ARTUSI SEBENICO

Sebenico nasce a Fontevivo (PR) il 4 febbraio 1923 da Attilio e Ferrari Ida.

Viene chiamato alle armi l’11 settembre 1942 ed aggregato al 12° Reggimento Autieri in Salerno. A dicembre partecipa a Tarquinia al corso per paracadutisti, poi il passaggio al 7° Reggimento Autieri a Firenze e a inizio febbraio 1943 alla Divisione Fanteria a La Spezia.

Il 5 marzo si imbarca in aereo a Castelvetrano con destinazione Tunisi, dove con il 24° Raggruppamento di Corpo d’Armata partecipa alle operazioni di guerra sino all’11 maggio 1943.

Sebenico arriva in Africa in un momento assai critico per le forze dell’Asse che, dopo aspra battaglia, vengono chiuse in una sacca in quel di Tunisi; Il generale tedesco Theodor Graf von Sponeck e il nostro generale Messe sono costretti ad ordinare la resa, avendo preclusa ogni via di ritirata.

Sebenico viene catturato dalle truppe inglesi ed inviato in un campo di prigionia in Algeria; dopo pochi mesi l’Italia firma l’Armistizio con le forze anglo-americane, ma la detenzione di Sebenico continua, senza che l’evento rappresenti almeno un miglioramento delle condizioni.

Essere prigionieri in Algeria con il sole che infuoca i campi di detenzione e le baracche di legno e molte volte le tende, stracolme di reclusi, non offrono che un ben misero riparo. La fame che sempre attanaglia i nostri soldati senza posa, il cibo che viene servito è brodaglia, poco nutriente, la razione del pane è misera, non sufficiente a sfamare adeguatamente. A questo aggiungiamo che il sovraffollamento e la scarsa igiene sfociano ripetutamente in epidemie, la mancanza di notizie dall’esterno e da casa deprimono i prigionieri, i gesti ripetuti più volte al giorno, per settimane, per mesi, per anni, creano alienazione e squilibrio. La differenza sostanziale con i nostri militari prigionieri in Germania ( chiamati I.M.I. per volere dello stesso Hitler) è rappresentata da una carcerazione dura ma senza gli eccessi che invece si manifestano nei campi di lavoro tedeschi, dove la C.R.I. non può operare in alcun modo e non sono applicabili le garanzie della Convenzione di Ginevra.

Il 17 novembre 1945, molti mesi dopo la fine del conflitto, Sebenico viene liberato e sbarca a Napoli. Inviato in licenza di rimpatrio resta in attesa di disposizioni sino al 15 luglio 1946, quando finalmente viene collocato in congedo.

Il 12 giugno 1948 sposa Novelli Alma.

Sebenico rileva poi e gestisce a Torrano il Circolo Reduci e Combattenti nel quale è presente la bottega di alimentari e non solo, ed un ambiente nel quale giocano a carte gli uomini del paese. In diverse occasioni organizza serate di ballo, rompendo un tabù per l’epoca, essendo pratica non gradita alle gerarchie ecclesiastiche.

Ceduto il Circolo a Torrano la famiglia Artusi si trasferisce a Pontremoli dove rileva e gestisce con successo un bar nella zona tra Porta Parma e l’ospedale.

Sebenico è stato probabilmente anche il primo torranese ad acquistare un auto, una Topolino, verso la fine degli anni Cinquanta.

Per la compilazione dell’articolo ci si è avvalsi della consultazione del Foglio Matricolare conservato presso l’Archivio di Stato di Massa.

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