Carlo nasce a Torrano l’11 settembre 1917 da Vincenzo e Poli Rosalinda.

Alla visita di leva dichiara di aver frequentato la 3° elementare, anche se la frequenza è sporadica nei periodi autunnali e primaverili, particolarmente impegnativi per la famiglia per la raccolta delle castagne e per condurre le mucche al pascolo. Comunque, Carlo dichiara di saper leggere e scrivere e di lavorare come aiuto barbiere.
Viene chiamato alle armi il 10 giugno 1938 come aviere a Cadimare e poi assegnato al 1° Reggimento avieri di Roma; posto in congedo il 26 febbraio 1940
Le vicende belliche coinvolgono anche Carlo che viene richiamato il 25 settembre 1941 ed aggregato al 22 Reggimento Fanteria. Dopo pochi mesi, il 15 dicembre 1941 passa al 126° Reggimento Fanteria mobilitato.
Il 12 ottobre 1942 viene avio imbarcato a Castel Vetrano e giunge a Castel Benito (Tripoli) in zona di operazioni, dove ha combattuto sino al 6 aprile 1943.
Il 6 e 7 aprile si combatte la battaglia di Wadi Akarit, uno degli scontri più cruenti e sanguinosi combattuti durante i tre anni della campagna dell’Africa Settentrionale. Gli inglesi tentano di aprirsi la strada verso la Tunisia e scacciare, insieme agli americani, gli eserciti dell’Asse dall’Africa settentrionale. Gli italiani, con a capo il generale Messe, tentano inutilmente il contrattacco, sono costretti ad abbandonare la postazione e ad arretrare.
Carlo viene fatto prigioniero.
Iniziano tre lunghissimi anni, stipati in campo di concentramento, alloggiati in baracche di legno che poco riparano dal cocente sole africano. La fame è una costante, le brodaglie distribuite sostengono a malapena in piedi i prigionieri, il pane scarseggia, la situazione non muta neppure dopo la firma dell’armistizio dell’Italia con gli Alleati. Anche le condizioni igieniche sono assai precarie e proliferano malattie ed epidemie, anche i medicinali scarseggiano. La sofferenza è acuita anche dalla lontananza dei propri cari, dei quali mancano notizie.
Un anno dopo la fine della guerra, il 20 luglio 1946, Carlo può finalmente rientrare in Patria, sbarca a Napoli e rientra in famiglia, dove con trepidazione lo attendono la moglie Maria Sarti e il figlio Olivo di pochi anni.
Carlo è giovane, intraprendente, non si accontenta più delle grame risorse che gli offre la terra a Torrano. Ripresosi dalle sofferenze della prigionia emigra, con scarsi risultati, in Svizzera e nel 1952, chiamato da un parente, parte per l’Uruguay, allora la terra promessa. Dopo qualche mese, viene raggiunto dalla moglie e dal figlio. Con il duro lavoro Carlo e la moglie riescono a comprare terreni ed a costruirsi la casa.
Il figlio, Olivo, finiti gli studi si immette nel mondo del lavoro, è turbato dallo sfruttamento degli operai da parte dei padroni ed in particolare dei latifondisti sui contadini e si avvicina prima ed entra a far parte poi del movimento rivoluzionario dei Tupamaros. Arrestato nel 1973, sconta cinque anni di dura prigione, poi nel 1978 grazie alla nazionalità italiana ed all’intervento della nostra Ambasciata, Olivo viene espulso e rimpatriato.
Dopo pochi anni, anche Carlo e Maria rientrano in Italia, ristrutturano una casetta a Torrano e si godono gli anni della pensione. Sono entrambi venuti a mancare qualche anno fa.
Per la compilazione dell’articolo ci si è avvalsi della consultazione del Foglio Matricolare conservato presso l’Archivio di Stato di Massa