SU DI ALCUNE VARIETA’ DELLA CONOCCHIA LUNIGIANESE

La serie di conocchie che mi è grato descrivere fa parte della mia collezione, eccezion fatta dei numeri 1, 2 e 3 che appartengono alla Collezione Etnografica del Museo Civico della Spezia.

Sono 32 esemplari, tuti da me raccolti nelle varie località della Lunigiana. Ho raccolto anche, quando mi fu possibile, qualche documento intorno all’origine, tradizione od altro che potesse avere stretta relazione con alcune di queste rocche. Ne posseggo di due forme: la rocca propriamente detta e la frezza: l’una atta a filare la canapa e l’altra alla filatura della lana.

A parte la frezza, la quale non è altro che una semplice asta superiormente biforcuta, la forma della rocca propriamente detta si può considerare la stessa per tutta la Lunigiana ( Rocca n, 1).

Qualche diversione qua e là si verifica, come ad esempio nella rocca di Agliano ( n. 120).

Ma anche nei casi in cui questa diversione non c’é, la rocca lunigianese presenta delle particolarità che la contraddistinguono da un paese all’altro, come per esempio quella di Valdipino e quella di Pontremoli, caratterizzate: la prima da un’ornamento di vimini intrecciati, e la seconda da una torricella scolpita; e così la rocca di Zeri che porta anch’essa apicalmente scolpita una torricella facilmente distinguibile da quella Pontremolese.

Ma l’ornamentazione si può considerare come caratteristica delle zone pastorali (Uglioncaldo, Monte dei Bianchi, Zeri ecc.) ove, come nella rocca n. 318 (Zeri) e nel n. 109 (Uglioncaldo), la semplicità del tipo fondamentale si nasconde sotto una profusione di ornamenti. In altre zone, invece, questo tipo si mostra semplice e privo di intagli; solo qualche volta è leggermente inciso nella regione apicale. Vedi per esempio sulla tavola il n. 269 proveniente da Quaratica.

Nella qui acclusa tavola ho riunite le otto varietà a cui si riferisce il tipo delle rocche da me descritte. Solo quella di Biassa si stacca recisamente da tutte le altre. Nel complesso delle rocche lunigianesi essa non costituisce una varietà, ma un tipo a sé che, al contrario del tipo dominante in tutta la Lunigiana, non si mai espanso al di là del proprio territorio.

Rocca n. 1, proveniente da Pontremoli, E’ di castagno, col manico intagliato nella parte superiore. L’intaglio termina in un anellino a strie inclinate e rappresenta una spirale tratteggiata ai lati a guisa di lisca di pesce. Al di sopra delle gretole è scolpito il torrione a tre piani, incavato, ed inciso esteriormente. Alla base vi è un anello della scorza di legno adoperato che evidentemente serve da rinforzo. Nella parte interna delle gretole, le quali sono in numero di otto, vi è un’asticella di rinforzo che attraversa centralmente l’anima ed arriva alle due estremità. L’anima è un disco pure di castagno leggermente incavato nei punti di contatto colle gretole: la lunghezza totale della rocca e di cent. 95 , (vedi nella fig. rocca n. 1).

Rocca n. 2 proveniente da Pontremoli. Differisce dalla precedente unicamente per la mancanza del piccolo tratteggio ai due lati della spirale incisa nella porzione del manico sotto le gretole.

Rocca n. 2 e n. 3 provengono da Pontremoli. Sono recenti ed evidentemente copiate da altre preesistenti. Variano dalle due già descritte per avere la torre di due piani anziché tre, e per essere esternamente intagliate in modo diverso. Anche le incisioni poste al di sotto delle gretole sono diverse ed irregolari; infatti sono costruite da tante strie perpendicolari foggiate ora a lisca di pesce, ora a linee spezzate, ora a quadrelli ed ora a linee ondulate. In complesso sono rozze e non hanno nulla di caratteristico.

Rocca n. 116, proveniente da Uglioncaldo (Valle del Lucido). E’ di stipa, senza incisioni e di forma primitiva. Ha 5 gretole e manca l’anima. Il manico porta come ornamento degli annerimenti prodotti a bella posta per mezzo del fuoco. Non ha nulla di notevole.

Rocca n. 115 proveniente da Uglioncaldo. E’ di stipa come la precedente e porta, come unico ornamento, delle abbruciature disposte a spira lungo il manico. Ha quattro gretole anziché cinque. L’anima è sostituita da una quadratura esterna dello steso legno, che avvolge le quattro gretole nella parte mediana rinserrandole in quattro intaccature poste ai quattro angoli. Le due estremità del pezzo di stipa formante questa quadratura non sono riunite, ma bensì trattenute come due molle da due gretole opposte, sulle quali si appoggiano una al di sopra e l’altra al di sotto.

Rocca n. 111 proveniente da Uglioncaldo. E’ fatta di canna e misura cent.90. Ha sei gretole e al posto dell’anima porta una linguetta di castagno avvolta esternamente alle gretole nella loro parte mediana e intaccata nei punti di contatto con esse. L’unica ornamentazione è costituita da incisioni a fuoco che partendo dalla base delle gretole si prolungano per circa 40 cent. verso il manico. Queste incisioni rappresentano un insieme di foglie disposte con poca simmetria; eccetto da un lato del manico, dove la forma di una foglia e acacia è relativamente bene imitata. In complesso è tutto un disegno primitivo che mi ricorda le incisioni a fuoco delle grandi pipe di canna della Nuova Guinea.

Rocca n. 110, proveniente da Uglioncaldo, è simile alla precedente.

Rocca n. 117, proveniente da Uglioncaldo. E’ di stipa , con cinque gretole e l’anima di legno a forma di esagono, intaccata nei punti di contatto con le gretole. Superiormente porta una specie di campanile a facce parallele e terminante in una punta con incisioni simmetriche, parallele, ed inclinate. Porta lungo il manico, a mo di ornamento, delle bruciature simili a quelle delle rocche 115 e 116.

Rocca n. 118, proveniente da Uglioncaldo. Sia per la forma che per gli ornati non diversifica dalla precedente. Ha, però, sei gretole anziché quattro.

Rocca n. 109n proveniente da Uglioncaldo. E’ di canna e porta numerose incisioni a fuoco rappresentanti degli ornati relativamente simmetrici. Nella porzione sopra le gretole l’ornato consiste di tre anelli paralleli alti pochi millimetri e distanti l’uno dall’altro circa un centimetro. Gli interspazi sono cosparsi di incisioni rappresentanti dei piccoli soli ed i lati degli anelli sono ornati di festoncini a zig-zag. Questo medesimo motivo adorna il manico per una lunghezza di cent. 20, e al di sotto del quale vi è un B. N. punteggiato che probabilmente è la sigla dell’autore. Porta otto gretole le quali, anziché dall’anima, sono mantenute nella loro posizione da un insieme di cannoncini disposto a raggiera fissati molto rozzamente dalle gretole mediante una resina nera. Nel complesso la rocca è delicata e presenta una certa eleganza.

Rocca n. 114 proveniente da Uglioncaldo. Il manico è di stipa e non porta alcun ornato. Le gretole sono in numero di tredici e disposte l’una aderente all’altra in modo che l’anima resta completamente nascosta. Le gretole tanto alla base che in cima sono fissate al manico con della cordicina e nella parte mediana sono inchiodate all’anima. Al di sopra delle gretole termina in una piramide quadrangolare.

Rocca n. 112 proviene da Monte dei Bianchi (Valle del Lucido). E’ di frassino con sei gretole. Non porta nessun ornamento nel manico, l’anima è esagonale a lati ricurvi e rientranti, ed incurvata ai vertici, dove si incastrano le gretole. Al di sopra delle gretole è intagliata una torricella a due piani terminante in una cupola leggermente appuntita.

Rocca n. 113 proveniente da Monte dei Bianchi. Differisce dalla precedente per essere di castagno.

Rocca n. 121 proveniente da Monte dei Bianchi. E’ di frassino e non ha nessuna incisione nel manico. Sopra la porzione delle gretole vi è un intaglio rappresentante una piramide triangolare posata sopra un piedistallo faccettato a pentagoni a forma di dodecaedro. La forma dell’anima è come quella delle due precedenti, e differisce da esse soltanto per avere un foro centrale.

Rocca n. 119 proveniente da Agliano. E’ di frassino, non ha nessun ornamento, eccetto la porzione al di sopra delle gretole che porta alcune incisioni rappresentate da piccole linee traversali. Le gretole sono in numero di 10 e disposte una accanto all’altra come nella Rocca 114 di Uglioncaldo, però sono fissate al manico mediante della cordicina spalmata di resina. Nella camera interna determinata dalle gretole sono racchiusi due o tre sassolini, i quali istoriano una tradizione paesana, secondo la quale le filatrici, scuotendo la rocca e facendo risonare i sassolini, sogliono dire essere in questa racchiusa la loro fortuna. Viene perciò chiamata Rocca del Sonaglino.

Rocca n. 120, proveniente da Agliano. E come la precedente, ha però il manico ornamentato con leggere incisioni che partendo dalle gretole si prolungano per 25 cent. Questi ornamenti rappresentano motivi diversi separati l’uno dall’altro da un anello di strie di varia dimensione. Il primo spazio interanulare è riempito di strie circolari parallele l’una all’altra. Il motivo cambia bruscamente nel secondo anello dove l’autore ha voluto incidere, ma con pochissima riuscita, due cuori. Nel terzo spazio vi è incisa una scacchiera. In quello successivo, un qualche cosa come un uccellino ed una piuma di pavone. Nel quinto spazio da una parte ritorna ad incidere un cuore relativamente riuscito, e dall’altra una foglia di acacia. In fine l’ultimo spazio, il quale è il più piccolo, porta quattro piccole foglie.

Rocca n. 239, proviene da Valdipino. E’ fatta con una rozza asta di castagno e non porta nessuna incisione. Ha quattro gretole e l’anima è sostituita da quattro asticelle ricoperte da un ornamento fatto con vimini che si intrecciano ai quattro spigoli formando quattro rosoni quadrangolari. La porzione sopra le gretole termina a punta ed ha conservata la scorza come nella parte basale delle gretole, ove si estende per cinque centimetri.

Rocca n. 269, proveniente da Quaratica. E’ di castagno e misura m. 1,20 di lunghezza. Ha sei gretole e l’anima a forma di disco, intaccata nei punti di contatto con le gretole. L’unico ornamento risiede nella porzione al disopra delle gretole, e consiste in quattro foglie lanciolate a nervature parallele, profondamente intagliate e disposte a mò di piramide. E’ rude e pesante.

Rocca n. 252, proveniente da Biassa. Il manico è di castagno e le gretole di canna. La disposizione di queste si stacca da quella di tutte le altre rocche sin qui descritte. Sono divise in tre serie di 14 ciascuna costituenti tre ovoidi rientranti posteriormente l’uno nell’altro. La porzione al di sopra delle gretole termina con una piramide quadrangolare e porta una serie di piccoli intagli relativamente simmetrici. In questo unico esemplare della collezione il manico primitivo manca quasi tutto; ed è stato sostituito con una rozza asta di castagno. Il troncone rimasto misura 6 cent. ed è pure intagliato. Questa forma di rocca veniva fatta a Campiglia.

Rocca n. 322, proveniente da Pietrapiccata (Arzelato). E’ di castagno, porta sette gretole ed ha l’anima formata da un disco di legno forato centralmente e intaccato alla periferia nei punti di contatto con le gretole. Non ha traccia di incisioni, eccetto nella parte apicale, ove è rozzamente scolpito un campanile alto 9 cm. Ha il manico intagliato e l’intagliatura è divisa in tre zone separate tra di loro da un anello formato di filo d’ottone. Il motivo ornamentale della prima zona, che ha la lunghezza di 10 cm. è costituito da tanti zig-zag in rilievo ed a decorso longitudinale. Nella seconda zona sono incise: da una parte tre foglie e dall’altra si ripetono i motivi a zig-zag. In una piccola incavatura rettangolare è collocata una figurina a stampa con sovrapposto rozzamente un vetrino tenuto fermo da due bullette a testa d’ottone. Quattro di queste bullette girano intorno al manico formando un anello al disopra dell’incavatura, e si ripetono nella parte mediana della terza zona. Al disopra delle gretole è scolpito un campanile alto circa 12 cm. e appuntito secondo l’architettura dei campanili del territorio. E’ intagliato alla base per circa 5 cent. e il disopra dell’intagliatura posta ai quattro lati, ha intaccature con vetrino e relativa figurina come abbiamo visto nel manico.

Rocca n. 318, proveniente da Piagna (territorio di Rossano, Comune di Zeri). E’ di castagno, con 5 gretole e l’anima a stella pentagonale coi vertici in contatto colle gretole. Il manico è profusamente intagliato per quasi tutta la sua lunghezza, questa intagliatura si continua lungo le gretole e lungo la porzione posta al disopra di esse. Questo motivo è alla base di piccole intagliature a zig-zag non sempre uguali né regolari nel loro corso e nella loro disposizione. La regolarità è invece curata maggiormente nella parte esterna delle gretole, al disopra delle quali è scolpito un campanile, munito dei soliti vetrini e terminante in punta.

Rocca n. 313, proveniente da Castoglio (territorio di Rossano e comune di Zeri). Di castagno, con 5 gretole e senza anima. Presenta la solita ornamentazione a zig-zag nel manico e lungo tutta la parte esterna delle gretole, al disopra delle quali è scolpito il solito campanile appuntito armato dei soliti anelli di bullette d’ottone.

Rocca n. 314, proveniente da Castoglio (Rossano). E’ di canna con 5 gretole, e non porta nessuna ornamentazione. Al disopra delle gretole è posto un pezzo di castagno terminante in punta. Probabilmente l’autore avrà voluto dare con ciò l’idea del solito campanile.

Rocca n. 317, proveniente da Patigno (territorio di Zeri nel comune di Zeri). Ha sei gretole, con anima a disco, intaccata nei suoi punti di contatto con le gretole. E’ intagliata lungo il manico e in tutta la faccia delle gretole al disopra delle quali si eleva il solito campanile munito di vetrini come abbiamo visto nelle Rocche n. 312 e 318. Lungo il manico porta 5 serie di bullette a testa d’ottone, disposte a mo di anelli distanti l’un l’altro circa 6 cent. come abbiamo visto nelle rocche di Rossano.

Rocca n. 319, proveniente da Patigno. E’ di castagno ed ha sei gretole. L’anima è dentellata alla periferia. Sul manico fu lasciata la corteccia per una lunghezza di circa 15 cent. a scopo di ornamento e su questa fu eseguito un intaglio a scacchiera. La porzione al disopra delle gretole si prolunga per 10 cent. in una punta.

Rocca n. 321, proveniente da Patigno (comune di Zeri). E’ di castagno, ha otto gretole e manca l’anima. Il manico porta dodici anelli distanti circa 1,2 centimetri l’uno dall’altro, intagliati nella corteccia. Un altro anello pure di corteccia è posto alla base della porzione sopra le gretole che termina in un obelisco.

Rocca n, 315, proveniente da Noce (territorio di Zeri, comune di Zeri). E’ di noce, ha sei gretole e l’anima a stella con sei raggi ed i vertici leggermente incavati nei punti di contatto con le gretole. Il manico, per la lunghezza di 25 cent., è ornamentato da piccole incisioni, ora a zig-zag, ora a lisca di pesce, ma quasi sempre irregolari. Queste incisioni sono suddivise in quattro zone separate l’una dall’altra mediante un anello di circa un cent. fatto con sottile filo di ottone. Ognuna di queste zone è attraversata da sei listine di ottone attortigliato, incastonale nel legno e disposte longitudinalmente intorno al manico. Questa ornamentazione fatta con filo di ottone è tutt’affatto originale nelle rocche fino ad ora osservate. Al disopra delle gretole è scolpito un campanile a due piani con quattro colonnette cilindriche e leggermente intagliate per ciascun piano. Al disopra di esso è posata una cupola sormontata da una piccola croc, dando così all’insieme l’aspetto di un campanile.

Rocca n. 316 proveniente da Castello (comune di Zeri). Differisce dalla precedente per avere il campanile d’un piano anziché di due, ed il manico con quattro anelli fatti con quattro bollette a testa d’ottone.

Rocche per filare la lana n. 223, 224 e 225 provenienti da Patigno (Zeri). Questa rocca ha una forma tutt’affatto speciale. Consistente in un bastoncello di castagno lungo circa un metro, coll’apice biforcuto ed appuntito sul quale le massaie infilzavano il fiocco di lana da filare. Nel pontremolese ed in tutto il territorio di Zeri, Arzelato e Rossano, viene chiamata in termine dialettale Frezza.

Il n.323, porta un ornamento alla base delle due punte fatto nella scorza lasciata per una lunghezza di 15 cent. Le altre due sono prive di ornamentazioni.

Giovanni Podenzana, Su di alcune varietà della conocchia lunigianese, Archivio per la etnografia e la psicologia della Lunigiana, 1911

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