MAZZINIANESIMO E E SOCIALISMO IN ALTA LUNIGIANA ALLA FINE DELL’OTTOCENTO

Giuseppe Mazzini nel 1860 – Immagine tratta da Wikipedia

Il 18 gennaio 1885, promotore Pietro Bologna, nacque a Pontremoli il Circolo Operaio. Con delibera del 6 gennaio 1886 esso si unificò con la preesistente Società Operaia locale; dalla fusione dei due sodalizi ebbe vita il Circolo Operaio Pontremolese – Società di Mutuo Soccorso.

Uno dei suoi primi atti fu la nomina a Presidente del milanese Antonio Maffi, primo operaio eletto alla Camera dei Deputati (1882).

Gli scopi del Circolo, fissati nello statuto, consistevano nel sovvenire l’operaio impossibilitato al lavoro per malattia o per vecchiaia e nell’aiuto vicendevole tra associati.

La società pontremolese era affiliata al Circolo Operaio di Mutuo Soccorso dell’Annunziata ed aveva relazioni ma non dipendenze con le altre società repubblicane dei Regno. I soci versavano una quota mensile di sessanta centesimi.

Dai prospetti informativi che la Sottoprefettura invia periodicamente al Prefetto si ricava che l’attività del Sodalizio era basata anche su conferenze private con letture delle opere di Giuseppe Mazzini e di altri del Partito Repubblicano. Detto Circolo — precisa il Sottoprefetto — più che propugnare il mutuo soccorso, tende a fare propaganda repubblicana per abbattere le nazionali istituzioni (1).

Per stendardo il Sodalizio aveva la bandiera nazionale con in un lato lo stemma della Città e, nell’altro, due mani intrecciate con intorno la scritta: Circolo Operaio Pontremolese – Società di Mutuo Soccorso. Decoravano l’asta due nastri color rosso con stampate le parole: Lavoro – Libertà. Una coccarda rossa con due mani intrecciate era il distintivo dei soci.

Per il 2 maggio di quell’anno di unificazione, il Sodalizio aveva fissato la inaugurazione solenne del vessillo sociale.

Nei giorni antecedenti, la corrispondenza tra le autorità locali e quelle provinciali è piuttosto intensa, non priva di toni preoccupati ed animata da zelo repressivo (2).

Vennero a Pontremoli per partecipare alla cerimonia inaugurale otto rappresentanze col loro vessillo: La Società Operaia e quella Mazziniana di Aulla, La Società Operaia di Podenzana, I Circoli Garibaldi e Lunense di Sarzana, Il Circolo educativo Castelnuovo Garfagnana, L’Unione fraterna di La Spezia, La Loggia Massonica di Sarzana.

Dalle comunicazioni telegrafiche fornite dalle autorità di P.S. dei paesi limitrofi al Sottoprefetto; ricaviamo i nomi dei componenti di alcune delegazioni, con annotazioni sulle cariche ricoperte e sulle professioni svolte.

Da Aulla partirono, in rappresentanza della Società Operaia: Paili Giovanni, consigliere, commerciante, cancelliere del giudice conciliatore; Ermete Giannini, consigliere, segretario, possidente; Giovanni Ravani, socio portabandiera.

In rappresentanza della Loggia Massonica: Antonio Bassi, assessore, venerabile, commerciante; Odoardo Lucchini, vice venerabile, calzolaio; Iori Clemente, socio, vetturale, portabandiera.

Per la Società Operaia di Licciana partirono: Francesco Deambri, presidente (padre del più celebre Alceste De Ambris); Quinto Ferrari, maestro; Carlo Ricci, calzolaio, portabandiera.

Per la Società Operaia di Podenzana vennero a Pontremoli l’Avv. Riccardo Battolla, Francesco Cunci e Giovanni Rocchi, entrambi muratori.

Tutti i sopra notati individui — commenta l’autorità di P.S. – per quanto di sentimenti democratici, escluso il Battolla che fin qui non li ebbe a dimostrare, sono amanti dell’ordine, dell’amore delle famiglie e rispettosi delle leggi.

                                                                                              *****

La cerimonia al teatro La Rosa, fu aperta dall’intervento del Presidente Avv. Pietro Bologna il quale, dopo aver espresso il lutto dei democratici per la morte di Agostino Bertani, protagonista delle battaglie risorgimentali al seguito di Garibaldi, passò ad illustrare il diritto democratico di associarsi e di riunirsi, soffermandosi sulle difficoltà incontrate, sulle resistenze superate per dar vita al Circolo, esortando gli operai a non preoccuparsi di coloro che in paese li vedono di malocchio, spronandoli ad essere concordi e ad ispirarsi alle massime, alla fede ed alla costanza del Maestro Giuseppe Mazzini (3).

Concluse la cerimonia l’ingegner Contigli di Carrara, padrino della bandiera, il quale, tra l’altro, espresse il rammarico che, malgrado l’attività politica dell’Associazione, Pontremoli fosse ancora dominata dal prete, nemico di ogni progresso (4).

                                                                                              *****

Nella quieta, lenta, feudale vita pontremolese e lunigianese di fine ottocento, quale affettuosamente rievocò in un libro di memorie, un protagonista di quegli anni, Luigi Campolonghi, un fatto rivoluzionario fu l’arrivo del treno, reso possibile dal congiungimento dei due tratti già funzionanti: La Spezia-Aulla e Parma-Ghiare di Berceto.

Un mondo vecchio stava crollando. Scomparivano chiusure mentali, si aprivano nuovi rapporti e soprattutto ad una popolazione, nella stragrande maggioranza mal nutrita e misera, si offrivano insperate possibilità di lavoro e di miglioramento (5).

Il Circolo Operaio, in quella realtà economica e sociale finalmente scossa da fermenti innovatori, ebbe modo di passare dal dibattito culturale e dalla pratica assistenziale, ad un impegno proletario più definito in difesa dei diritti, spesso calpestati, del nuovo ceto operaio impegnato nell’attivazione del tratto ferroviario sopra ricordato.

Dai verbali del Circolo, sequestrati e parzialmente trascritti dall’autorità di P.S., riportiamo il seguente ordine del giorno del 14/5/1890 redatto in occasione di uno sciopero di quei lavoratori; esso ci offre un quadro vivo della drammaticità dello scontro sociale e della politica repressiva di quegli anni.

omissis. Il Circolo Operaio Pontremolese stigmatizzando l’arbitrario ed illegale procedere dell’autorità di P.S., gli arresti ingiustificati degli operai del Borgallo contro i quali si usarono i mezzi degni di più feroce genere, intentando persino di affamarli con la chiusura dei negozi onde obbligarli ritornare al lavoro, loro pubblicamente dicendo: « In galleria o le manette! ».

Ammirando la esemplare condotta e calma di questi operai, di fronte a tali provocazioni, chiedenti solo una equa mercede proporzionata allo insalùbre e pericoloso lavoro che compiono e indennità in caso di malattia in ragione della ritenuta del 20% che viene fatta sul salario, manda loro un fraterno saluto e si dichiara con essi solidale in questa giusta e santa causa (6).

Tre anni dopo uno scoppio di gas provocò la morte di quattordici di quegli operai impegnati nel traforo del Borgallo.

Anche allora, in quel momento di lutto, il Circolo Operaio fu presente, fraternamente vicino e solidale coi compagni superstiti.

Ed il 15 agosto 1893 — come leggiamo in un altro verbale del Sodalizio — gli operai del Borgallo vollero testimoniare pubblicamente la loro gratitudine con una manifestazione pubblica durante la quale venne consegnata da un lavoratore, Scala Battista, una medaglia d’oro con relativo diploma.

In esso c’era scritto:

AL CIRCOLO OPERAIO PONTREMOLESE

CHE NELLA LOTTA TRA CAPITALE E LAVORO

SEMPRE DIFESE E TUTELO’

I DIRITTI DEL LAVORO CONTRO LE PREPOTENZE DEL CAPITALE

GLI OPERAI DEL BORGALLO

IN SEGNO D’AFFETTO E Dl FRATELLANZA

AUSPICANDO ALLE FUTURE VITTORIE

RICONOSCENTI OFFRONO          

Nella medaglia d’oro erano incise le date 7 maggio – 7 aprile 1893 in ricordo, l’una dello sciopero di cui abbiamo parlato, l’altra del disastro che troncò tante giovani vite.

Non sappiamo quando all’interno del Circolo Operaio sia sorto, per opera in gran parte di quegli stessi soci, il Circolo Socialista.

Se non ufficialmente costituito, è certo che fermenti di carattere socialista erano stati avvertiti e comunicati alla Prefettura di Massa.

Il Sottoprefetto di Pontremoli, ripetutamente sollecitato a fornire chiarimenti, ancora il 9 novembre del ’94 affermava in una relazione informativa che il Circolo Operaio in parola, il quale ha per precipuo scopo il mutuo soccorso, e lo esercita realmente, non può dirsi nel suo complesso, almeno per ora, un’associazione pericolosa.

Passando a parlare poi del suo presidente Avv. Bologna, il quale anche pubblicamente aveva fatto professione di fede mazziniana, il Sottoprefetto, nel definirne la personalità, afferma che Il Bologna è di famiglia facoltosa, di spirito irrequieto, battagliero ed ambizioso, ed ostentando di difendere gli interessi del ceto operaio riuscì ad acquistare, su gran parte di questo, un’influenza incontestata. Era insomma — si legge tra le righe — un borghese che strumentalizzava i problemi dei noveri per la sua vanità di capopolo.

È lui in special modo che ha impresso il colore politico all’Associazione, anche se — sempre secondo il Sottoprefetto — non tutti nel Circolo condividevano le idee del Presidente (cita a mo’ d’esempio il sindaco in carica Giovanni Giumelli ed il consigliere provinciale Camillo Cimati), tuttavia per apatia personale e fors’anche per non perdere l’appoggio dello Società nelle elezioni lasciavano al Bologna quasi intiera libertà d’azione nel dirigere l’Associazione medesima.

Il personaggio aveva evidentemente una sua statura politica che non era facilmente demolibile e riducibile a proporzioni del tutto rassicuranti agli occhi del Prefetto. Non poteva infatti essere taciuta la sua collaborazione al giornale Il Secolo di Milano e poi, l’amicizia personale con Cavallotti e con altri dell’estrema sinistra parlamentare.

Si cerca comunque di evidenziare da parte dell’autorità locale che quanto battagliero il Bologna è altrettanto scaltro nell’evitare ciò che possa uscire dalla legalità e comprometterlo come uomo di partito. Sa piegarsi alle esigenze… A conferma di ciò, viene ricordata la posizione critica assunta dal Circolo Operaio di fronte ai moti di Carrara del ’94 giudicati dal Bologna «inconsulti ed ingiustificati oltreché dannosi alla classe operaia » e la partecipazione ufficiale al ricevimento in onore del Commissario straordinario generale Heusch (8).

Il Circolo pontremolese, inoltre, non aveva aderito ufficialmente al partito dei lavoratori ed al programma della lotta di classe così come collettivamente ed in massa non aveva aderito alla Lega Italiana per la pretesa difesa della libertà… essendo prevalso il concetto di lasciare ai soci libertà di azione in modo che ciascuno debba, se crede, aderirvi individualmente, e così tener estranea la società come corpo costituito.

La situazione era insomma — secondo l’ottica dell’autorità pontremolese — non preoccupante, ed in particolare erano rassicuranti due cose: la non unanimità di vedute presenti nel Sodalizio e gli atteggiamenti moderati, non privi di componenti opportunistiche del suo Presidente.

Ad una più serena valutazione, con l’obbiettività che consente il tempo trascorso, è evidente il carattere denigratorio della relazione sottoprefettizia. Bologna, come la stragrande maggioranza dei socialisti lunigianesi, fu un riformista che, conformemente agli indirizzi da tempo prevalsi nell’ambito del movimento operaio sul piano nazionale, rifiutò lo scontro violento con le istituzioni borghesi nella convinzione che fosse più proficuo un impegno costante sul piano culturale, politico, assistenziale verso la classe meno abbiente, per procedere alla graduale trasformazione di esse in senso democratico e socialista (9).

Ma in quegli anni di forti tensioni sociali, aggravate dal fallimento della politica coloniale di Crispi e dalla conseguente instabilità governativa, nonché dal generale riflusso antidemocratico avvertibile anche sul piano ideologico-culturale, la macchina della repressione non conobbe soste e, anche per quanto riguarda il nostro Circolo, malgrado le assicurazioni del Sottoprefetto, vennero presi provvedimenti di estremo rigore.

Già in una nota del 14/4/1897 il Prefetto aveva esplicitamente affermato che qualora i capi del Circolo Operaio avessero inteso fare della loro associazione il focolare della lotta di classe non avrebbe esitato a scioglierlo d’autorità ( 10).

Il Sottoprefetto in una successiva relazione pur riproponendo le assicurazioni ricevute dal Bologna e dagli altri che cioè loro scopo, come del resto in passato, era il mutuo soccorso, aggiunge: Sta di fatto che nella sede del Circolo Operaio pontremolese, dal 2 Inaggio ’96 fino ad oggi hanno avuto luogo quattro conferenze di carattere socialista: la prima tenuta da Pietro Chiesa, la seconda da Amerigo Onofri, la terza dall’avv. Goffredo Baracchini e la quarta dall’on. Prampolini… Ed è pure un fatto che se per l’addietro Presidente e maggiorenti del Circolo pontremolese si limitavano a nutrire principi radico-repubblicani ora l’ideale loro è repubblicano-socialista.

È, una precisazione della massima importanza che attesta, a livello locale, il verificarsi di un fenomeno da tempo ln atto in tutta Italia, cioè l’abbandono del Mazzinianesimo col suo idealismo religioso ed umanitarismo interclassista per approdare ad un marxismo non privo di sollecitazioni culturali e pratiche di origine evangelica.

Le posizioni più decisamente rivoluzionarie erano comunque — a parere del Sottoprefetto — decisamente minoritarie, ma c’era pericolo che venissero fatte proprie dalla base; tuttavia almeno per ora — si precisa — la maggioranza forse trattenuta dal timore di compromettersi o di alienarsi l’animo della classe colta ed abbiente dalla quale riceveva lavoro e guadagno era rimasta piuttosto refrattaria, anche se, nel caso di complicazioni ed agitazioni politiche nel Regno c’era da nutrire qualche timore per l’ordine pubblico.

Per quanto poi riguardava il vicino Circolo dell’Annunziata si dice che sebbene sia costituito in ente morale… cominciando dai capi, racchiude nel proprio seno elementi eguali se non peggiori di quello pontremolese cui è affiliato (11 ).

Sulla conferenza socialista privata tenuta dall’on. Prampolini, ricordata più sopra, abbiamo una relazione fornita al Prefetto dall’autorità locale (12).

In essa si dice che circa 150 persone avevano accolto nella sede. del Circolo l’oratore ufficiale, giunto da Reggio Emilia. La presentazione era stata fatta da Bologna e dall’allora studente in legge Luigi Campolonghi (13).

Riassumendo l’intervento di Prampolini, il Sottoprefetto scrive: …Trattò della lotta di classe, del Capitale e mano d’opera nelle industrie, della tassa progressiva, delle bonifiche dei terreni incolti, della necessità di impadronirsi delle amministrazioni comunali e delle ore di lavoro. Trattò della evoluzione e rivoluzione spiegando la differenza che passa tra l’una e l’altra. Accennò al voto plurimo e raccomandò la solidarietà e la propaganda da farsi ordinatamente. Orgoglio per i successi elettorali dei socialisti e biasimo per l’attentato al re ad opera dell’anarchico Pietro Acciarito, furono i due motivi conclusivi dell’intervento.

L’anno seguente, in un clima nazionale di vocazioni repressive, di paura verso ogni fermento democratico, cadde sui sodalizi pontremolesi il decreto prefettizio di scioglimento. Esso non colpiva direttamente il Circolo Operaio, ma la sezione socialista C. Prampolini fiorita nel suo seno ed organizzata negli stessi locali.

Il provvedimento, esteso alla sezione giovanile socialista dell’Annunziata, riguardava anche la sezione socialista di Aulla (14) il gruppo socialista di Fivizzano, ed il Circolo repubblicano di Mutuo Soccorso di Pontremoli.

Alle sopracitate associazioni politiche era imputabile, secondo la motivazione del decreto prefettizio, la propaganda costante e su larga scala fatta da più tempo e più specialmente nelle popolazioni delle campagne contro gli abbienti ispirando anche per mezzo del giornale La Terra l’odio di classe e l’azione delittuosa contro i proprietari in genere designandoli causa principale della crisi economica che tiene in disagio il paese.

Pertanto, in virtù della delegazione avuta dal regio commissario generale Heusch, il Prefetto La Mola invita le autorità di P.S. di Pontremoli e di Aulla a sciogliere ed a sequestrare le carte dei circoli lunigianesi sopraricordati la cui azione è permanente pericolo per l’ordine sociale e per la pubblica tranquillità.

Il delegato di P.S. addetto alla Sottoprefettura di Pontremoli, Giorgio Sansoè, in esecuzione degli ordini ricevuti, notifica il decreto di scioglimento a Paolo Parodi di Francesco, « socio di entrambe le società », ed in sua presenza procede al sequestro delle carte ed alla chiusura dei locali.

Nella notte vengono arrestati: Pietro Bologna, di anni 34, presidente; Azeglio Cortesi, di anni 32, cassiere; Giovanni Sardella, di anni 34, consigliere della sezione giovanile; Oreste Arrighi, di anni 34, cassiere della sezione giovanile; Antonio Capirossi, di anni 28, gerente del giornale La Terra.

Luigi Campolonghi, ventunenne, presidente della società giovanile socialista dell’Annunziata, era riuscito a fuggire nello Zerasco e, di lì, ad espatriare in Francia (15).

Nella sua relazione il delegato di P.S. afferma: I medesimi devonsi ritenere uniti in un’unica associazione socialista avente per iscopo la distruzione dell’ordine attuale delle cose e l’eccitamento all’odio fra le classi sociali in modo pericoloso per la pubblica tranquillità…

Detti sei individui sono pubblicamente indicati come i più pericolosi del Partito Socialista in Pontremoli per la loro propaganda. Essi furono tra i principali promotori del giornale La Terra, giornale socialista della Lunigiana ed organo della Federazione Socialista Apuana (16), il quale giornale… ha sùbito assunto un contegno di aperta lotta e di eccitazione all’odio di classe. Si ritiene pubblicamente — continua il verbale — che debba ascriversi agli effetti della pubblicazione di detto giornale ed alla propaganda personale dei suddetti individui, se nella classe dei proletari e degli operai si è acuito in questi ultimi tempi, in questo circondario, dell’odio verso le altre classi abbienti.

E devesi pure attribuire alla buona indole della maggioranza di queste popolazioni ed alle misure energiche prese dal governo, se l’odio stesso non ebbe qui a manifestarsi violentemente nelle recenti agitazioni che funestarono gran parte d’Italia (17).

Ci informa La Terra (N. 9) che in quel mese di maggio si erano svolte agitate manifestazioni di protesta e vivaci sedute di Consigli comunali in non poche località lunigianesi. Alle antiche ristrettezze si era aggiunto l’improvviso rincaro del pane, dovuto e all’inflazione ed al rialzo dei noli marittimi connesso con la guerra ispano-americana, allora scoppiata (1898).

Solo a Pontremoli come scrive Azeglio Cortesi (18) la situazione era rimasta tranquilla soprattutto grazie alla benefica influenza della Cooperativa fondata da Pietro Bologna, la quale mantenendo relativamente basso il prezzo del pane ( 19 ) ha tolto ogni causa di possibili turbamenti della pubblica quiete. Così, anche una volta — conclude il Cortesi — la previdenza dei nostri operai che per tempo hanno saputo riunirsi in cooperativa, si è mostrata più efficace dei soliti provvedimenti del governo a base di colpi di Wetterli e di stati d’assedio (20).

A Mulazzo la Giunta aveva imposto un calmiere sul pane (21) ed aveva provveduto all’acquisto di grano da rivendere direttamente ai consumatori eliminando così gli intermediari speculanti sulle miserie del popolo.

A Villafranca L., una rumorosa protesta era stata espressa di fronte al Municipio da una folla esasperata che alle autorità che invitavano alla calma aveva risposto con urla e con fischi. Infine di fronte alla ferma indisponibilità dei negozianti a ribassare il prezzo del pane, il delegato di P.S. era riuscito a calmare gli animi promettendo l’istituzione in Villafranca di un magazzino municipale rifornito dalla cooperativa di Pontremoli (22).

A Licciana, stranamente, si era provveduto a mettere un calmiere sul prezzo della carne. Non avete pane, mangiate carne! commenta sarcasticamente il corrispondente de La Terra.

Pietro Bologna rievocando quei giorni su L’ Idea, organo dei socialisti della città e provincia di Parma, nel delinearci il quadro di questa Lunigiana alle prese col problema del pane, esprime la propria amarezza per quello stato d’assedio ingiustificato ed odioso, per quegli arresti compiuti senza comprensibili ragioni di pubblica sicurezza. A conferma di ciò, acclude l’atteggiamento della Avvocatura fiscale di Firenze la quale obiettava agli organi di P.S. provinciali che non sussistevano ragioni giuridicamente valide che motivassero l’arresto e l’istruzione di un processo.

L’ora della libertà per i nostri arrestati, o meglio per una parte di essi, venne il 28 giugno. Così ce la descrive l’avvocato Bologna:

..Sentiamo la voce del sottocapo che ci interrompe: “Arrighi, Sardella, Capirossi, si preparino, presto. sortano dalla cella!” : ‘Dove? a Firenze?”. “No, a casa”. Ed essi esterrefatti: ‘E voi (rivolti a Bologna ed a Cortesi) no?”. “Andate, andate, salutate i nostri e dite che sien tranquilli. Noi li siamo”. E ci baciammo. Quella notte poco dormimmo. La cella semivuota (avevano asportato le brande dei compagni liberati) ci parve più tetra: non più il gaio racconto delle favole dell’amico Capirossi che, sulla sera, ci faceva come da ninna nanna con una ridda di re, di principi, di maghi, un tintinnio di monete, un luccichio di tesori.

Finalmente, dopo 48 giorni dall’arresto, vennero i giudici militari, due tenenti. e s’iniziò l’istruttoria.

M’interrogarono, confermai la mia fede.

…cessato lo stato d’assedio, cessò la nostra prigionia, e di processo non si parlò più…

Sapemmo poi che l’avvocato fiscale disse: “Pei due più in vista (Bologna e Cortesi) è d’uopo iniziare almeno un’istruttoria per giustificare tanti giorni di detenzione!” (23).

Traspare da queste parole, scritte con cuore di testimone e di apostolo, un’esperienza di vita dolorosa ma non rinnegata.

Non fu la cinica repressione del ’98 ad aver ragione di Bologna e ad arrestare il generoso fermento umanitario e politico promosso dal suo Circolo in Alta Lunigiana.

In quegli anni drammatici di fine ottocento, il loro messaggio di giustizia e di rinascita civile, avversato dai poteri repressivi dello Stato, osteggiato dai signori e dai benpensanti, aprì una breccia nel muro d’indifferenza e di rassegnata tristezza che da tempo immemorabile pesava sul mondo  agricolo ed artigianale della Lunigiana.

Per i loro ideali, alcuni affrontarono la prigione, altri l’esilio,tutti avversione e privazioni. ln mancanza di una classe operaia, modernamente intesa, a volte cercando un’intesa coi poteri costituiti, a volte sfidandoli, seppero fare opera altamente meritoria di sensibilizzazione culturale e politica nel ceto medio del capoluogo, e nel mondo contadino circostante; seppero dar vita ad organismi di carattere cooperativo per alleviare le sofferenze dei più indifesi; parteciparono alla vita amministrativa cd al dibattito sulla stampa con una loro vivacità d’ingegno e fermezza d’ideali che non possono essere misconosciuti (24).

                                                                               *****

Dopo 18 mesi durante i quali le riunioni furono tenute in aperta campagna, i socialisti pontremolesi poterono riprendere, alla luce del sole, la strada interrotta, forse più forti dopo le dure vicende trascorse.

Ci sembra di avvertirlo nelle parole scritte da Pietro Bologna su L’Idea il 13 ottobre 1900:

Ricordino i socialisti, gli operai, le violenze subite e nell’affratellamento che nasce da una fede fortemente sentita, da un pericolo comune, assumano vigore ed energia nuova ad evitare, con una cosciente organizzazione, che altre se ne compiano.

GIULIANO ADORNI, Mazzinianesimo e Socialismo in alta lunigiana alla fine dell’Ottocento, in Cronaca e Storia di Val di Magra, vol. 2°, 1974

  1. Lettera del Sottopref. al Prefetto del 27/4/86. Arch. di Stato, Massa.
  2. Ad esemplo — lett. del Sottopref. al Prefetto del 27/4/86 — si legge in un post-scriptum: « Essendo probabile che durante il pranzo si facciano discorsi e brindisi d’indole sovversiva, desidererei conoscere il di lei avviso se l’autorità di P.S. può rimanere in una camera dell’albergo attiguo alla sala da pranzo per intervenire all’occorrenza ».
  3.  Relazione del Sottoprefetto al Prefetto. Arch. di Stato Massa
  4. Relazione del Sottoprefetto al Prefetto. Arch. di Stato Massa
  5. L. Campolonghi, Una cittadina italiana fra 1’80 e il 900. Ed. « Avanti! », Milano, 1962.
  6. Arch. di Stato Massa.
  7.  Cfr. R. Mori, La lotta sociale in Lunigiana, 1958, Firenze; G, Adorni, Note di vita aullese nell’ultimo decennio dell’ottocento, in Cronaca e Storia di Val di Magra, voi 11, 1973,
  8. Cfr. R. Mori, La lotta sociale in Lunigiana, 1958, Firenze; G, Adorni, Note di vita aullese nell’ultimo decennio dell’ottocento, in Cronaca e Storia di Val di Magra, voi 11, 1973,
  9. Si veda per analoghi riferimenti al socialismo lunigianese anche Vita e pensiero di A. Salucci di Luigi Ceresoli in Cronaca c Storia di Val di Magra, Anno 11, 1973.
  10. Qui come altrove non si fa distinzione tra Circolo Operaio e annessa Sezione Socialista. Evidentemente agli occhi dell’autorità erano una cosa sola e, in fondo, era la verità.
  11. Lettera del Sottopref. al Prefetto del 2 maggio 1897. Arch. di stato Massa.
  12. Lettera del Sottopref. al Prefetto del 26 aprile 1897. Arch. di stato Massa.
  13. Si veda Mino Tassi, Luigi Campolonghi, Artiglanelli, Pontremoli.
  14. Si veda, per la sezione di Aulla, Giulivo Ricci, I primi anni del movimento socialista aullese e della media Val di Magra, in Cronaca e storia di Val di Magra, Anno I, 1972.
  15. Cfr. L. Campolonghi, Una cittadina…, cit.; Cfr. M. Tassi, op. cit.
  16. Aveva sede in Aulla. Fu costituita il 24 aprile 1897.
  17. Del giornale La Terra erano usciti otto numeri II N. 9 per due articoli Maggio di Sangue ed Un tesoro nascosto ritenuti troppo incendiari era stato sequestrato per ordine del procuratore del re a Parma, ove veniva stampato presso la tipografia Adorni.
  18. Si firma con lo pseudonimo « Campanella… minimo ».
  19. Si vendeva a cent. 36 dalla Cooperativa, ed a cent. 30 dai fornitori.
  20. La Terra N. 9. Arch. di Stato Massa.
  21. 45 cent. per il pane di prima qualità, 30 cent. per quello « bruno ».
  22. Da parte dell’autorità di P.S. di Pontremoli si cercava di spiegare la particolare animosità della popolazione di Villafranca L. come effetto di una conferenza che una settimana prima, il 10 maggio, Pietro Bologna aveva tenuto in quella località e dalla sobillazione del Partito socialista colà esistente. Lo ricaviamo dalla relazione del delegato di P.S. Giorgio Sansoè, più sopra ricordata.
  23. L’idea, 6 ottobre 1900. Arch. di Stato Massa.
  24. Evidentemente non siamo d’accordo col giudizio severo espresso nei confronti di Bologna e dei suoi compagni da M. Giuliani e da G. Lazzeri, giudizio non del tutto condiviso neanche da G. Ricci, op. cit. Cfr. M. Giuliani, I partiti politici in Val di Magra, in Lunigiana, Anno II, n. I e G. Lazzeri, Il socialismo nell’Alta Lunigiana, in L’Unità (di Salvemini), 16 nov. 1912.

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