RIBOLLA PRIMO

Primo nasce a Bassone il 28 dicembre 1921 da Pasquale e Pizzanelli Emilia. Alla visita di leva dichiara di saper leggere e scrivere avendo frequentato le elementari sino alla 5° classe.

Il 7 gennaio 1941 viene chiamato alle armi ed inserito nel XXII Battaglione Misto Genio del XXII C.A.

Il 27 marzo 1941 è aggregato al 7° Centro Automobilistico per frequentare il Corso Allievi Sergenti motoristi automobilisti. Durante il corso viene nominato Soldato Scelto e Caporale. Al termine del corso viene giudicato idoneo al grado di Sergente motorista.

Il 1° ottobre 1941 è inserito nel 1 Reggimento Artiglieria – 1° Batteria Contraerei e dopo poco meno di due mesi ottiene il grado di Sergente.

Il 14 giugno 1942 parte per la Russia, a supporto dello CSIR che diventa ARMIR e dopo un lungo viaggio il 9 luglio giunge nella zona d’impiego, sul Don.

L’esercito tedesco nella sua avanzata all’interno della Russia ha perso lo slancio iniziale e ha dovuto subire i rigori del rigido inverno russo, ma Hitler nutre ancora fiducia di riuscire a chiudere il 1942 con la resa dei sovietici.

In estate riprende l’offensiva, anche se in ritardo per problemi logistici (sarà un ritardo fatale) e l’avanzata prosegue sino alla periferia di Stalingrado.  La resistenza si fa accanita, Stalin ordina di tenere le posizioni a qualsiasi costo, chi arretra viene fucilato sul posto.

I nostri militari sono schierati a sud, nel settore del fiume Don e devono coprire il fianco sinistro delle truppe tedesche, assieme alla 2° Armata ungherese e alla 3° Armata rumena.

L’avanzata si ferma, a Stalingrado, già pesantemente bombardata, si combatte strada per strada, tra mucchi di macerie. È una situazione che agevola più chi si difende rispetto a chi attacca. Nel frattempo, Stalin sposta su questo fronte truppe fresche, dotate di nuovi ed efficaci armamenti, in particolare i carri T 38.

Lo stallo consente ai russi di mettere a punto una controffensiva concentrata in quella che, a ragione, i russi considerano il punto debole delle forze dell’Asse, l’armata rumena, male equipaggiata, che infatti non regge l’urto, coinvolgendo anche una parte delle nostre truppe che sono costrette ad arretrare precipitosamente. Inizia l’accerchiamento della 6° Armata tedesca che viene rinchiusa in una sacca e resa inoffensiva.

Anche il clima favorisce i difensori, a novembre le temperature scendono rapidamente a – 20 gradi.

Il 16 dicembre 1942 le truppe sovietiche lanciano una grande offensiva che scuote pericolosamente la linea del Don, seguita da una seconda esattamente un mese dopo che sfonda le già precarie postazioni.

Il 16 gennaio 1943 inizia una dolorosa e tragica ritirata nella gelida steppa russa, le temperature di notte scendono anche a -40 gradi e per sopravvivere è indispensabile trovare rifugio nelle isbe dei villaggi che si trovano sulla strada, combattendo strenuamente contro le truppe russe che tentano l’accerchiamento della lunga colonna di disperati che a piedi tentano di rientrare nel territorio presidiato ancora dai tedeschi.

Sono centinaia di chilometri allo scoperto, fatti oggetto di mitragliamento aereo e di cecchinaggio da parte dei partigiani locali. I bordi della strada sono disseminati di cadaveri, moltissimi dei quali sfiniti dalla fatica e dalla fame i quali, fermatisi per una breve sosta non hanno avuto la forza per ripartire.

La battaglia finale si combatte a Nikolaevka, i nostri alpini si appellano disperatamente alle ultime, residue forze e riescono ad aprirsi un varco per Sebekino, fuori dalla sacca.

Il 15 gennaio 1943, data di inizio della ritirata, il nostro esercito contava oltre 60.000 uomini. Dopo la battaglia di Nikolaevka solo 20.000 uomini (dei quali oltre 7000 feriti o congelati) raggiungono Sebekino. Circa 40.000 uomini sono rimasti indietro, morti nella neve, dispersi o catturati.

Tra i reduci di questa tragedia c’è anche il nostro Primo, il quale il 26 marzo 1943 lascia il suolo russo e dopo cinque giorni di viaggio rientra in Patria; il 10 aprile 1943 viene mandato a casa in licenza di 30 giorni per consentirgli di recuperare le forze.

Rientra al corpo e l’8 agosto è di nuovo in territorio in stato di guerra, dove il 9 settembre 1943 è sorpreso dalla firma dell’armistizio con gli Alleati. È un momento di grande confusione e disorientamento, i soldati sono lasciati soli a sé stessi, senza ordini e direttive. I tedeschi, che dopo l’esautorazione di Mussolini, intuiscono quanto accadrà, sono pronti e reagiscono immediatamente imponendo alle nostre truppe di continuare a combattere al loro fianco. Pochi sono coloro che aderiscono, coloro che rifiutano vengono fatti prigionieri e condotti in Germania come forza lavoro.

Primo riesce però ad eludere la sorveglianza tedesca e, abbandonata la divisa, riesce a rientrare in famiglia, a Bassone, dove resta sino alla fine della guerra.

Il 1° febbraio 1969 la Regione Militare tosco-emiliana – VII Com.do Mil. Territ. Di Firenze ha assegnato a Primo la Croce al Merito di Guerra per la partecipazione alle operazioni durante il periodo bellico 1940/43.

Per la compilazione dell’articolo ci si è avvalsi della consultazione del Foglio Matricolare conservato presso l’ Archivio di Stato di Massa

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