Pietro nasce a San Cristoforo il 13 luglio 1914 da Angelo e Angella Teresa. Alla visita di Leva dichiara di fare il contadino.
Viene chiamato alle armi il 6 aprile 1935 e congedato il 3 agosto 1936. Dopo brevi richiami nel 1938 e nel 1939, il 4 giugno 1940 viene mobilitato ed aggregato al 4° Reggimento Artiglieria Alpina.
La destinazione è Valona in Albania dove giunge il 31 ottobre 1940; abbandona il territorio di guerra e rientra in Italia il 4 luglio 1941.
Il 30 novembre 1942 viene destinato al fronte francese dove rimane in territorio di guerra sino all’8 settembre 1943, giorno della proclamazione dell’armistizio con le forze anglo-americane.
Il Re, il Governo e gli alti comandi militari il giorno seguente fuggono al sud, lasciando l’intero esercito senza ordini e direttive. Si crea un clima di smarrimento e di incertezza nel quale si inseriscono i soldati tedeschi che chiedono prepotentemente ai nostri militari di continuare a combattere al loro fianco e coloro che si rifiutano vengono fatti prigionieri ed inviati in Germania, dove è richiesta forza lavoro.
Pietro non vuole combattere con i nazi-fascisti, cerca di eludere il controllo dei tedeschi ma mentre sta cercando di fare rientro in famiglia dal fronte francese viene catturato e fatto prigioniero.
Non sappiamo in quale Stalag sia stato detenuto.
E’ facile immaginare però che Pietro avrà subito la stessa sorte degli 650.000 militari italiani che sono stati imprigionati come I.M.I.. Tale classificazione, voluta personalmente da Hitler, toglieva ai nostri militari le tutele previste dagli accordi internazionali, lasciandoli alla mercé dei rozzi tedeschi.
Sono sicuramente stati mesi ed anni drammatici, caratterizzati da inenarrabili condizioni di vita, di fame insaziabile, di sfruttamento, di violenze gratuite, di assenza di notizie dall’esterno e da casa. Il viaggio stesso, in vagoni del treno blindati, al chiuso, ammassati, con pochissima acqua e cibo una volta al giorno, senza la necessaria riservatezza per espletare i bisogni fisiologici, rappresenta bene l’anticamera dell’inferno che sarà la vita negli Stalag, come ben ricordato dalle innumerevoli testimonianze dei sopravvissuti.
Purtroppo a Pietro sono toccate tutte le sofferenze ma non il lieto fine.
Risulta deceduto il 19 giugno 1945, a guerra finita. E’ molto probabile che il fisico debilitato da tante sofferenze e privazioni non abbia retto.
Sappiamo che Pietro è sepolto nel Cimitero Militare Italiano d’Onore a Francoforte sul Meno , Posizione Tombale: Riquadro O – Fila 11 – Tomba 20 (fonte: LeBI)