazione culturale di prima mano condotta sui testi dei principali Riformatori Protestanti. A tutti, Padre Roberto, nel suo ultimo volume, il “Bimillenario” esprime un augurio che è un programma Ecumenico: ” Nel 2000 non si parlerà più delle Chiese di Cristo, ma della Chiesa di Cristo”.
Mons. Marco Mori, Commemorazione di Padre Roberto Lecchini, in Archivio Storico per le Province Parmensi