
Carlo (Lorenzo all’anagrafe) nasce a Torrano il 6 febbraio del 1898 da Giovanni Bergamaschi e Maria Andreini, avviandosi ancora adolescente all’attività di muratore, mestiere al quale si dedicherà per tutta la vita.
Viene chiamato alle armi il 24 gennaio 1917 e dopo un sommario addestramento avviato in territorio di guerra dove giunge il 22 giugno 1917, inquadrato nel 4° Reggimento Bersaglieri; dopo qualche settimana gli vengono assegnati i gradi di caporale.

E’ a Caporetto il 24 ottobre 1917, quando con azione fulminea l’esercito austro-ungarico colse di sorpresa i nostri soldati (i nostri comandanti non si aspettavano l’attacco). L’esercito italiano sbandò paurosamente e fu costretto ad arretrare precipitosamente, lasciando sul campo uomini e mezzi.
Carlo fu tra le decine di migliaia di prigionieri e internato in un campo di concentramento in Austria, dove alla fame perenne si accompagnavano condizioni igieniche ed ambientali disastrose. Vi rimase sino al termine della guerra, rientrò in territorio italiano a piedi il 24 gennaio 1919.

Prima di essere congedato fu assegnato ai Cavalleggeri di Saluzzo e dovette però attendere il 5 ottobre del 1920 per essere posto in congedo illimitato; gli fu concessa la dichiarazione di aver tenuto buona condotta e di aver servito con fedeltà e onore, e autorizzato a fregiarsi della medaglia commemorativa nazionale.
Rientrato a casa, ha ripreso l’attività di muratore e il 17 aprile 1926 ha sposato Emma Fantoni, dalla loro unione nascerà il 28 gennaio 1927 Aldo, futuro frate, uomo di fede e di cultura.
In paese le condizioni di vita sono dure, non ci sono risorse adeguate per tutti ed in tanti prendono la strada dell’emigrazione.
Anche Carlo con la sua famiglia decide di espatriare e nel 1932 raggiunge Bastia, in Corsica. Quando la situazione internazionale precipita e la guerra è alle porte, Carlo decide di tornare a Torrano (la loro è l’ultima nave che riporta in terra italiana gli emigrati).
Muore il 30 maggio 1992; il figlio Aldo, a suggello di una vita trascorsa tra la famiglia ed il lavoro, fa apporre sulla tomba la frase: “Un requiem per un lavoratore finalmente in vacanza”.



