
Trascrizione dell’intervista rilasciata da Piero Benelli il 31 marzo 2006
Io mi chiamo Benelli Pierino
Sono nato il 21/12/1922
Il mio nome di battaglia era Pierino
Io ho cominciato l’antifascismo quando mio padre è stato ha avuto un anno di
condanna, di esil… di, di esilio con la condizionale. E’ dovuto andare in Francia, io
dovuto seguire mio padre che avevo quindici anni, sono stato in Francia fino al 1940,
sono entrato giusto, giusto quando è scoppiata la guerra mentre mio padre l’hanno
fatto prigioniero, l’han mandato… i francesi l’hanno fatto prigioniero, io sono ritornato
in Italia, m’hanno richiamato alle armi, mi sono fatto i miei dic… due anni di armi di
militare, poi è venuto l’8 settembre e sono andato ai monti.
Di mio padre ho saputo quando è ritornato a casa perché dopo è stato liberato
dagli Italiani insomma mio padre, perché era stato fatto prigioniero dai francesi, è
stato fatto e poi l’hanno liberato gli italiani, è venuto in Italia dopo sette otto mesi.
Mio padre m’ha raccontato che appena arrivato, perché noi eravamo al Fréjus no?!
Al Fréjus non c’era quel giorno lì, era fuori, i carab… i gendarmi l’han cercato e non
l’han trovato. Il giorno dopo si presenta ai gendarmi e dice: “Son Benelli… son… non
c’ero a casa”. E l’han preso e l’han caricato sulla macchina e l’han portato a… ai
campi di concentramento in Spagna… vicino alla Spagna e là ha trovato i suoi, i
nostri am… i parenti che c’era, c’era dei cugini, c’era amici, c’era tanta gente e si
son trovati tutti là ma non si sono trovati male, quello che c’è da dire, si sono trovati
bene.
Di brutto dello scoppio della guerra mi ricordo l’8 settembre; il più che ricordo perché
io ero a Roma e venivo a casa, a fare cento Km a piedi e poi l’altro tutti in treno…
partendo da Orte, Firenze, Bol… Parma, Bologna e via a Pontremoli poi tutto in giro.
Io ho cominciato a fare parte della Resistenza quando cominciavano a portare in
Germania. In un primo momento politicamente era solo di salvarsi la pelle, prima di
tutto era la prima cosa era di tutti, ci nascondevamo chi da una parte chi dall’altra,
poi invece è cominciata a nascere la difesa perché dovevamo difenderci; perché là
se non ci difendevamo, ci ammazzavano tutti e allora è rientrata la guerriglia, che
prima… i primi giorni, i primi mesi erano pochi che facevano la guerriglia, poi è nata
veramente la guerriglia partigiana la quale abbian abbiamo combattuto fino alla
fine.
Io nella Resistenza ero commissario politico… non facevo la politica ma bensì…
l’ufficiale della sussistenza… provvedendo ai viveri per tutta la compagnia, questo
ero!
La vita di tutti i giorni non era tanto buona ai monti, si mangiava quando ce n’era, a
volte era castagnaccio, ’n’altra volta era polenta e tutti i giorni era quello lì;
mangiare non si mangiava, il pericolo c’era tutti i giorni, scappare da… sempre col
fucile sulle spalle, scappa da una parte scappa dall’altra, eravamo sempre in
movimento, eravamo.
Della Resistenza ricordo quando facevo servizio ai lanci, che venivano degli
apparecchi e per… e… ritiravo questa roba, armi ritiravo, vestiario, soldi, ritiravo tutto
e si mandava tutto al battaglione. Poi al battaglione poi veniva divisa quest… tutto
quello che c’era a tutti i partigiani della zona, tanto è vero che noi eravamo tutti
vestiti all’inglese; non c’era nessuno che non era… quando siamo scesi a Spezia non
ce n’era uno, eravamo tutti in divisa, eravamo, tanto è vero… pochi giorni prima del,
della Liberazione eran tredici apparecchi… Poi ho fatto parte lì con, con, con il
maggiore inglese Gordon Lett è stato parecchi mesi anche lì a Rossano dove
c’erano gli inglesi… questi inglesi facevano questo servizio qua loro, loro venivano,
facevano dieci missioni, buttavano giù un ponte, per loro avevano fatto una
missione, poi li riprendevano, li riportavano in Inghilterra e arrivano gli altri; venivano
paracadutati altri cento, centocinquanta persone e stavano lì due tre mesi e poi
quest… questo facevano loro, erano soltanto una rappresentanza più che altro,
erano quelli che poi ci facevano avere i lanci eh?! Perché se li prendevano loro li
prendevamo anche noi.
E voi partigiani che cosa pensavate degli alleati quindi?
Ma noi degli all… speravamo che venissero presto, tanto è vero che la prima volta il
3 agosto del 1944 ci dissero di ritornare alle proprie case perché la guerra era ancora
lunga. Io mi ricordo questo particolare di ritornare e invece noi non siamo ritornati a
casa come han detto gli Americani siamo ritornati ai monti un’altra volta, siamo
rest… abbiamo resistito tutto l’inverno del ’44 e abbiamo fatto tutt… fino all’aprile del
’45. Gli Americani ci avevano detto di sospendere, di andare a casa. Sì, ma dove
andavamo a casa, a casa ci beccavano i tedeschi, ci portavano a casa loro, ci
portavano!
Per ricordare i caduti della Resistenza bisognerebbe ricordarli spesso nelle scuole,
tanti anche di noi, tanti ricordarli quello che era successo, cosa abbiamo fatto, e
cosa non abbiamo fatto. Perché se lasciamo perdere queste cose qua, alla fine i
giovani fan presto a dimenticarsi perché siamo stati giovani anche noi, non è che
siamo nati partigiani, noi eravamo giovani come… E purtroppo poi l’esigenza c’ha
creato, c’ha creato di fare la Resistenza. Della Resistenza, quello che poi è venuto
fuori si sa, noi abbiam, siamo arrivati ad avere uno stato, a liberare da un fascismo,
da una dittatura
Per ricordare i caduti della Resistenza nelle scuole, insegnarci nelle scuole che cosa
hanno fatto i partigiani e cosa possono andare incontro un domani, un domani che
dovesse perdere questo poco di bene che abbiamo dato, perché non abbiamo
dato tanto ma quel poco ce lo abbiamo dato di interesse. Mi ricordo che ai tempi
del fascismo non c’era niente, il primo che si alzava si metteva le scarpe, se erano in
due, uno solo. Poi dopo è venuto il benessere, oggi si vede come ci troviamo, non si
cammina più per le strade dalle macchine che ci sono… è vero?!
Nelle donne noi le consideravamo normali come noi, c’era un po’ più rispetto nel
senso perché era donna magari, ma come lavoro facevo, facevano lo stesso lavoro,
che magari era uno in cucina magari poi c’era da fare, quando c’era da fare la
sentinella facevano la sentinella anche loro, facevano tutto quello che facevamo
noi quelle che c’erano sopra ai monti. Non c’era nessuna differenza.
E le donne che combattevano come le consideravate?
Uguale! Eran come noi. Tutte la stessa… Le donne che combattevano erano la
stessa, avevano il fucile come noi, si dovevano difendere anche loro perché se non
sparavano ci lasciavano la pelle anche loro eh?! Ci lasciavano….
Vorrei dire ai giovani di seguire un po’ le ruote dei propri vecchi, dei suoi nonni di, di
andare a dietro a quello che hanno dato, perché è inutile che un giovane un giorno
mi dice a me, io ho… fatto già due anni di montagna, lui era giovane “Voi c’avete
dato tutto, c’avete dato il benessere, c’ avete dato la macchina, c’avete dato qua,
c’avete dato là e poi ci avete abbandonato”. C’ho detto: “Ma scusami quando io
sono andato ai monti, avevo i tuoi anni, avevo ventidue anni eh?! Me lo sono dovuto
guadagnare questo qua, quello che v’abbiamo dato noi a voi, voi vi dovete tenere
quello che vi abbiamo dato, difendervi il vostro, il lavoro che vi abbiamo dato, non
che noi vi dobbiamo tenere fino a sessant’anni sempre sulle spalle noi”. Eh! Ognuno
se lo devono difendere, che abbian dato poco ma quel poco se lo devono
difendere loro, i giovani, non noi, ormai noi l’abbiamo dato.
Ci sono altri avvenimenti della Resistenza che lei, lei vorrebbe ricordare di quando
era ai monti?
Mah! Ce ne sono tanti che… che non si sa da dove cominciare. Non saprei. Se non
ricordo quella volta che sono andato a prendere i soldi e mi avevano fermato i
tedeschi e poi siam passati; allora il fatto è successo in questa maniera: eravamo in
due d’accordo con quelli della Todt, l’ingegnere della Todt e l’autista che dovevano
pagare gli operai della Todt, che erano quelli che lavoravano lì, ma loro erano
scortati da due tedeschi questi qua, dietro la macchina c’era l’autista e l’ingegnere;
noi siamo… abbiamo fermato la macchina, l’ingegnere e l’autista erano già
d’accordo perché erano d’accordo con noi; non è che noi abbiamo fatto una
rapina, era già tutto un accordo, e come s’è fermata la macchina, abbiamo
puntato le pistole ai due tedeschi: “Scendete, date i soldi e andate via”. Mica li
abbiamo ammazzati, li abbiamo rimandati via, li abbiamo disarmati e se ne sono
andati per conto suo e noi siamo andati per conto nostro. Strada facendo, quello
che era con me mi dice: “Guarda che io sono vicino a casa, vado a casa!” “E vai a
casa, ti mando un ragazzo di scorta, che ti fa segno avanti di modo che se c’è
qualche cosa ti avvisa”. Siam arrivati ad un punto sulla strada della Cisa, vedo i
tedeschi prima che vedo il ragazzo e io dovevo passare in quella posizione lì, c’erano
tre camion tedeschi. Passando al primo camion ho detto: “Indietro ormai non posso
se se ne accorgono mi tirano davvero, allora sono passato facendo il saluto alla
tedesca: heil Hitler, heil Hitler il primo, heil Hitler il secondo, heil Hitler il terzo, arrivo al
terzo camion faccio così, vedo le bombe sotto alla pistola, sotto al al giubbotto di
coso ma in quel momento mi sembrava di camminare, ma io ero già due minuti o tre
che ero fermo lì, è che camminava le gambe da sole, io ero fermo,vero? E poi ho
dovuto passa… traversare il Magra ma credo che l’acqua non l’ho toccata, sono
passato dritto senza e quello è stato uno di quelle paure che…
Il 3 agosto del 1944 è stati circondati dai… dai tedeschi. A Cornice di… di Sestri
Levante, a Cornice no, noi eravamo a Cornice ed era rimasto, io e altri tre. Uno di
questi era una medaglia d’oro che aveva combattuto con Facio era con… e un
altro era un mio cugino, lui aveva dic… diciotto anni aveva un po’ paura, non
sapeva come camminare; a un bel momento tutto il distaccamento si sgancia, se ne
va via da Cornice e ci lascia solo noi tre, sian rimasti lì, quando siamo andati per salire
c’era, eravamo circondati dai tedeschi, siamo stati due giorni sotto ad una roccia
di… i tedeschi sì buttavano giù le bombe ma noi eravam sotto alla roccia, non ci
beccavano… la roccia tutta… ci stavamo bene dentro insomma e lì poi sian partiti,
abbiamo fatto la strada… da… siamo andati… sì, Sesta Godano, da Sesta Godano
siamo andati a Riccò del Golfo, da Riccò del Golfo sian montati a Zeri, andavamo
dietro dove era già passato il rastrellamento, loro i tedeschi andavano avanti e noi
adietro, andav… il modo questo per non farsi beccare. Poi siamo arrivati… ognuno di
noi è arrivato poi nella zona a Pontremoli. Io sono arrivato a Arzelato, n’altro con mio
cugino è andato giù a Pontremoli e l’altro è andato in un altro paesino lì vicino. Quelli
sono… e lì c’era… lì c’han lasciato solo mentre loro si sono sganciati che pensavano
di andare… di andare in Sardegna loro perché aspettavano una barca per andare
via quei… invece non ce l’han fatta nemmeno loro, erano già d’accordo di partire
verso Levanto da quelle parti lì e c’han lasciati lì soli in tre… e mi ricordo era proprio il
tre agosto del ’44.
Ah! La battaglia del Gottero è cominciato il 19, il 19 di gennaio e abbiam
combattuto tutto il giorno, abbiamo tenuto fermi i tedeschi. Alla sera non ce la
facevamo più perché ormai non avevamo più… verso le dieci ci siamo riuniti tutti i
battaglioni, noi, la Matteotti, c’era la Matteotti con Italiano, c’era la Vanni, c’era
Maccione e sian partiti; da lì siamo andati a Sesta Godano e siamo andati sul Monte
Gottero con un metro e mezzo di neve che c’era, siamo arrivati quasi a duemila e
tanti metri, quant’è il Gottero? duemila, duemilacinque dev’essere.
Ci siamo fatti il Gottero e siamo andati a finire a Borgotaro, nella zona di Borgotaro;
alle 10 di sera c’arriva l’allarme che c’è i Mongoli che ci vengono a… che stanno
scendendo e siamo dovuti partire e andare a Pontremoli nella stessa… e lì abbiamo
portato via una trentina di congelati c’avevo io… nel distaccamento dove stavo io…
e congelati erano brutti perché stare dietro a dei congelati!! Io mi salvai perché
come ero un po’ più diciamo un po’ esperto di militare, avevo strappato coperte,
avevo fasciato le gambe fino qua… di coperte, camminavo così, camminavo.
Si stava lì un… più e meno, chi dormiva, chi si spidocchiava come si diceva prima eh!
Si puliva un po’, perché il tempo non c’era quasi mai. C’era più da stare all’erta che…
guardia bisognava farne tante, il più possibile per non essere presi. E lì non era come
una volta, come adesso che c’è i telefoni, i telefonini, uno chiamava. Allora no! Allora
s’andava con le bombe a mano, il segnale… si sparava una raffica, una bomba, una
raffica e via, non sapevamo da… da un coso e l’altro noi… la staffetta sì c’erano, ma
prima che arrivava le staffette, eran già arrivati i tedeschi, eh! eran già …
Tratto da: Progetto “Voci della Memoria”
Un archivio digitalizzato per la memoria nel futuro.
a cura del Gruppo Giovani ISR