APRILE 1944

Per l’ aprile 1944, a quasi cinque anni dall’ inizio della II guerra mondiale, le cronache lunigianesi disponibili registrano diversi eventi tragici e duri. Dopo lo scontro a Succisa il 15 marzo nel quale muoiono Remo Moscatelli, Isidoro Frigau e Fermo Ognibene (” Alberto”), comandante della brigata Picelli, e per aver aiutato i partigiani il parroco don Quinto Barbieri è fatto prigioniero, aprile è il mese dei primi grandi rastrellamenti.

Erano iniziati il 24 marzo nel territorio delle Centocroci, il 9 aprile continuano attorno al monte Gottero. Le strade e la ferrovia sono sempre più percorse da colonne di truppe tedesche che vanno al fronte, ancora all’ altezza di Cassino, e per garantirsi via libera fanno controlli e rastrellamenti nelle nostre vallate di grande importanza strategica. Le “bande” partigiane si fanno più consistenti, ai posti di reclutamento si presenta un numero sempre più alto di giovani che vanno acquistando desiderio di un’ altra Italia liberata, molti vogliono sottrarsi ai bandi di arruolamento della RSI. L’impegno di reclutamento da parte dei funzionari della Repubblica Sociale fascista era assiduo. Nella provincia di Apuania il prefetto Ernesto Buttini invitava i podestà a ben custodire le liste di leva contro i tentativi dei “ribelli” di distruggerle. Il 5 aprile i partigiani assaltano la Caserma dei Carabinieri a Coloretta di Zeri. Sono captate le trasmissioni di radio Londra. Sulle alture vicine a Casola, dove era nato, nell’ ottobre 1943 era stato paracadutato Domenico Azzari. La sua missione denominata Rutland fu molto importante per rendere possibili nei paraggi di Tea sul monte Tondo con aerei degli alleati lanci di armi, munizioni, equipaggiamenti, medicine e generi di prima necessità per i partigiani e per i civili.

Un segno di spiritualità molto significativo nell’ infuriare della lotta, per riunirvi i partigiani e provvedere alla loro formazione religiosa, fu la posa, il primo aprile 1944, della prima pietra della chiesetta del monte Pasquilio alle spalle di Massa, zone dove i partigiani e le loro guide governavano il passaggio del fronte al di là della linea Gotica, facendo passare prigionierâ alleati fuggiti, disertori dell’ esercito repubblichino e i civili che volevano ricongiungersi alle loro famiglie del Sud dell’ Italia divisa in due.

Il 13 aprile a Morana, frazione di Vignola, viene ucciso il fattore Francesco Galli: è un fatto barbaro compiuto da non mai identificate “mani assassine” come si leggeva sulla tomba. Il cadavere fu ritrovato sopra il sentiero della Volparola nel canale della Canvella annota I ‘ arciprete Raimondo Argenti.

Il 15 e 16 aprile si compie il rastrellamento a Cervara. Il comando nazifascista, che si era insediato a Pontremoli, sapeva bene che nei monti dell’ area dei confini regionali operavano formazioni partigiane, specialmente la Picelli ormai comandata da “Facio”. Viene ordinato un grosso rastrellamento: una colonna di “mai morti” proveniente dallo Zerasco, una seconda costituita da uomini della X Mas e da tedeschi che muoveva dai monti di Bassone e una terza più grossa di tedeschi che saliva da Pontremoli, dopo aver rastrellato l’ area di Guinadi, chiudeva il ventaglio d’ assalto al paese di Cervara. Per fortuna una donna anziana che scendeva dal paese per recarsi a Pontremoli si accorge che i tedeschi si stanno avvicinando, torna indietro e avvisa una staffetta che fa allontanare tutti i giovani sui monti. Cervara è chiuso in un cerchio dai nazifascisti, che rastrellano casa per casa, urlano, sparano, gli uomini anziani sono spinti sul piazzale della chiesa e allineati lungo un muro insieme al parroco don Nemesio Curadi. Tutti, tranne il sacerdote, furono deportati alla Spezia. Amedeo Beccari e Carlo Travaglini vengono uccisi, muore anche Maria Zuccarelli. Vengono incendiate molte cascine sui monti.

Maria Luisa Simoncelli, Il Corriere Apuano

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