LE SCULTURE ZERASCHE: la collezione Podenzana
N. 354 Bastone a manico ricurvo, proveniente da Noce (Zeri). Porta scolpita una faccia dell’estremità del manico. Il lavoro è completamente e perfettamente riuscito tanto per linee che per simmetria, il tratto conserva fino in fondo la delicatezza e l’eleganza dell’intaglio. Bene imitati il naso e le regioni guanciali, di effetto il risalto della barba e dei baffi.

Al di sopra della fronte, un motivo a zig-zag dà l’idea di una benda, e comunica alla faccia un’aria jeratica che anche la barba mostrerebbe confermare, ma, in realtà, ciò che sembra una benda non è che un intaglio terminale, e la barba fluente è molto in uso tra i vecchi zeraschi.
N. 315 Rocca di Patigno (Zeri). Termina superiormente in una specie di campanile a cupola sormontato da una croce. La rocca è tutta d’un pezzo, e la scultura fu eseguita direttamente nella parte terminale dell’asta. L’insieme del lavoro è armonico, ogni sua parte è bene individualizzata. Più che d’un campanile si tratta di due colonnati sovrapposti, ma l’autore ha voluto con ciò rappresentare un campanile .
N. 316 Rocca di Castello ( Zeri). Anche essa termina superiormente in una specie di loggiato a cupola e croce, sullo stile del N. 315. L’insieme è dato, però, da un solo colonnato, per cui meno evidente si manifesta l’idea di campanile. Non è improbabile si tratti invece d’una varietà estetica del motivo della lanterna che appare stilizzata in gran parte delle vecchie rozze zerasche, e che ne sia l’autore lo stesso che ha scolpito il N. 315
N. 317 Rocca di Patigno (Zeri). Porta superiormente stilizzata una lanterna parallelepipeda con le facce laterali incavate superficialmente il tanto necessario per internarvi 4 vetrini colorati. I dettagli sono completamente lisci, e l’insieme può contemplarsi nella incisione.
La collezione del Museo civico della Spezia
N. 16 Tipo zerasco (uomo). Scultura in legno ad una metà del naturale, rappresentante una testa d’uomo. La faccia è ben definita e completa in tutte le sue parti, lavorata con finezza e precisione. L’autore ci dà nei suoi tratti il tipo facciale zerasco, con la barba e i capelli folti e fluenti, pettinati alla nazzarena secondo l’uso dell’epoca a cui risale la scultura. La faccia è un ellissoide allungato, con ben evidenti le arcate sopracigliari, i contorni zigomatici e la sporgenza mediana del mascellare superiore. Ben profilato il naso, lungo e stretto, e gli occhi, azzurri, piuttosto piccoli.
L’autore non curò ugualmente la conformazione del cranio cerebrale a cui diede la forma orbicolare, contraria al tipo dominante in Zeri. La faccia, invece, ci dà il tipo classico. L’insieme è però freddo, senza ispirazione, meccanico.
N. 15 Tipo zerasco (donna). E’ una scultura sullo stile della precedente.
Anche le sculture zerasche denotano assenza di fantasia. Esse ci danno sempre delle mere rappresentazioni del reale. Un reale compassato e freddo, ove l’autore non ha né può avere slanci propri. Nessun fattore nuovo interviene per dover noi modificare quanto sopra si è detto a proposito delle incisioni. Lo svolgimento dell’impulso all’ornamentazione si mantiene sempre ed egualmente rigoglioso, l’abilità e la pratica degli stilizzatori sono sempre degne di ammirazione, ma nella direttiva artistica si continua pur sempre a denotare assenza completa di ogni idealità.
Giovanni Sittoni, Il motivo ornamentale tra i Zeraschi, in Archivio per la etnografia e la psicologia della Lunigiana, Vol. 1, fasc. 3 (1912)