IL MOTIVO ORNAMENTALE TRA I ZERASCHI

Gli oggetto ornamentali provenienti dalla comunità di Zeri, sono dodici, 10 appartenenti alla collezione Podenzana (7 rocche, due scatole, un bastone) e due al Museo Civico della Spezia.

Con questi 12 esemplari ci è possibile un primo confronto degli ornamenti zeraschi con quelli delle valli apuane già mentovati nel primo fascicolo di questo “Archivio”. A Zeri, gli svolgimenti dell’impulso all’ornamentazione non sono meno rigogliosi che tra i pastori apuani, sono però maggiormente evoluti. Ma anche qui, come lassù, ci si confonde sempre nel patrimonio primitivo del senso artistico comune a tutti i popoli, e se pure si constata tra i zeraschi un maggior grado di variazione del loro motivo limitato, il grado di fermezza con cui questo si trasmette, è sempre lo stesso.

Il tratto caratteristico dell’ornamentazione zerasca non ha nulla di comune con il tratto – ciò fa dapprima pensare a cicli di civiltà rimasti strettamente limitati, e poi, come a una conseguenza di essi, alla grande tenacia conseguita nella tradizione stilistica. Nello svolgimento del tratto caratteristico di entrambi i motivi ornamentali, noi ci sentiamo però sempre ed egualmente in Lunigiana, come di fronte ai motivi ornamentali, rammentiamo per entrambi il patrimonio artistico primitivo di tutti i popoli.

Ma prima di approfondirci nelle comparazioni, premettiamo l’analisi del materiale zerasco in nostro possesso. Non istarò a descrivere dettagliatamente l’andare dell’intaglio – sostituisco a ciò l’incisione, che raggiunge maggior efficacia dimostrativa e presenta al lettore una visione ben più chiara dell’oggetto ed una fedeltà quale non si potrebbe sperare da una lunga e non sempre possibile descrizione.

La collezione Podenzana:

N. 318 Rocca della Piagna (Rossano). L’asta è quasi completamente intagliata secondo un motivo fondamentale costituito da piccoli e numerosissimi zig-zag paralleli di cui l’autore si è servito costantemente ed esclusivamente per raggiungere nei suoi disegni un numero grandissimo di variazioni. L’intaglio divide l’asta in 12 zone riproducenti ciascuna una varietà caratteristica del motivo fondamentale. Longitudinalmente, ciascuna di queste zone si suddivide a sua volta in cinque o sei strisce definite da altrettante variazioni del motivo a zig-zag. Nell’asta della sola rocca, si ha, così, un complesso di oltre 7 variazioni di uno stesso motivo. L’insieme ci ricorda molto da vicino parecchi intagli delle isole oceaniche. Anche le 5 gretole, completamente ornamentate all’esterno, presentano altre 5 nuove varietà del disegno a zig-zag, ed altre 6 varietà si osservano nella porzione apicale dell’asta.

Il lavoro è stato condotto con grande finezza, delicatezza, ed eleganza.

N. 317 Rocca di Patigno (Zeri) – L’asta ripete l’intaglio a zig-zag della rocca precedente. Il disegno la divide in 7 zone sovrapposte , corrispondenti ad altrettante varietà dello stesso motivo; come nella rocca precedente, ogni zona viene poi a suddividersi in cinque o sei nuove varietà. Anche le sei gretole totalmente ornamentate, ripetono in sei differenti disposizioni, sei nuove variazioni a zig-zag.

Come nell’esemplare N. 118, il lavoro fu eseguito con finezza e delicatezza, con una grazia ed un’eleganza primitiva.

N. 315 Rocca di Noce (Zeri) – L’asta ripete il tratto fondamentale e la solita varietà di disegno. Come nel 315, l’intaglio divide l’asta in 4 zone.

N. 316 Rocca di Castello (Zeri) – Asta divisa in 4 zone dalle solite varietà del motivo fondamentale. In questo esemplare le zone, però, non sono continue, ma separate da anelli di sottile filo di ottone ravvolto a mo’ di rivestimento attorno ad esili anellini di ferro. Longitudinalmente, e per tutta la loro lunghezza, le zone sono intarsiate da altre simili spiraline parallele di ottone tra le quali decorrono differenti varietà del solito disegno a zig-zag. L’insieme di questa intagliatura dell’asta ricorda il manico di una clava tongana (coll. Cook – Museo Etn. di Vienna).

N. 319 Rocca di Patigno (Zeri) – l’asta è intagliata superiormente per circa 15 cm., secondo un disegno completamente uniforme a scacchiera. L’incisione fu operata sulla corteccia.

N. 223 Frezza di Patigno (Zeri) – Ha l’asta intagliata circa 15 cm. secondo il motivo della rocca N. 319. Il disegno non è però ugualmente uniforme postochè la parte intagliata appare come divisa in sei zone riproducenti ciascuna una varietà del motivo fondamentale a scacchiera. Come nel N. 319, l’intaglio fu eseguito sulla corteccia.

N: 355 Scatola di castagno proveniente da Noce (Zeri) – E’ lunga 14 cm. per 6 cm. di larghezza, e 6 di altezza. Ha il coperchio scorrevole. E’ incisa in tutte le sei facce, ma l’intagliatore ebbe l’ausilio del compasso nella quasi totalità del suo disegno – un assieme di foglie e di rosoni che ricordano gli intagli della navetta N. 94 e del pattine N: 90 (coll. Podenzana) provenienti dalla valle del Lucido.

N. 356 Scatola di castagno proveniente da Noce (Zeri) — Tranne per le dimensioni, che sono un poì più grandi, è simile alla precedente.


Nel complesso, l’ornamentazione tra i zeraschi risulta eseguita con maggiore passione e più profondamente che tra gli Apuani, ma come fattore nuovo, nel confronto, interviene la varietà grandissima dei disegni che i zeraschi hanno tratto dal loro motivo a zig-zag. Disegni che hanno riuniti ed intagliati in ogni singolo oggetto, tentando sempre, e quasi sempre con successo, di curare l’effetto del loro insieme.

Ciò che caratterizza ognuno di questi oggetti intagliati è precisamente l’esuberanza dell’ornamentazione risultante da questo succedersi di numerosi e svariati disegni che nel riunirsi non mirano mai alla concezione d’un soggetto unitario e, per massima, nemmeno si dispongono armonicamente, cambiando, anzi, bruscamente ad ogni piccolo tratto la fisionomia generale dell’intaglio, pur addimostrando l’intervento, se non della volontà , certo d’un sentimento innato per l’estetica. Sentimento primitivo, strano, ma ben compreso.

Per cui, la successione anarmonica delle troppe varietà di disegno poste in contatto, appare, se non voluta, certo guidata da un concetto artistico innato che appaga l’occhio ed attrae l’osservatore. Ora, non è possibile applicare alla valle del Lucido queste conclusioni. Là, il disegno ornamentale varia entro limiti troppo esigui. Malgrado che l’impulso all’intaglio sia fortemente sentito, il lusso dell’ornamentazione, quanto la complicazione del lavoro d’assieme, mancano e nemmeno vi sono possibili. La finezza della lavorazione e l’eleganza della disposizione, necessarie perché l’effetto si verifichi nei complicati e minutissimi intagli zeraschi, non si sono ugualmente svolte tra gli Apuani appunto perché esse non divennero mai una necessità dei loro intagli, piuttosto semplici, radi e grossolani di linee, non molto scrupolosi di estetica e poco profondi in fatto di osservazione.

Oltre la grande fermezza nella tradizione , permane però come carattere comune ai due popoli, la mancanza di unità negli intagli elaborati a base di differenti disegni, e l’assenza conseguente d’un concetto qualsiasi nella rappresentazione complessiva. La fantasia non è mai entrata in azione per modificare in meglio le vecchie concezioni artistiche dei primi stilizzatori, né l’ideale religioso ha mai spinto questi a dar ai loro intagli un concetto ornamentale provvisto d’un significato proprio.

Ad ogni modo, un tramando significativo si è avuto nella valle del Lucido, ove lo stilizzatore si è valso pel proprio motivo del vegetale e del cuore. A Zeri, invece, il sentimento artistico appare come un mero bisogno, una pura manifestazione naturale che nulla avverte nel mondo esterno, né si prova a riprodurre le impressioni che esso riceve. Lo stilizzatore zerasco si è valso d’uno zig-zag che ha largamente plasmato e trasformato secondo i suoi gusti e la sua fantasia, mirando ad uno scopo puramente decorativo, Se egli intagliava per omaggio le rocche delle sue donne, non ce lo manifesta – precisamente al contrario di ciò che si verifica tra gli apuani, ove il cuore ed il trifoglio sembrano diventati la base indispensabile del loro motivo ornamentale.

E questa completa assenza di pensiero nell’ornamentazione zerasca non spiega solo la mancanza di una passione o d’un ideale come scopo dell’arte dei suoi primi stilizzatori, ma ci priva ancora di quelle importanti rappresentazioni di quest’arte che in una sintesi armonica avrebbe potuto concretare le sensazioni di tutto un raggruppamento primitivo d’uomini che ci appaiono così fortemente dotati nell’impulso all’ornamentazione.

Nemmeno gli Apuani col loro cuore ed il loro trifoglio stilizzati e largamente riprodotti, hanno saputo elevare la povertà delle loro linee e la troppa semplicità del loro concetto – un cuore disadorno, generalmente isolato, solo qualche volta unito ad una foglia di trifoglio.

In base al materiale in nostro possesso, bisognerebbe concludere essere questi i massimi sforzi ai quali fu concesso di elevarsi all’arte di queste genti. Ma quand’anche ciò fosse esatto, noi non potremmo fissare questa conclusione come il punto di partenza per una definizione ampia della loro psiche. Se le antiche descrizioni degli storici ci rappresentano i liguri montani come un popolo muto, incurioso, privo di fantasia, e se gli scrittori moderni ci affermano essere nei discendenti attuali di queste genti rimasti intatti questi caratteri, a noi incombe l’obbligo di dedurre tutto ciò esclusivamente dal complesso delle nostre indagini alle quali il motivo ornamentale offre un serio contributo, ma insufficientemente per concludere. Questo motivo, molto diffuso e molto semplice, troppo geometrico a Zeri, troppo elementare nelle apuane, la decorazione mai concretante un’impressione un’impressione esterna od interna, reale od irreale, se non nega, riduce ad un minum la fantasia dei liguri montani.

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