di Manfredo Giuliani
In un suo dotto studio di toponomastica etrusco-romana, Ubaldo Formentini nota giustamente, a proposito di Felicta, località del territorio di Isola ( Spezia) , ricordata in un documento del 950, l’importanza del toponimo largamente diffuso in Lunigiana: Filetto, Filattiera, Felicta, in territorio di Soliera, Felettino, ecc.. Richiamando a questo proposito il pregevole studio del prof. Maccarone sui dialetti della Val di Magra, non trova convincente la proposta spiegazione di felce, feliceto, felceto, ricordando che l’antica voce dialettale è forse felga, giacché abbiamo felgara nel senso voluto dal M” (1). E come derivazione da FILICARIA (felciaia, luogo alpestre) l’osservazione è esatta e convincente (2).
Ma il M. propone *FILICTARIA (felcetara), per Filattiera, e FILICTUM o FILECTUM per filicetum per Filetto, ciò che rende assai più scientificamente rigoro0sa l’ipotesi etimologica e foneticamente corretta. Ma, a proposito di Filattiera il Formentini osserva giustamente che il vero suono della parola si conosce dall’uso locale che è Faltèra , forma che, infatti, ben più difficilmente si può ricollegare a *FILICITARIA (3).
Il Formentini tenendo conto della forma dialettale Faltèra, propone per il citato gruppo toponomastico, la base etrusca Faltu, da cui i personali latini , faltenus, faltinius, Faltonius, e da cui anche il notissimo toponimo Falterona e numerosi altri.
Fermandomi per ora alla questione etimologica di Filattiera, osservo, in confronto alle conclusioni divergenti dei due valorosi studiosi, che gioverà forse meglio alla sua soluzione, tentare di cogliere la parola nella sua concretezza, individuandola nel suo ambiente e nella sua storia, piuttosto che analizzarla alla stregua di astratti elementi o fonetici o di filologia preromana (4).
Così nel caso del ravvicinamento di Filattiera o Faltèra a Falterona (che potrebbe anche essere solamente fonetico), va tenuto presente che, malgrado l’opinione prevalente tra i più autorevoli studiosi, si può avere qualche dubbio sulla radice etrusca di quest’ultimo nome (4). Manca esso infatti nella tradizione classica ed il Boccaccio, pur dopo il ripetuto ricordo di Dante, lo nota come il nome di suono volgare (5); inoltre il monte che lo porta si trova in una parte della regione appenninica, dove le influenze linguistiche settentrionali sono tanto vive da estendersi fino all’aretino ed al chianese, le cui parlate, come è noto, hanno fortemente subito l’influsso dei dialetti emiliano-romagnoli specialmente del Bolognese-Imolese. Se il nome di Falterona suonava strano a un orecchio toscano come quello del Boccaccio, il fatto poteva derivare da una di queste influenze e potrebbe far sospettare la presenza di un elemento fonetico emiliano, ciò che, meglio, forse, che la proposta radice etrusca, potrebbe permettere di avvicinare Falterona al nostro Faltéra, data le molte condizioni emiliane della parlata filattierese.
Ma distaccando la questione di Faltéra dalla questione di Falterona, estranea al mio argomento, io credo si possa proporre per la prima una derivazione greca da mettersi in relazione non a una influenza indiretta di prestigio linguistico, come potrebbe supporsi per la Baselica di Guinadi (dato che questa forma, nel significato di oratorio cristiano, ha avuto larga diffusione, anche in territorio gallico, nel V sec. prima della prevalenza di ecclesia) ma a una influenza diretta dovuta al prestigio del dominio.
Se generalmente conviene, per le indagini di toponomastica, tornare alla forma dialettale, in alcuni casi può meglio giovare il seguire la traccia indicata dal nome latino.
Nel caso nostro tra la forma dialettale , Faltéra, e la forma latina, Feleteria, Filiteria, Fiolateria, Fillitera, è troppo forte per non tenerne attentamente conto. In genere, trascrivendo i nomi volgari di luogo, di significato ormai ignoto, gli antichi notari, e specialmente i cronisti, cercavano nel loro suono una qualsiasi traccia etimologica, per avvicinarli a qualche parola nota del latino volgare o dotto.
Ora è evidente che le citazioni lezioni latine di Filattiera, mantengono anche sotto questo aspetto, oltre che foneticamente, una forma indipendente da Faltéra, se da Faltu, e dalle altre fasi che l’avrebbero preceduta, se da *Filictaria. Notando questo distacco dalla forma volgare della forma dotta ( che solo tardi nei cronisti par subire l’influenza analogica di “filatéra” sequenza, sfilata) (6), si può pensare a una origine non remotissima del nome mutuato da lingua dotta meglio perciò conservato nella forma letteraria e più alterato nella flessione volgare. Ciò appunto giustifica l’ipotesi dell’origine greca del nome, da riferirsi al periodo della dominazione bizantina. Ragioni storiche e sufficienti corrispondenze fonetiche suggeriscono di cercare l’origine del nome di Filattiera nel termine greco […..] – lat. philacterium e philacteria, nel suo significato classico di luogo o posto di guardia o di presidio., La parola era ancora viva al tempo di Procopio (VI sec.) che l’adopra nel senso appunto di presidio militare (7).
E’ stato osservato che la dominazione bizantina ha lasciato ben poche tracce nella toponomastica non solo dell’Italia Settentrionale ma nella Riviera ligure e nello stesso Esarcato e che le non molte sopravvivenze greche di supposta origine bizantina nell’Italia meridionale, debbano piuttosto attribuirsi alla Magna Grecia.
Come dunque si può giustificare la permanenza di tal voce bizantina in Lunigiana?Bisogna certo sottrarsi alle facili generalizzazioni, individuare bene il caso, e tener conto di quelle imponderabili ragioni che in parte posseno essere illuminate dalla storia. Occorre ricordare il lungo dominio bizantino in Lunigiana, persistito – contrariamente a quanto sin qui creduto – fino al sec. VIII, e l’importanza eccezionale che in quei periodi ebbe Filattiera (8). Era questa certamente la posizione più importante, a settentrione di Luni, sulla via di Montebardone, quando ancora non era sorta Pontremoli, mancando quelle condizioni di attività del valico della Cisa che, cambiata la situazione politica e militare, provocarono in seguito una profonda trasformazione demografica nelle alte vallate del Magra. E’ evidente che la comunicazione per la Cisa non poteva avere il suo pieno sviluppo per il contrastato dominio, su quella comunicazione tra Longobardi e Bizantini sia che, dopo la prevalenza dei Longobardi anche nella Riviera i bizantini, per trattato, avessero mantenuto il possesso di Luni e della strada di Monte Bardone; sia che i Longobardi dominassero al di là della Cisa; sia in fine che il dominio longobardo si fosse esteso nell’alta Val di Magra, per lo meno nella parte occidentale, secondo un’ipotesi che potrebbe essere confortata dagli esempio di numerosi situazioni storiche consimili. Filattiera, dunque, come è stato acutamente dimostrato dal Ferrari e dal Formentini, aveva, tanto in relazione alla strada di Monte Bardone, quanto al dominio bizantino su Luni e di fronte alla pressione longobarda, una importanza militare veramente eccezionale, tale da giustificare l’esistenza di forti presidi militari (9).
Vi sono dunque assai forti ragioni storiche e comprensibili elementi di psicologia popolare per spiegare come, contrariamente a quanto può essere avvenuto altrove, sia rimasta nella toponomastica della Val di Magra il vivo ricordo degli importanti presidi bizantini e ne sia tenacemente persistito il termine.
Le stesse ragioni oltre le già dette, valgono a spiegare come in questo caso, la forma latina del nome di Filattiera abbia conservata la fisionomia originale della parola, meglio che non la forma volgare. La quale, del resto, riproduce foneticamente il termine greco con minore alterazione che non il supposto*FILICTARIA. Si ha infatti in Faltéra da […] lat. philacteria, la caduita della protonica (stomgar, sromacare); – il in – al (balansa, bilancia, BILANCEM, salvadegh, selvatico, SILVATICUS); – eria in -era come in masera (macerie, MACERIA): fenomeni regolari nella parlata filattierese.
Ma come un riprova fonetica della proposta etimologia si trova nella forma latina e italiana di questo nome. La stessa parola greca, infatti, è derivata al latino e all’italiano di questo nome, sebbene con un significato diverso, traslato nel senso, cioè, di amuleto, preservativo, giunteria. Si trova in tal significato nel Vangelo di Matteo (10), ed è resa nella volgata con philactérium, e dalle traduzioni italiane con filattiera: i vocabolari la registrano in varie lezioni filattéria, filattéra, filatéria.
Se dunque sforzandoci di individuare la parola, siamo riusciti ad intenderla in rapporto alla sua funzione, e se non ci siamo ingannati, a scoprirne la storia: la parola stessa a sua volta rischiara la storia della località. Questo ricordo toponomastico di importanti presidi bizantini in Val di Magra, non solo infatti, conferma gli studi del Formentini sulla importanza e sulla durata della dominazione bizantina in Lunigiana, ma conferma pure, e in parte mi pare precisi, i diligenti e acuti studi del Ferrari sulla storia medioevale e la topografia di Filattiera (11).
Resta ora da vedere se, risolto in tal modo il problema etimologico di Filattiera, non si rischi una troppo imprudente generalizzazione a proporre un etimo greco anche per il gruppo toponomastico notato dal Formentini. Osservo in ogni modo, senza affrontare decisamente la questione linguistica mancando la documentazione necessaria, che la felicta o feletta di Soliera (località ancora conosciuta , situata vicino a quel convento e chiamata in vernacolo feileta)si trova nel territorio di una pieve importante e in punto stradale notevole sulla via del Cerreto. Va infatti tenuto presente che i bizantini di Luni potevano avere per questa parte comunicazioni più dirette e, forse, in certi periodi, senza discontinuità con ‘Esarcato.
I nostri vecchi viandanti chiamano tuttora la via del Cerreto, la via per la Romaniola, che è appunto il nome volgare dell’esarcato.
Per la Felecta o Feleia di Isola parmi importante una osservazione del Mazzini il quale ne ha parlato a proposito della Pieve di San Venerio. Identificata la cappella dei SS. Giacomo e Filippo de Feleta, secondo la registrazione di un estimo del sec. XV, nella attuale chiesa parrocchiale di Isola, frazione del Comune della Spezia, aggiunge: “”La denominazione di feleta che figura nell’Estimo non vive al giorno d’oggi, ne m’è occorso mai di trovarla in altri documenti. Noto peraltro che Felettino si chiama tuttora una frazione della parrocchia stessa, posta alle falde del poggio su cui sorge la chiesa (12). Se i due nomi sono diversi e non un’alterazione del primo nel secondo, la vicinanza tra Feletta e felettino suggerrirebbe di avvicinare a Filattiera il Filetto, Flet, di Viallafranca, supponendo in questi Filetti come derivati da [….] alcuni distaccamenti militari di presidio alla strada (13). Ora lo spostamento a monte e ad oriente dell’attuale tracciato della strada, non solo non contrasta con le presumibili condizioni del terreno nei tempi remoti ai quali bisogna riferirsi, ma trova una documentazione nei tracciati delle mulattiere dal Merizzo a Monti, strade ancora battute per le necessità dei commerci . tra l’alta e la media Magra, dai nostri valligiani.
M. Giuliani, Toponimi bizantini in Lunigiana, Archivio storico per le province parmensi / pubblicato dalla R. Deputazione di storia patria. Nuova serie, vol. 30., anno 1930 , 8
(1) Cfr. U. Formentini, Note per lo studio della topografia fondiaria e della toponomastica etrusco-romana nel Golfo della Spezia, in Memorie dell’Accademia Lunigianese di Scienze G. Capellini, vol. IX, fasc. II; e N. Maccarone, Di alcuni parlari della media Val di Magra, saggio fonetico, in Archivio Glottologico Italiano, vol. XIX, 1923, 25-26
(2) Infatti da FILICARIA si ha, nelle varie flessioni dialettali: la Filigare sulla carrozzabile Bologna Firenze, al passo dell’Appennino; La Filicaia in Garfagnana (Castelnuovo) ; la Felegaria, ma, in alcuni documenti anche Felegarda, di Groppo San Pietro in Lunigiana; la Felegara in Val di Taro (Fornovo), Gli Statuti di Pontremoli ricordano una località sulla vecchia via Pontremoli-Genova, detta Campum felgosium.
(3) A parte la diversa pronuncia dialettale di felce, felsa, è difficile giustificare l’esito di -aria in éra, nel filattierese, diversamente che nel pontremolese, costante in ara. Il M. adduce il n.p. Piagneri e n. 1 Iera. Il primo però appartiene a famiglia dell’alto pontremolese, mentre una località vicina a Filattiera è detta Piagnara (PLANJARIA): per il secondo è troppo dubbia la proposta derivazione da GLAREA. La denominazione di una località che s’incontra sulla via della Cisa, presso Berceto, offre un tipico esempio in proposito. Il Molossi nel suo Voc. Top. registra, a S.E. di Berceto il monte Tabertasco. Dato il supposto suffisso ligure in -asco il nome poteva dunque far pensare a un toponimo preromano. Il dotto arc. di Vigatto don G. Schianchi ha, invece, di recente dimostrato, con rigorosa documentazione, che il nome Tabertasco è una recente trasformazione di “Case bertesche” ridotte nella pronunzia locale a “Ca bertasche” e ulteriormente, smarritasi la nozione della cosa, forse per l’assimilazione di “c” a “t”, a “Tabertasco”. Cfr. G. Schianchi, Gli antichi ospedali di Roncaglia e della Cisa in Biblioteca della Giovane Montagna, n. 40, 1926, p. 41 e ss.
(4) Il Marinelli pensa a una relazione del nome “Falterona”, “Feltrona” col monte Feltro. Cfr. La Terra, v. IV, p. 189
(5) Il Boccacio, descrivendo il corso dell’Arno, scrive: Is igitur ex dextero apenninio latere ex eo loco cui vilògo dicitur Falterona prorumpens…etc…..De Mont. ecct.
(6) Da “fillatim” deriva appunto il suo “Filliterra” il cronista pontremolese del sec. XVI Gio. Rolando Villa negli Annali di Pontremoli, c. 43 .- recto , ms presso il sen. C. Cimati. Anche G.A. Pedriani, un cronista filattierese del sec. XVI, pensa evidentemente alla stessa etimologia: Filattiera già era posta in piano per lo lungo …etc….Cfr. Ferrari, Yna cronacchetta Filattierese del sec. XVI, in Giorn. Storic. della Lun. XIII
(7) Procop. Gotth III
(8)Cfr. U. Formentini, Istituti, popolazioni e classi della Spezia medioevale e moderna, in Il Comune della Spezia, A II, nn. 10-12, 1924; e P. Ferrari, Il Castellaro di monte Castello nell’alta Valle del Capria in Lunigiana, in q. Archivio, vol. XVI, N.S., 1927. Le nostre osservazioni vanno riferite dunque non al periodo romano-bizantino, ma al periodo propriamente bizantino, quando, di fronte all’invasione e diffusione longobarda lo sforzo di ellenizzazione fu intensificato come mezzo di resistenza. Eccezionalmente vigoroso dovette essere in Lunigiana, specialmente dopo la conquista di Rotari a ponente di Luni, ridotti i greci ad un breve territorio isolato tra i domini longobardi.
(9) Una situazione simile, così per la funzionalità della via della Cisa, come per l’importanza di Filattiera, si sarebbe in certo modo riprodotta, sebben in forma molto meno energica, durante il dominio , a traverso il Ducato di Milano, degli Spagnuoli su Pontremoli nei secc. XVI e XVII Filattiera era stata presa in accomandigia, in quel tempo, dal Duca di Toscana, che, in gara con gli stati vicini, tendeva ad estendere i suoi domini anche in Val di Magra. Cosimo dopo aver resa possibile una comunicazione, ininterrotta, tra i suoi domini sulla sinistra della Magra di Fivizzano a Filattiera, volle poi, per la comunicazione con Parma, evitare il territorio spagnolo e la Cisa e fece costruire la via del Cirone per la Rocca Sigillina, nella valle della Capria, che gli apriva indipendentemente dal pontremolese, la via per la Lombardia. Più tardi, poi, quando nella seconda metà del sec. XVII Pontremoli passò da Genova alla Toscana, la strada del Cirone fu abbandonata e la via della Cisa riebbe la prevalenza. Per la situazione territoriale e la necessità delle comunicazioni, le relazioni sulla sinistra de3lla Magra tra Toscana, Modena e Milano, un confronto con la situazione Longobardo-Bizantina, porta certo un elemento realistico di orientamento nello studio della viabilità, come possono confermare le tracce di una fortificazione bizantina recentemente scoperta a Montecastello nella valle della Capria. Cfr. Tarq. Tozzetti, Viaggi in div. part. della Tosc., X 235; e Ferrari, l.c.p. 38
(10) N.T., Matth, XXIII, 5
(11) Nei documenti dell’alto medioevo il nome di Filattiera è, per un certo tempo, sostituito dal nome di Surano. Ma questo non soppiantò mai completamente il primo che finì poi per prevalere definitivamente con una di quelle lotte di parole, fatte di elementi quasi imponderabili, ben note agli studiosi. Surano era forse il nome di una frazione dell’abitato, o villa come oggi si dice, compreso nella denominazione genetica di Filattiera. Per Surano ( da Supranum?) Cfr. Mazzini, Giorn. St. d. Lun. X, 84-5
(12) Cfr. U. Mazzini, per i confini della Lunigiana, in Giorn. St. della Lun. A.I., fasc. I, pag. 21
(13) Un’altra località denominata Filettino si trova in Lunigiana nella Val di Vara, ed è una frazione di Calice al Cornoviglio poco distante dalla parrocciale di S. Maria. Merita di essere notato come le varie felete e felettine che abbiamo ricordato si trovino in punti stradali importanti e nelle vicinanze di Pievi o di antiche chiese. Si avrebbero in tal voci ( PHILE, PHILETES, tribù, sezioni d’esercito) riferimenti alle divisioni territoriali militari bizantine. La flessione di PHILETES in Flet (Filetto) potrebbe far supporre una forma di Flatera passata a Faltera per metatesi.