Giovanni nasce a Ceretoli il 20 gennaio 1918da Pietro e Bazzigalupi Caterina.

Alla visita di leva dichiara di saper leggere e scrivere avendo frequentato la scuola sino alla 2° elementare e di lavorare la terra con la famiglia che coltiva a mezzadria un grosso podere con villa, di proprietà dei nobili Ricci Armani, in Ceretoli.
Viene chiamato alle armi il 4 aprile 1939 ed inserito nell’11° Reggimento Artiglieria di Alessandria; il 1° luglio 1939 viene adibito al 1° Settore di copertura.
L’11 giugno 1940 entra in territorio in stato di guerra e partecipa alle operazioni belliche sino all’8 settembre 1943 quando l’Italia firma l’armistizio con gli Alleati.
Viene a crearsi una situazione surreale: i tedeschi, massicciamente presenti in Italia (già da diverse settimane presagiscono quanto è poi accaduto e si sono preparati adeguatamente spostando, in aggiunta alle 7 già presenti, sul nostro suolo 7 nuove divisioni) sono ora i nostri nemici ma ai soldati non sono state disposizioni e indicazioni. Tra le truppe regna grande disorientamento, gli uomini sono abbandonati al loro destino, il re e il governo sono fuggiti al sud.
Del caos venutosi a creare approfittano i tedeschi che, con protervia e arroganza intimano ai nostri soldati di continuare a combattere al loro fianco.
Pochi coloro che accettano, la stragrande maggioranza rimane fedele al giuramento al re. Molti riescono ad eludere il controllo tedesco e rientrano in famiglia ma in tanti, alla fine se ne conteranno circa 650.000, vengono fatti prigionieri. La Germania ha bisogno di braccia lavoro, le richiedono l’industria bellica e l’agricoltura.
È il destino che tocca a Giovanni, che, catturato, viene avviato verso gli stalag tedeschi.
Inizia un periodo di indicibile sofferenza, sia fisica che psicologica.
Vengono stipati in carri bestiame piombati che vengono aperti una sola volta al giorno per il pasto; disgustoso il fetore e la sporcizia.
Alla fine di un lungo e faticoso viaggio, Giovanni giunge nello stalag di destinazione. Non sappiamo quale sia, le carte non ce lo dicono, ma poco importa, nelle linee generali gli aspetti dei campi di prigionia presentano aspetti molto simili.
Per volere dello stesso Hitler i nostri soldati non devono essere considerati prigionieri di guerra ma I.M.I. Internati Militari Italiani, quindi, senza le protezioni che la Convenzione di Ginevra del 1929 accorda ai prigionieri. Anche alla Croce Rossa sono inibiti interventi e controlli.
All’ingresso nel campo i prigionieri sono sottoposti alla disinfestazione collettiva, con qualsiasi condizione climatica e viene loro assegnato un numero di matricola che va a sostituire in tutto e per tutto il nome proprio, degradando la persona a numero.
I prigionieri sono stipati in baracche di legno, calde d’estate e freddissime d’inverno (prive di riscaldamento, di poco aiuto le due leggere coperte assegnate a ciascuno) e sono senza servizi igienici.
Grande è la sofferenza, costituita innanzitutto dalla fame che assilla giorno e notte i prigionieri, dalle prepotenze ed atrocità dei carcerieri, dal lavoro massacrante, dalla lontananza dai propri cari dei quali mancano notizie. Non mancano le pressioni psicologiche con frequenti inviti a aderire alla RSI oppure alla Wehrmacht. Pochissimi coloro che aderiscono, quando qualcuno cede viene mostrato al di là del reticolato mentre mangia a sazietà.
E negli ultimi periodi di prigionia grande pericolo è rappresentato dai bombardamenti che si fanno di settimana in settimana sempre più massicci.
La guerra finisce, Giovanni deve attendere ancora diversi mesi prima di potersi rimettere in viaggio verso casa, le infrastrutture sono distrutte, strade e ferrovie impraticabili.
Finalmente il 1° ottobre 1945 Giovanni può riabbracciare i suoi cari, l’incubo è finito ma le cicatrici di una esperienza devastante resteranno per sempre.
Nel dopo guerra Giovanni ha seguito la strada di tanti compaesani, trasferendosi in alta Italia, nel varesotto, dove ha esercitato l’attività di commercio ambulante di biancheria. E’ vissuto ad Induno Olona, rispettato e stimato, dove è morto ed è sepolto.
Per la compilazione dell’articolo ci si è avvalsi della consultazione del Foglio Matricolare conservato presso l’Archivio di Stato di Massa