CAMBIA LA VIABILITA’: LA TOSCANA CRESCE, LA LUNIGIANA RESTA AI MARGINI

In viaggio nella Pontremoli grandicale e barocca

Il centro storico di Pontremoli

Le ragioni di fondo della politica economica avviata dai Lorena fin dal periodo della Reggenza per un miglioramento sostanziale dell’intero territorio toscano sembrano escludere fin dalle prime fasi proprio il comprensorio lunigianese.

Gli interventi a venire sulla viabilità regionale, accelerati progressivamente con l’ avvento di Pietro Leopoldo, coinvolgono in maniera tangibile le aree più sensibili della Toscana con la chiara finalizzazione di agevolare i rapporti del territorio con Firenze, che diventava sempre più il punto nevralgico di confluenza di tutti gli interessi economici del Granducato.

Un ‘ analisi diretta dei diversi interventi per l’ammodernamento delle vie di comunicazione, rinvia chiaramente all’esigenza di soddisfare interessi di natura politico-militare, ma non trascura la necessità di migliorare i collegamenti con aree diverse da quelle tradizionalmente vantaggiose proprio per i traffici che coinvolgevano direttamente la Lunigiana. La scelta originante della strada della Futa evidenzia come il polo di riferimento economico privilegiato stia diventando Bologna e quindi, successivamente la zona centrale dell’Emilia e, di riflesso, la Romagna con suoi sbocchi ai porti dell’Adriatico ed ai mercati del nord est ben più congeniali agli interessi asburgici.

Il progetto prende forma con la costruzione delle due transappenniniche: da Pistoia a Modena attraverso il Passo dell’Abetone, la Via Modenese / Ximeniana, realizzata tra il 1766 e il 1779; e la Firenze-San Godenzo, primo tratto della “Via di Romagna”, con diramazione da Pontassieve per il Passo della Consuma ed il Casentino, costruita tra il 1782 ed il 1790. Ma l’impegno si traduce in interventi che mirano a migliorare i rapporti con tutti gli Stati confinanti, Piombino, Orbetello, Lucca, Massa Carrara e lo Stato della Chiesa. Nel volgere di pochi anni diventano rotabili: la Firenze-Siena-Roma; la traversa della Valdelsa tra le vie di Firenze-Pisa e Firenze-Siena, la Firenze-Arezzo per Bagno a Ripoli con proseguimento per la Val di Chiana; la Firenze-Pisa Livorno; la Pistoia-Lucca con diramazioni nella Valdinievole per il Valdarno di Sotto ed Altopascio; la Siena-Valdichiana – Perugia,; la Siena-Grosseto; la Pisa-Pietrasanta e la Livorno-San Vincenzo verso Piombino. E solo per citare le principali.

Una delle due “piramidi” in pietra poste al passo dell’Abetone nel 1778 in occasione dell’apertura della strada modenese, voluta dal Granduca di Toscana Pietro Leopoldo

Nessun accenno alla via della Cisa, fino ad allora perno naturale dei traffici livornesi verso la Padania occidentale, quindi Parma, Piacenza e Milano, e neppure per la strada da Sarzana per Sassalbo verso la Lombardia, a più riprese sollecitate dagli abitanti di Pontremoli e Fivizzano come logica risposta ai loro interesse economici e commerciali.

Difficile capirne le motivazioni, se non fosse chiaro l’interno di trasferire verso altre aree quei flussi commerciali che dovevano scontrarsi con una realtà territoriale estremamente complessa, caratterizzata da una frammentazione politica che imponeva il continuo passaggio di frontiere, con il relativo pagamento di gabelle, a sostenere interessi contrastanti con gli obiettivi granducali, anche in termini di acquisizione di territori.

Trovano, allora, una chiara giustificazione, le affermazioni di Pietro Leopoldo che, nelle sue “Relazioni”, scrive. “Continuo è il passo delle condotte dei muli tanto per Fivizzano che per Pontremoli, i quali da Sarzana e dalla Spezia caricano le mercanzie per la Lombardia, Modenese o Parmigiano: questi depositano le loro mercanzie a Fivizzano e Pontremoli, il che fa un guadagno considerabile per quella provincia, in specie da che sono state levate le gabelle ai feudatari, benché le abbino sempre ritenute nei loro territori, e che sono continue vessazioni. Continui sono i progetti di fare strade in Lunigiana per la Lombardia, Modenese, Parmigiano e Fiorentino: a questo non gli va mai dato orecchio, si spenderebbero delle somme immense attesa la situazione locale, e la Lunigiana non avrebbe il vantaggio del limitatissimo transito che ha di presente anche quando avesse strade eccellenti, non avendo generi né prodotti da esportare, essendo il suo commercio unicamente passivo, dovendo ritirare i generi di cui ha bisogno dalla Lombardia, dove la montagna parimente non è praticabile che con condotte di muli “.

E prende poi atto: “Si dice che il Duca di Modena, di accordo con i feudatari Malaspina, faccia una strada per Varrano, Pellicano, il Ponte, Aulla e Fosdinovo, verso Sarzana e Carrara, per sfuggire i vicariati toscani, il che avrebbe un pregiudizio per Fivizzano, ma ciò non sarà facile che segua, essendo i feudatari scarsi di denaro”.

Ed ancora, relativamente a Pontremoli: “I deputati del pubblico vennero per chiedere a nome del pubblico la costruzione di una strada calessabile per andare da Sarzana per Pontremoli a Parma: non ne va fatto nulla, essendo affatto impossibile, in specie da Sarzana a Fosdinovo verso l’Aulla alle Lame lungo la Magra, per i molti ponti che vi bisognerebbe fare e per la difficile salita da Pontremoli al confine e di là verso Parma e tutti i feudatari, che non possono e non vogliono farla. E per il commercio che fanno basterà la presente mulattiera per le continue condotte e mercanzie che vi passano per la Lombardia “.

Una scelta inequivocabile che, pur di fronte ad evidenti contraddizioni di sostanza, non ultime proprio il ribadire la presenza di “continue condotte e mercanzie ” che impegnano regolarmente le strade di Pontremoli e Fivizzano, trascura il corrispondente impegno che il Granducato stava profondendo sull’intero territorio toscano non solo per vie “regie” o nazionali di cui sopra, ma anche per “innumerevoli vie interne e di interesse locale” le quali son quelle che più delle altre servono al transito delle cose “che infatti furono gradualmente trasformate in arterie percorribili con veicoli a ruote, corredate di ponti e di stazioni di posta “.

Quale fosse il senso di quella scelta, probabilmente non solo di natura strategica, lo avrebbe detto il tempo, perché al di là dell’intuizione propositiva di Napoleone, che la via della Cisa volle, senza comunque portarla a compimento, l’ostilità di Firenze per la direttrice tirrenica sarebbe continuata nel tempo per arrivare ai nostri giorni. Stupisce solo che negli anni di Pietro Leopoldo il governo della Toscana proponesse illustri personaggi pontremolesi in alcuni dei posti cardine della vicenda amministrativa, incapaci però di gestire gli interessi della loro terra, limitandosi a proporre solo gratifiche d’immagine che nulla servirono a frenare un declino ormai inarrestabile.

Luciano Bertocchi, Il Corriere Apuano, 23.2.2008

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