Da oltre settecentocinquant’anni al servizio della Comunità

Concordes in charitate: l’espressione dello stendardo è efficacissima sintesi della storia e dei riferimenti ideali della Confraternita della Misericordia, fin dalle sue origini in Toscana meritevole di venerazione, Venerabile appunto.
“Con partecipazione del cuore dare aiuto solidale alle sofferenze”: è la Misericordia. Furono fratelli della Misericordia a prodigarsi in aiuto nella peste che colpì Firenze nel 1325 ed è del tutto plausibile che ad essi si riferisca il Boccaccio nell’Introduzione al Decameron, quando scrive che nello spavento e nell’abbandono dilaganti, durante la peste nera del 1348, “niuno altro sussidio rimase che la carità degli amici”.
A Firenze la Confraternita della Misericordia era nata nel 1244, la data è riportata in un codice scritto nel 1361 e tuttora conservato. Vi si legge che la Confraternita “fu detta e cominciata per lo beato Messer Santo Pietro Martire (da Verona), dell’Ordine domenicano dei predicatori”. Foresto Niccolai, in un sito Internet destituisce di fondamento la notizia secondo la quale il fondatore sarebbe stato Pietro Borsi, capo di un gruppo di facchini. Dal registro dei capitani e capi di guardia della Misericordia fiorentina risulta quel nome, ma la persona è vissuta nella seconda metà del Trecento, oltre un secolo dopo la fondazione della Confraternita. A Pietro Borsi forse si deve l’organizzazione del servizio di trasporto dei malati in ospedale con barelle a forma di culla dette “zane”.
Altre associazioni laicali nacquero da quella fiorentina, una delle prime fu la Misericordia di Pontremoli. Un prospetto storico della Confraternita di S. Maria della Misericordia in Firenze, edito il 31 ottobre 1840, attesta che in Pontremoli la Confraternita sorse nel 1262 sotto l’invocazione di S. Giovanni Decollato, la terza in Toscana. Adempiva a tre delle opere di Misericordia: aiutare i pellegrini, curare gli infermi, seppellire i morti, in particolare assisteva i condannati a morte. Nel n.42 del Corriere Apuano del 1943 (siglato m.m., probabilmente Marco Mori) si cita un documento in cui si legge che la Confraternita dei Disciplinati di S. Giovanni Decollato (detti anche di S. Lorenzo e della Misericordia e aggregati all’Arciconfraternita di S. Giovanni dei Fiorentini di Roma) “accompagnava ed assisteva il condannato al luogo del supplizio che era la Cisa. Il cappellano veniva provvisto di cavalcatura, i confratelli di pane e formaggio”. Aveva sede nell’oratorio di S. Lorenzo presso la chiesa di S. Cristina; questo fu trasformato in casa privata (oggi casa Bertocchi) nel 1689 e la Confraternita si trasferì nell’ attuale sede in via Pietro Cocchi e sua chiesa divenne quella di S. Giacomo Maggiore o del Campo (“un vago oratorio modernamente abbellito di marmi”). Quando il granduca Pietro Leopoldo con motu proprio del 21 marzo 1785 riordinò gli istituti religiosi e ne soppresse alcuni anche a Pontremoli, mantenne la Confraternita di S.Giovanni Decollato, anzi la arricchì di fondi e di privilegi. Essa fu aggregata il 5 maggio 1805 alla Venerabile Compagnia di S. Maria della Misericordia di Firenze. La sua sede fu ampliata grazie all’ aiuto economico del canonico don Antonio Bonaventuri.

Nell’archivio della Misericordia ci sono carte che ricordano l’impegno speciale dei Confratelli nel dare soccorso durante la grave epidemia di colera o “morbo asiatico”, che colpì Pontremoli e la Lunigiana nel 1855: fu una sollecita gara di fraternità spirituale e di generosità, prestate con lieto e consapevole sacrificio. Appena finita la virulenza dell’epidemia si sentì il bisogno di dare alla Misericordia una nuova organizzazione.
Nel 1856 ci fu la rifondazione col nome di Compagnia della Misericordia, sotto il titolo di Gesù morto.
Sono scarsi i documenti che permettono di ricostruire le vicende della Confraternita di Pontremoli in tanti secoli lontani. Per quanto possibile lo ha fatto Giuseppe Bola in un fondamentale volume “La Misericordia di Pontremoli attraverso i secoli” (Editrice “Il Corriere Apuano”, 1992), al quale interamente si fa riferimento.
Passando al vaglio altre cartelle d’archivio, nella sede della Misericordia e nella sezione dell’Archivio di Stato della SS. Annunziata, a partire dal nuovo Regolamento, elaborato dal vescovo di Pontremoli Michelangelo Orlandi e firmato il 10 ottobre 1856 da Luisa Maria di Borbone, reggente del ducato degli Stati Parmensi, di cui era diventata parte anche la Lunigiana Parmense, emerge un quadro molto articolato e complesso delle attività della nostra Misericordia, che nel testo viene denominata Compagnia anziché Confraternita, col motto Ubi charitas et amor, Deus ibi est. La sua storia costituisce l’identità stessa della quotidiana vita privata e pubblica della città. Il secondo dei 135 articoli di quel Regolamento Organico contemplava nove “opere di carità cristiana”: trasporto all’ospedale dei malati poveri; soccorso a chi si ammala, cade o viene ferito per le strade; sepoltura dei “morti accidentalmente, dei miserabili e di qualsivoglia altri”; sepoltura degli iscritti; assistenza agli infermi; “concessione di sussidi alle famiglie miserabili, il cui capo fosse rimasto colpito da qualche infortunio”; suffragio dei fratelli e sorelle defunti; costituzione di “doti a fanciulle povere onestamente viventi” (saranno abolite nel 1912 perché ritenute “inefficaci”); infine correggere “i fratelli, che conducessero una vita non conforme ai principi della nostra Santa Religione”. Insieme alle norme di funzionamento della Compagnia, definite in ogni dettaglio, nel Regolamento c’ è l’attenzione alla “buona condotta religiosa e morale” degli “ascritti”, si raccomanda di usare sempre “modestia e silenzio”, discrezione e rispetto della dignità dei sofferenti, di pregare per i vivi e per i morti. Nella continuità dei secoli rimane la fedeltà ai valori evangelici della solidarietà umana, donata a tutti senza distinzione di condizione sociale.

Fino alla recente istituzione dei Ministeri e dei Servizi sociali è stata la Misericordia, a Pontremoli come altrove, che si è fatta carico, in modo gratuito ed efficiente, di tutti i bisogni. In tempi di elevata mortalità infantile, si pensò anche a istituire, nel 1888, le “piccole squadre” per il trasporto funebre dei bambini da parte di giovinetti, esclusi i deceduti per malattie infettive e contagiose.
In vista di probabili epidemie si predisponevano strutture di prevenzione. Nel 1865 si ripresentò il rischio di una nuova epidemia di colera: la Misericordia si attrezzò ulteriormente per raccogliere fondi, mobilitando le donne in ogni parrocchia della diocesi, compilò l’elenco dei disponibili al trasporto dei contagiati e alla sepoltura dei morti di colera, ricercò un nuovo locale ben aerato per stabilirvi un corpo di guardia, acquistò materiale disinfettante, cappe bianche per gli assistenti, curò l’ allestimento di un lazzaretto presso i Cappuccini “unico locale adatto per chi fosse colpito repentinamente nella pubblica via”.
Nel 1870 si adoperò per una massiccia campagna di vaccinazione dei bambini e ne compilò i bollettini.
Di nuovo a Pontremoli arrivarono flagelli di epidemie: il vaiolo nel 1881, il colera nel 1885 e nel 1886. L’aiuto dato dai confratelli fu cosi generoso e valido da meritare la medaglia d’argento dal Ministro degli Interni Francesco Crispi.
La Misericordia accorre sempre e prontamente anche in caso di infortuni sul lavoro. Lo fece nello scoppio del polverificio Bonzani nel 1884, di quello Bocconi nel 1887, trasportò i feriti nello scoppio di gas nella galleria del Borgallo il 7 aprile 1893 e raccolse fondi per soccorrere le famiglie delle vittime.
Per accrescere l’efficienza dei servizi nel 1889 fu istituita la Sezione di Mutuo Soccorso, con contabilità separata , (controllata e depositata su libretti di risparmio della Banca Pontremolese Industriale e Commerciale) e con amministrazione quasi autonoma, ma soltanto con soci iscritti alla Venerabile Confraternita della Misericordia. Gli scopi erano sussidiare i soci in caso di invalidità al lavoro per malattia, elargire sussidi ai malati cronici, dare pensioni vitalizie a persone povere, che “per inoltrata vecchiaia” erano inabili e senza parenti, pagare un sussidio alla famiglia bisognosa di un iscritto venuto a morte, assegnare una volta all’ anno sussidi per cure balneari, per chiamata alle armi. Inoltre si dichiarava l’intento di dare sussidi ai poveri della città, promuovere istituzioni utili e benefiche agli iscritti, alla “città e alla classe operaia, tanto nel rispetto economico, che nell’intellettuale e morale”, con prospettiva anche di formare una “Cassa centrale di fratellanza” fra le sezioni che avrebbero potuto sorgere nelle Misericordie della diocesi. I fondi erano raccolti col versamento di una quota mensile dei soci. E’ uno specchio dei tempi: mancando forme pubbliche di assistenza e previdenza suppliva la solidarietà privata del reciproco dare ed avere: le casse mutue furono organizzazioni anticipatrici dei moderni sindacati e delle politiche sociali ed hanno contribuito fortemente a risolvere problemi economici, a concedere prestiti sulla parola ai più bisognosi.

Dal Regolamento si deducono anche le patologie più diffuse: oltre le puntate epidemiche, infuriava la tubercolosi, i bambini soffrivano spesso di rachitismo, si capisce quindi lo stanziamento di sussidi (L 1,20 al giorno) per le cure balneari, per le spese mediche per un periodo fino a due mesi, per consulti medici. Erano esclusi dal sussidio i casi di malattie derivanti da “mal costume, abusi, disordini”.
Il Regolamento della Sezione di Mutuo Soccorso fu approvato da mons. David Camilli, vescovo di Pontremoli molto attivo nel costituire società cattoliche e opere di carità, tra le quale spicca l’Orfanotrofio Leone XIII, da lui fondato con grandi sacrifici. Passato alla diocesi di Fiesole nel 1893, continuò il suo impegno nel soccorso ai poveri “contro lo sfruttamento liberale” e per “liberarli dalla pressione socialista” (G. Spadolini, L’opposizione cattolica, Firenze, Vallecchi, 1961, pp.315-319). In tempi di non riconoscimento tra Stato italiano e Santa Sede, la Misericordia, società laica ma cristianamente ispirata, esercita una insostituibile mediazione e su di essa si fa assegnamento per affrontare i bisogni sociali, coopera con La Lega contro la tubercolosi, darà in affitto i locali per le scuole elementari (1914) e per il Giardino d’infanzia (1917), in attesa dell’inaugurazione del nuovo edificio in via Mazzini avvenuta il primo maggio 1919.
Per costituire a Pontremoli un dormitorio per persone senza fissa dimora e l’Orfanotrofio, mons. Camilli aveva stipulato con la Misericordia un contratto d’affitto di alcune stanze, valido dal 1892 al 1897. La Compagnia era diventata “assoluta” proprietaria di due case contigue presso la chiesa di S. Giacomo con due orti annessi .
Le carte d’archivio documentano anche le calamità lontane in cui la Misericordia di Pontremoli fu vicina moralmente e con aiuti concreti: accadde per i terremoti di Calabria del 1905, di Messina del 1908, di Avellino del 1910, di Avezzano del 1915. Fu prontissima ad accorrere con barelle, medici e medicinali a Fivizzano e nei paesi di Lunigiana colpiti dal forte terremoto del 7 settembre 1920 alle ore 7,40. Per riconoscimento dell ‘opera prestata il Commissariato per le Terre terremotate le fece dono di un’autoambulanza.
L’allargamento dei campi di intervento, le mutazioni sociali e tecnologiche, i nuovi sistemi di trasporto degli infermi imponevano aggiornamenti del Regolamento della Misericordia. Nei funerali i confratelli con cappa e buffa furono considerati troppo tetri, si preferì che portassero un bracciale con la sigla. Nel 1905 mons. Angelo Fiorini approvò un Regolamento arrivato a 324 articoli con alcune variazioni nell’organico del Consiglio direttivo, dell ‘ Assemblea dei capiguardia e con molto dettagliate norme per ogni servizio; venivano stipendiati il cappellano, un servo e un sagrestano. Ad aprile fu aperta in piazza Duomo una “stazione succursale”, per dare un soccorso rapido e pronto sul luogo del bisogno, fornita di tutto quanto potesse servire al pronto ricovero e al sollecito trasporto di malati e feriti: fu necessario farlo, data la posizione poco centrale della sede principale. Gli iscritti erano numerosi: nel 1905 si arrivava a 740, le donne (387) superavano gli uomini (353).
Nel 1906 fu celebrato con solennità il cinquantenario della riorganizzazione della Misericordia e furono rimodernate le vecchie sale, inaugurati nuovi locali per la disinfezione e le medicazioni, per il deposito dei feretri, per l’archivio, la sala di riunione e fu allestita la “dimora costante di un custode”. Ogni ambiente era già illuminato a luce elettrica (il 13 aprile 1926 sarà allacciato un telefono proprio). Furono dati soccorsi in denaro alle famiglie più bisognose e acquistati nuovi materiali, i costi notevoli furono affrontati coi mezzi propri e con la generosità dei cittadini. Si prese l’impegno di continuare l’invio alle cure balneari e “le cucine economiche” per i pasti dei poveri e per dare loro ospizio. Nel 1908 fu donata una nuova bandiera, inaugurata il 13 settembre con gran festa, con esibizione gratuita della Banda Cattolica “G. Verdi” e della Società Filarmonica Pontremolese. Oratore ufficiale fu padre Giovanni Semeria, famoso educatore di Chiavari.
Il Comune nel 1908 donò un carro funebre alla Misericordia, ci furono discussioni prima di accettarlo, fu accettato infine per evitare che l’amministrazione comunale si facesse promotrice di funerali civili, comunque si deliberò di continuare a preferire i trasporti a spalla “per il maggior rispetto e deferenza al cadavere” e “per lo spirito” della Confraternita. Si optò anche per arrivare ad acquistare con soldi propri un carro, e questo avvenne nel 1909.
Fu creata anche una figura nuova nel Consiglio: è il consigliere sanitario per regolare i servizi straordinari in caso di epidemie: a lungo svolse questo compito il dott. Pietro Ceppellini, come fu il caso dell’epidemia vaiolosa, scoppiata nel borgo del Piagnaro nel 1908 in cui agirono otto squadre per il trasporto dei malati e nel castello fu allestito un lazzaretto. Nel 19101’Assemblea dei capiguardia deliberò l’istituzione di squadre di pronto soccorso nelle parrocchie e nei Comuni limitrofi.
Nel 1911 fu redatto un nuovo Statuto (80 articoli), la Misericordia viene denominata anche “Società di Pubblica Assistenza e Pronto Soccorso” e si sottolinea che ha sempre soccorso tutti “a prescindere dalla religione e dalla politica”. erano tempi in cui non mancavano le polemiche con le autorità pubbliche e anche con le Compagnie delle parrocchie.
Il nuovo Statuto viene approvato dall ‘ amministrazione comunale presieduta dal sindaco Pietro Bologna, oltre che da quella religiosa, con ulteriori precisazioni per le medicazioni dei malati, per servizi straordinari in caso di pubblica e privata calamità, risulta formata una squadra apposita per intervento in caso di incendi, è dichiarata la piena disponibilità di dare “maggiori prove di zelo” e di adottare le “temporanee misure ritenute opportune” in caso di malattie epidemiche o contagiose di lunga durata. Il sindaco chiede al priore della Misericordia di contribuire all’ opera del Patronato scolastico per far frequentare la scuola, dare sussidi per i vestiti, le scarpe e i libri ai poveri e anche una refezione scolastica, si chiedono sussidi anche per i “ricreatori” col compito di togliere dalla strada i fanciulli. La Misericordia fece anche una sottoscrizione in aiuto alle famiglie dei morti e feriti nella guerra di Libia (1911-’12).
In vista di un nuovo rischi di colera, nel 1912 pagò un corso presso l’ Università di Pisa per preparare quattro “agenti disinfettatori” dovevano apprendere nozioni di anatomia, fisiologia, patologia, doveri infermieristici, esame del paziente, curare lesioni e maIori, riconoscere i segni certi di morte.

Sull’Europa incombevano ormai i furori della guerra mondiale. Il dottor Ceppellini aprì presso la Misericordia una scuola infermieri, la frequentarono 62 donne e 27 uomini, che furono presto impiegati a curare i feriti che provenivano dal fronte. Nel Seminario di Pontremoli fu allestito un Ospedale militare di riserva, che da 169 letti arrivò nel 1917 ad averne 400. Il primo trasporto di 206 feriti fu il 9 agosto 1915, si arrivò nel 1917 a 350, di cui 34 morirono. La Misericordia di Pontremoli, con la collaborazione anche dei suoi comitati parrocchiali della SS. Annunziata, Mulazzo, Montereggio, Parana, Zeri e Villafranca, fece servizio continuato per i soldati che arrivavano alla stazione ferroviaria. Le dame infermiere meritarono i ringraziamenti ufficiali dei capitani medici e anche della Croce Rossa americana, furono di grandissimo aiuto in sala operatoria. Dopo la ritirata di Caporetto la Misericordia di Pontremoli si prese cura anche di cento profughi di Udine, trovò a tutti un ricovero in città, si occupò dei bambini, dei vecchi, dei malati (6 morirono), dei loro bagagli. Nel 1916 aveva messo i suoi locali a disposizione del Comitato di Distretto della CRI, che si era costituito a Pontremoli.
Negli ultimi mesi crudeli della guerra, si aggiunse, da settembre a dicembre 1918 anche il flagello dell’epidemia letale della febbre “spagnola”, e i confratelli della Misericordia intervennero con abnegazione e collaborarono con estremo zelo nel far osservare l’ordinanza del sindaco Pietro Bologna, che vietava i cortei funebri (al massimo 12 persone compreso il prete, se il feretro era portato a spalle, e solo 4 se col carro, come era consigliabile), le esequie solo al cimitero e all ‘ aperto.
Durante il ventennio fascista la Misericordia continuò ad essere sostegno per tutti nelle singole situazioni di bisogno. Non mancano i controlli delle autorità pubbliche; la Confederazione Nazionale Sindacati Fascisti chiede i bilanci, il regolamento interno e lo statuto (7-11-1928). Il podestà Ernesto Buttini agisce con discrezione quando chiede l’elenco degli amministratori della Confraternita (17-12.1929), la compilazione di questionari e invita a “non assecondare iniziative per lo smercio di prodotti di fabbricazione straniera, per non danneggiare la produzione italiana e I ‘occupazione operaia” (3-3-1930). Il 27 febbraio 1930 fu emessa una nuova disciplina giuridica delle Confraternite: in base al Concordato solo le Confraternite con scopo di culto, esclusivo o prevalente, passavano alle dipendenze dell’autorità ecclesiastica, le altre, come la Misericordia, erano controllabili dalla Stato. Il prefetto vieta alla Misericordia, come ad altre istituzioni benefiche, di Investire capitali in mutui attivi. Il priore viene considerato un’autorità e viene sempre invitato anche nelle cerimonie civili. Furono necessari lavori di restauro, tutta la facciata dell’edificio fu rinnovata nel 1937.
Negli anni della guerra, date le nuove terapie traumatologiche, si pensò a far nascere anche a Pontremoli un gruppo di donatori di sangue. Il 3 settembre 1940 vengono comunicati al priore i risultati degli esami radiologici e del sangue fatti dai donatori: circa 100 furono le donne volontarie. La “lodevole e pietosa attività, svolta durante le contingenze di guerra e in particolare nel doloroso periodo dell’occupazione tedesca a favore della popolazione”, fu riconosciuta dal sindaco Ottorino Buttini.
Dell ‘ aiuto offerto dalla Misericordia durante la guerra si fa un esame attento nel novembre 1946 sul Corriere Apuano (firmato Euza, cioè Eugenio Zanella): trasporto all’ospedale dei feriti nei bombardamenti, spesso con lettighe a spalla; sepoltura, anche dei tedeschi, soprattutto i tanti morti nella ritirata del 26 aprile 1945, nel piano di Mignegno e sulla strada di Traverde: furono messi in una fossa comune di fronte all’oratorio di S. Terenziano e nella chiesetta di S. Giorgio.
La storia più recente della Misericordia è nel segno della continuità delle opere di carità, prestata con l’impiego di un parco macchine ben adeguato, sempre rinnovato con la beneficenza dei cittadini e degli istituti di credito e di altre istituzioni. La nostra Misericordia è stata presente nelle calamità, terremoti soprattutto, che hanno colpito l’Italia, sostituendo o collaborando col Servizio di protezione civile.
L’evoluzione del contesto socio-politico, con l’inserimento degli ospedali come primario riferimento sanitario vede diminuire la funzione suppletiva della Misericordia in questo campo; vengono individuate altre aree di intervento. Con l’intensificarsi della terapia trasfusionale, all’interno della Misericordia, ma con autonomia dirigenziale e amministrativa, nasce nel 1956, (seguito dai gruppi di Zeri, Mulazzo, Filattiera, Villafranca e Bagnone), il Gruppo Donatori di Sangue FRATRES, che ben presto si distinguerà come uno dei sodalizi più attivi in Italia, anticipando interventi sussidiari e indispensabili in rapporto alla evoluzione delle tecniche chirurgiche e della medicina in generale. Ha accolto il gruppo dei laringectomizzati, ha visto nascere l’ AIDO, l’ associazione dei donatori di organi, ora presta il servizio di pronto intervento del 118, insieme alla Misericordia di Mulazzo, salvo una breve apparizione della CRI, espleta il servizio con ambulanze attrezzate e personale altamente qualificato. È sempre in prima fila nel sostegno alle famiglie indigenti o colpite da particolari infermità di qualche loro componente con attività domiciliari, con assistenza di consorelle volontarie in ore concordate, ad integrazione degli sforzi familiari.
Ancora, sempre “concordes in charitate” scriveva i] piemontese Ermanno Traversa, venuto a insegnare a Pontremoli subito dopo la guerra; “Tra il furore delle parti vi sarà pur sempre un tenace e mai sopito vincolo di fraterno amor che, quando meno ci se I aspetti, dia i suoi frutti, con semplicità ed umiltà. …Per questo forse dura, oltre la fuga dei tempi, la Venerabile Misericordia”.
A cura Maria Luisa Simoncelli, Il Corriere Apuano, 5.7.2003