ALLE VITTIME DEL BORGALLO

Nel giorno 7 aprile 1893, avveniva nella galleria del Borgallo a 4700 metri dall’imbocco uno scoppio di gas, pel quale restò morto all’istante l’operaio Parmigiani Flaminio di anni 39 di Castelnuovo Rangone, Modena, e furono gravemente ustionati

Daltoè Natale di anni 19 di Treviso

Campasso Raimondo d’anni 42 di Pratiglione

De Marchi Giovanni d’anni 45 di Trino

Bringhen Antonio d’anni 27 di Torino

Giuglard Severino d’anni 28 di Torino

Bonomi Raimondo d’anni 33 di Brescia

Maina Luigi d’anni 29 di Torino

Caleri Luigi d’anni 26 di Fiesole

Nè Luigi d’anni 18 di Bergamo

Capelli Giovanni d’anni 26 di Brescia

Piovani Luigi d’anni 29 di Prma

Rebuffoni Cristoforo d’anni 22 di Brescia

Ovir Achille d’anni 26 di Torino

Botta Antonio d’anni 26 di Milano

Vital Antonio d’anni 34 di Como

Bertoni Domenico d’anni 35 di Paullo Modena

i quali tutti vennero trasportati a quest’ospedale Civico. A distanza di pochi giorni morirono i primi 12 e non sopravvissero che gli ultimi quattro feriti.

La cittadinanza prese viva parte alla sventura toccata a tanti infelici, e a ricordo di questo doloroso avvenimento si pubblica in appresso quanto fu fatto nella circostanza.


Concittadini

Grave sventura ha profondamente commosso la nostra città ed ovunque ne venne notizia: essa è causa di lutto; e noi tutti siamo qui raccolti per compiargene le vittime.

Era l’alba del 7 del corrente mese; una sciolta o squadra di diciasette operai al traforo del vicino monte Borgallo, disposte che ebbe nell’estrema avanzata alcune mi9ne, e nell’atto che stava essa per ritirarsi e dar luogo all’esplosione di queste: sprigionossi d’improvviso dalle viscere di quel monte enorme quantità di gaz, che commistossi coll’aria che meccanicamente dall’esterno del traforo o galleria vi si introduceva si sviluppò per decomposizione una immensa ardente fiamma che invase tutto quell’ambiente e da essa tutti quei diciassette infelici ne furono orribilmente investiti e presi; un d’essi di tratto lasciò ivi la vita: altri undici la spirarono più tardi l’un dopo l’altro sui letti del nostro civico ospedale; i pochi superstiti ne sono in questo tuttora in estremo pericolo; e tutti lottando fra spasmi e dolori inconcepibili; e scomparsa quasi in ciascuno d’essi ogni sembianza umana.

Quella malaugurata alba era quasi la vigilia del mai tanto sospirato traforo del Borgallo; quelle mine, quel lavoro erano quasi gli ultimi sforzi pel suo finale compimento; e da potere ancora noi, finalmente dopo tanto sacrifizio del pubblico denaro, e di vite sentire Mediterraneo alle Valle del Po il vivificatore, magico fischio della vaporiera, ad incremento e sviluppo dei nostri commerci e delle nostre industrie.

Queste undici bare, o Concittadini, ci presentano le abbrustolite ormai fredde ed irriconoscibili salme di quegli undici sventurati Operai! quella del primo estinto già sepolta e riposa nel Cimitero della vicina Guinadi.

Essi qui convennero fra noi da lontane contrade, in cerca di lavoro per bisogno di pane a sfamare sé, e i poveri loro congiunti; animosi e forti di loro persona abbandonavano le proprie case, i loro più cari, affrontavano viaggi, stenti e pericoli per trovare lavoro; ma ahi! la sventura li colse; nel lavoro essi trovarono la morte, e in questa le famiglie loro la disperazione.

Sono essi un pugno di quell’immensa falange che ora abbandonata, ora vilipesa, ma sempre strumento e anima dell’imprese più grandiose, dei più ardui ardimenti, e che comunque più volte resa mancipio all’altrui ingordigia dell’oro e del guadagno, tutto arrischia, nulla paventa e colla fede e conforto del dovere, e per l’affetto alle proprie famiglie tutto vince e in tutto trionfa a prezzo, pur troppo!, d’un meschino giornaliero compenso.

A questi generosi pionieri dell’umanità; a questi fattori principali del civile benessere, a questi martiri del lavoro, ai quali si fa ancora attendere una provvida legge che ne tuteli e presti nei loro rischi, nelle loro sventure all’uopo un adeguato compenso; ed apra ad essi e alle famiglie loro, un avvenire meno sconfortante e meno triste; – noi tutti dal ciglio di queste fosse che stanno per ricevere le spoglie di queste undici misere vittime del lavoro, mandiamo una parola di riconoscenza, e l’ultimo nostro saluto.

Con me, o Cittadini, alzate un inno di grazia a questi martiri, a queste vittime del lavoro pei sagrifizi, per gli stenti cui furono segno pel civile comune benessere; – sia ognora l’animo nostro aperto per essi alla riconoscenza, alla carità. – e la memoria di loro e delle loro opere sia per noi d’eccitamento a soccorrere e beneficare le infelici famiglie che essi morendo hanno miseramente derelitte.

Lieti e fidenti noi in questo concorde, generoso voto, abbiatevi o generosi, ma sfortunati martiri del lavoro, l’ultimo addio di questa addolorata cittadinanza.

Avv. Antonio Bassignani, Assessore comunale, rappresentante il Sindaco di Pontremoli


A nome delle Associazioni Popolari Pontremolesi mando l’ultimo saluto a questi martiri del Lavoro, che nella titanica lotta con la natura, – quando ormai la vittoria era quasi per essi conseguita, – soccombettero.

Ad essi che anelanti lavoravano e ansiosi affrettavano i giorni e moltiplicavano di forza e di energia per abbracciare in un abbraccio di soddisfazione e di gioia i fratelli, i compagni dell’altra parte della galleria – fu avverso il fato.

Se questa non fosse terra sacra al pianto e al culto delle memorie, vi sarebbe ad augurare che tante giovani vite spente, tante famiglie orbate del loro sostegno, tanto cordoglio di popolo, suggerissero almeno ai governanti la pronta approvazione di una legge, che – riconoscendo e tutelando i diritti degli operai morti o feriti sul lavoro – risparmiasse così e ai parenti delle vittime ed ai superstiti l’onta di chiedere alla carità pubblica quanto spetta loro per diritto.

Ma non è ora questa da auguri: – né a propositi è d’uopo che alcuno inciti. – La vostra presenza numerica indica i propositi vostri, come nelle vostre lagrime io vedo al tempo stesso dolore e sdegno. –

Non una parola dunque di più.-

Il fiore che le associazioni popolari pontremolesi posano sulla tomba di queste vittime, indichi la sentita, profonda fratellanza di operaio a operaio, – in qualunque regione nato, a qualunque patria appartenga, – come la presenza di tanto popolo stia a profetare che questi martiri, – dimenticati forse domani, – avranno il loro culto e la loro memoria brillerà di fulgida luce nella nuova civiltà, nella società avvenire, nella società dei lavoratori.

Pietro Bologna, Presidente del Circolo Operaio Pontremolese


CIRCOLO OPERAIO PONTREMOLESE

Compagni,

Voi sapete della grave sciagura toccata a tanti nostri fratelli nella galleria del Borgallo.

Colpiti da uno scoppio di gas nelle viscere del monte, – gravemente ustionati in tutto il corpo – alcuni non uscirono più a veder la luce, – altri, trasportati al nostro Spedale, – sebbene giovani e forti – pagarono già il loro tributo alla natura.-

A queste vittime del lavoro a nome del Consiglio d’Amministrazione io vi invito a rendere l’estremo saluto, accompagnandone in corpo con bandiera domani alle 4 pom. la Salma al Cimitero.

Ma oltre al tributo d’affetto e d’onore ai morti, è d’uopo anche provvedere ai superstiti. Epperò v’invito anche ad intervenire all’adunanza indetta per stasera, all’uopo di costituire un Comitato che si faccia iniziatore di una sottoscrizione a favore delle famiglie delle povere vittime e dei superstiti.

Pontremoli, 8 aprile 1893 IL PRESIDENTE


Egregi Cittadini!

vivamente e profondamente commossi per il solenne tributo di cordoglio che la Cittadinanza di Pontremoli e le Autorità tutte hanno voluto rendere ai Martiri del Lavoro e della Civiltà decessi nella titanica lotta contro la Natura – vittime del più tremendo fra gli infortuni -, non sappiamo come volgere adeguati ringraziamenti per una così spontanea manifestazione di affetto e di dolore.

Impallidisce la frase, nè sa ritrarre al vivo l’intimo sentimento.

La sciagura che affratella tutti gli uomini ha mostrato ancora una volta il nobile carattere di questa generosa Cittadinanza.

Dal Cantiere del Borgallo, 11 aprile 1893 IMPRESA A. PIATTI & C.


COMUNE DI PONTREMOLI

ATTI DELLA GIUNTA MUNICIPALE – OGGETTO: DISASTRO DEL BORGALLO

L’anno 1893, il giorno 8 aprile. La Giunta Municipale di Pontremoli si è, ad invito del Signor Sindaco, radunata nell’uffizio Comunale, ove sono intervenuti gli Onorevoli Signori: Cimati Cav. Camillo – Sindaco Presidente -, Baracchini Carlo, Gattelli Cav. Domenico, Cortesi Ermenegildo – Assessori – coll’assistenza del Segretario Comunitativo A. Sartori.

Essa Giunta, profondamente commossa dalla sciagura di cui furono ieri mattina colpiti i minatori della Galleria del Borgallo, rendendosi interprete dei sentimenti del Consiglio e della popolazione Unanime delibera:

1) d’intervenire in forma ufficiale alle onoranze funebri che domani avranno luogo pel trasporto dei cadaveri delle vittime di detto disastro al suburbano Cimitero, invitandovi anche gli Onorevoli Consiglieri Comunali.

2) Di porre sul feretro delle Vittime una corona di fiori colla scritta: “Il Municipio di Pontremoli”.

3) Di aprire una pubblica sottoscrizione in favore delle famiglie di esse Vittime e dei Feriti nel disastro di cui trattasi, istituendo all’uopo un Comitato che, sotto la Presidenza del Sindaco, viene composto dagli Onorevoli Signori:

1)Baracchini Vincenzo 2) Bologna Avv. Pietro 3) Buttini Ulrico 4) Cavagnada Avv. Battista 5) Ceppellini Luigi 6) Coppini Angelo 7) Cortesi Azeglio 8) Dosi Marchese Carlo Alberto 9) Ravani Massimiliano 10) Risoli don Antonio 11) Sardella Giovanni di Francesco 12) Schiavi dottor Giovanni 13) Tamburini Saverio

4) di mettere a disposizione di esso Comitato per le sue riunioni, una Sala del Municipio

5) Di offrire la somma di Lire Centocinquanta per venire in Soccorso delle famiglie e Feriti surricordati, imputabile sul fondo stanziato nel Bilancio del corrente esercizio, per le spese impreviste o casuali

F.to Il Sindaco CIMATI


CITTADINI,

La tremenda sventura che nella vicina Borgallo ha troncato tante giovani vite e ha portato lutto e miseria in tante famiglie, non può a meno d’impressionare i vostri cuori generosi.

L’appello che noi facciamo, ad iniziativa della Giunta Comunale, alla vostra Carità non riuscirà dunque infruttuoso.

CITTADINI,

La riconoscenza di tante madri orbate dei loro figli, di tante spose vedove, di tanti figli orfani sarà il miglior compenso all’opera vostra.

Pontremoli, 9 aprile 1893

IL COMITATO

Camillo Cimati, Sindaco Presidente – Baracchini Vincenzo – Bologna Pietro – Buttini Ulrico – Cavagnada Battista – Ceppellini Luigi – Coppini Angelo – Cortesi Azeglio – Dosi Carlo Alberto – Ravani Massimiliano – Risoli don Antonio – Sardella Giovanni – Schiavi Giovanni – Tamburini Saverio


Le offerte raccolte dal Comitato fino ad oggi ( 5 maggio) sommano a £ 7654,17, non inclusevi la £ 2000 elargite dal Re, le £ 2000 inviate dal Ministro dei LL.PP. e le £ 1500 mandate dal Ministro degl’Interni.

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