In questo periodo l’amico Riccardo Boggi , uno dei più attivi intellettuali e ricercatori che abbiamo oggi fra noi, sta girando la Lunigiana per la presentazione del suo ultimo libro “Ciel sereno e terra scura , Racconti di segnature , paure e un saggio ritrovato”. Si tratta del recupero e della “rivisitazione” di un suo vecchio saggio di Antropologia culturale del 1977 derivato dalla tesi di laurea del 1975 presso l’Università di Genova , arricchito da una serie di racconti basati sulla testimonianza reale riguardante gli ultimi praticanti delle “segnature” magico-religiose , cioè della cosiddetta “medicina popolare”.
Uno dei capitoli, verso la fine, si occupa della tradizione delle “feste di paese”, cioè di quei pochi episodi di religiosità popolare ancora esistenti in Lunigiana , anche se ormai vanno perdendo, piano piano ,il loro significato. Fra di loro ad es. il falò di S.Nicolò a Villafranca, la fiera di S.Genesio a Filetto, i pellegrinaggi alla Madonna del Monte sopra Mulazzo e quello alla Madonna della Neve in Gaggio a Podenzana . Quest’ultimo santuario lo ha interessato particolarmente poichè nelle ultime pagine riporta, come esempi di religiosità popolare, molti dei messaggi che i pellegrini hanno lasciato alla Madonna.
Questo lungo preambolo mi permette di mettere in evidenza una parola, un toponimo, che è particolarmente interessante : GAGGIO. Perchè questa parola ,che non esiste in altro luogo della Lunigiana? Perchè è di pura origine longobarda. Secondo i libri di storia i Longobardi hanno invaso la nostra penisola a partire dal 568 d.C. vi hanno fondato un regno che è rimasto ufficialmente attivo fino a che Carlo Magno non li ha scalzati nel 774, un buon paio di secoli. Ma qui da noi in Lunigiana ufficiosamente sono rimasti di più dato che Carlo Magno invece di insediare qui i suoi comites, cioè i suoi nobili ha preferito lasciare nei centri di potere le famiglie preesistenti di origine longobarda, come gli Obertenghi , che poi dettero origine alle famiglie dei Malaspina, degli Estensi e dei Pallavicino. Per questo molte parole di origine alto-tedesca provenienti dalla lingua longobarda sono rimaste nei nostri dialetti.
Per esempio GAGGIO deriva da GAHAGI che significa “tenuta da caccia feudale o reale, bosco o terreno recintato” ,parola presente nell’Editto di Rotari del 643, e ancora esistente nel tedesco moderno come GEHEGE.
In italiano le parole di origine longobarda sono molte, come ANCA, STINCO, TRUOGOLO, SALA, STAMBERGA, STALLA, GUANCIA, ecc. (e anche GUERRA purtroppo).
Ma qui mi voglio limitare a qualcuna di quelle che usiamo nei nostri dialetti . Di BRANDONARI ( Alari del camino) ne ho già parlato in un blog precedente. Ne cito altre così a braccio, senza un ordine alfabetico.
Per esempio SKOSAL ( Grembiule) che viene da SKAUZ (Grembo) , che ci riporta anche allo stesso SKOS, cioè Grembo. E poi LERFI (Labbra) sempre dal longobardo LEFFUR (Labbro grosso e sporgente); BANDINELA ( Stendardo, e qui mi viene in mente il tradizionale e storico stendardo rettangolare più lungo che largo , nero ricamato in oro, della Venerabile Misericordia di Bagnone , detto appunto “la Bandinela”), parola che deriva dal longobardo BAND (festone, insegna tessile, bandiera). E poi , una parola che usiamo tutti i giorni senza conoscerne l’origine, BICER ( Bicchiere, naturalmente) da BEHHARI , ancora esistente nel tedesco BEKER. Andiamo avanti con BROK nel significato di Pezzetto di legno o di ramo d’albero ; FANT (Ragazzo) che ha uno sviluppo etimologico più interessante . Infatti viene da FANTHO che nell’esercito Longobardo definiva il guerriero a piedi , e così come Fante e Fanteria è rimasto anche negli eserciti attuali ; ma siccome allora i guerrieri a piedi erano quelli più giovani, i più grandi e importanti andavano a cavallo (specialmente quelli che avevano i soldi per comprarselo), nei nostri dialetti la parola è rimasta anche per indicare i ragazzi ancora molto giovani . E nell’espressione ” Oh, bei me fanti!” che non traduco perchè la usiamo tutti. Un’altra parola che traggo da un saggio di Germano Cavalli, il maestro di noi tutti, sulla raccolta delle castagne : la ROSTA ( pl. ROSTIA) , cioè quelle barriera che si fa con gli ulici (ULSI) o altro perchè le castagne non ruzzolino giù per i poggi nei castagneti di altri proprietari. ROSTA viene da HRAUSTA proprio col significato di Barriera.
E poi ce ne sarebbero molte altre di parole , ma mi fermo qui e ne lascio qualcuna per un’altra puntata. Solo una esistente nell’antico longobardo mi ha incuriosito e la voglio citare, cioè BISKIZAN, cioè Discutere , Bisticciare. Non me ne voglia l’amico Gianni Beschizza da Pontremoli, ma non sarà che qualche secolo fa ha avuto un antenato che aveva l’abitudine di discutere e bisticciare con altre persone? Chissà….Tanto più che le sue origini sono di Bratto e , a quanto pare , BRATTO e BRAIA sono due toponimi di origine longobarda….
Articolo di Pier Luigi Simonini, tratto dalla pagina Facebook: Raccontando parole del 27.11.2023