
Giuseppe è nato il 28 maggio 1909 da Antonio ed Emilia Pasqualetti.
Alla visita di leva dichiara di essere specializzato in falegnameria ebanistica e disegnatore e di saper leggere e scrivere.
Viene chiamato alle armi con la sua classe in aereonautica ed alla scadenza del periodo di ferma posto in congedo illimitato nel maggio del 1931.
Passano dieci anni e le esigenze della guerra che nel frattempo Mussolini ha dichiarato contro la Francia e la Gran Bretagna impongono nel 1941 il richiamo anche di uomini in età abbastanza matura, ma Giuseppe ne è esentato quando risulta che già due fratelli sono sotto le armi in zona di guerra.
Il 17 febbraio 1943, evidentemente qualcosa è cambiato in famiglia, perché Giuseppe questa volta deve presentarsi al Deposito del 22° Reggimento Fanteria; viene assegnato al 538 Battaglione Costiera mobilitato ed inviato in Sicilia in territorio di guerra.
Passano alcuni mesi e il 10 luglio 1943 gli Alleati decidono di aprire un fronte in Europa continentale sbarcando in Sicilia con oltre 180.000 uomini ed un numero imponente di mezzi, nell’operazione denominata Husky. Allo sbarco partecipano la 7° Armata statunitense del gen. Patton e la 8° Armata britannica del gen. Montgomery.
Nella furiosa battaglia che si svolge sulle coste siciliane, il 10 luglio 1943 Giuseppe è catturato e deportato in Algeria.
Inizia il periodo di dura prigionia, che è caratterizzata soprattutto dalla fame costante che accompagna i nostri soldati giorno e notte e che non può essere saziata con le brodaglie di verdure varie e poco altro che vengono servite. Il caldo torrido è un altro elemento che rende insopportabile la prigionia, ben poco riparo offrono le baracche di legno, e poi le malattie e le epidemie ricorrenti in quei luoghi dove si accalcano migliaia di uomini, in condizioni di sporcizia e con latrine fatiscenti. A pesare enormemente poi è anche la mancanza di notizie dall’esterno e da casa, dai propri familiari.
Sono anni terribili, anche la firma dell’armistizio con gli Alleati dell’8 settembre 1943 non migliora il trattamento riservato ai nostri militari, che, come succede a Giuseppe, quando la guerra finalmente termina, deve ancora attendere quasi un anno per poteri rientrare in Italia.
Finalmente il 21 marzo 1946 Giuseppe sbarca a Napoli; le sofferenze patite hanno lasciato il segno, il suo fisico è debilitato, subisce diversi ricoveri e visite di controllo, seguiti da altrettante periodi di licenze di convalescenza.
Il 7 febbraio 1947 giunge il tanto sospirato congedo illimitato.