
Nel suggestivo contesto del castello di Malgrate si è svolto, sabato scorso, 29 giugno (1996), il convegno provinciale dedicato all’itinerario della Francigena, tema sul quale ci si sta confrontando da mesi anche in funzione del programma di studio e valorizzazione avviato dalla Comunità Europea in vista del Giubileo del Duemila. Obiettivo del convegno di Malgrate era sottoporre alla riflessione collettiva il patrimonio medioevale presente lungo l’asse del percorso e nel più vasto ambito del territorio provinciale: La via Francigena da Monte Bardone al mare, come il titolo della giornata significativamente connotava il tratto del percorso che attraversava la nostra area.
Hanno illustrato gli obiettivi conoscitivi e promozionali dell’iniziativa il presidente della Comunità Montana, Giovanni Zammori, l’assessore provinciale Franco Peselli, l’assessore al comune di Villafranca Paolo Fraschini ed il dottor Lanfranco Binni, responsabile del progetto Francigena per la Regione Toscana. Era presente anche Pietro Lazagna, assessore della provincia di La Spezia nel cui territorio si trova Luni, tappa imprescindibile nel percorso. Un attento e numeroso pubblico di appassionati ha ascoltato il succedersi delle relazioni, nonostante lo scarso incoraggiamento che veniva da un’atmosfera poco estiva. Augusto Ambrosi ha introdotto illustrando i prodromi della Francigena, cioè quegli antichi percorsi di pastori utilizzati dai Liguri e poi dai Romani sui quali si sono sviluppati gli attraversamenti successivi.
Gli interventi seguenti hanno illustrato le tappe della strada secondo l’itinerario di Sigerico (di ritorno da Roma nel 994 c.a) sul quale si imposta il programma di promozione avviato dalla Comunità Europea; in particolare nell’intervento di Caterina Rapetti, attraverso un esame delle vicende anche politiche della strada di Monte Bardone e dei limitrofi passi del Cirone, Borgallo e Brattello, si è richiamata l’attenzione sulla presenza, accanto al percorso principale, di itinerari minori anche se non meno significativi e comunque convergenti quasi tutti su Pontremoli, come conferma la nota definizione data del borgo di clavis et porta dell’Appennino. L’esame delle persistenze architettoniche ed artistiche ancora presenti nella città evidenzia come in essa sia ancora leggibile l’importante ruolo di stazione viaria e commerciale sul percorso, ricordata in tutti gli itinerari pervenutici.
Significativa presenza, oltre al labirinto, simbolo medioevale del viaggio fisico e spirituale, appare oggi, anche se nascosta, l’immagine lignea della Vergine venerata nella cappella di Santa Maria di Piazza e poi, con l’innalzamento della nuova chiesa, rivestita dell’abito Lauretano e nota alla devozione come Madonna del Popolo. La trecentesca statua lignea, che permane integra al di sotto della veste conica, potrebbe essere riportata alla luce in occasione del Giubileo senza probabilmente turbare la sensibilità di chi l’ha venerata e potrebbe continuare a venerarla con il titolo noto da secoli. L’immagine testimonia significativamente come, quando in tutta Europa si ergevano cattedrali in onore della Madre di Dio, anche a Pontremoli ne fosse vivo il culto.
Particolarmente interessante è risultata la restituzione delle vicende del popolamento del territorio di Filattiera, effettuata dal prof. Tiziano Mannoni e risultato delle indagini archeologiche svolte in quell’ambito ormai da sedici anni, un’esperienza unica nella nostra area. Si è ripercorso così che lo svilupparsi del popolamento, dall’insediamento ligure-apuano di Castelvecchio (il poggio sovrastante la Pieve) per il quale l’esame al carbonio di elementi lignei ha consentito la datazione delle opere del sito al 590 d.c., al villaggio romano e tardo romano con le abitazioni riportate alla luce negli scavi nei pressi della Pieve, alla Pieve stessa, suggestivo monumento con abside del XII secolo, indicata come tappa degli itinerari medievali, all’insediamento nei pressi del castello di San Giorgio, chiesa castrense della fine dell’XI secolo, accanto alla quale si è sviluppato nel XIV secolo l’abitato di Filattiera. A questo contesto si riconduce l’abitato di Ponticello, caratterizzato dalle note case torri e più in alto, a ridosso del monte, l’imponente struttura fortificata bizantina di Monte Castello. Un ambito, come si può osservare, di grandissimo interesse per le presenze che sono state in esso individuate e restituite.
Il percorso proseguiva nel territorio di Villafranca, della quale Germano Cavalli ha evidenziato l’origine viaria, successiva al passaggio di Sigerico ove non è menzionata, e in funzione dell’attraversamento dei fiumi con la presenza di due ponti e tre guadi. La valle del Magra era anche percorribile sul lato destro del fiume e sulla strada che da San Benedetto di Talavorno attraverso la chiesa di San Martino, Mulazzo e la cappella di Santa Maria del Monte raggiungeva l’area ligure, si è soffermato Dario Manfredi.
Sulla Francigena, oltre Villafranca, si trova l’importante località di Groppofosco (Chiesaccia) antico luogo di sosta e guado; Giulivo Ricci ha illustrato le vicende relative al tratto di strada che, attraverso Terrarossa e l’importante centro di Aulla, nodo viario connotato dall’antica presenza dell’abbazia benedettina di San Caprasio, risaliva verso Burcione per scendere all’ospitale di Arforara (ora Santuario di Santa Maria degli Angeli) e al guado di Caprigliola.
Da qui l’itinerario entra nell’area di Luni per proseguire verso Carrara, San Leonardo di Massa (illustrati da Sergio Lugarini e Luigi Ostrogovich e l’area di Mont Cheverol, un ospitale sulla strada per Lucca che Andrea Tenerini individua nell’area vicino a Pietrasanta. Un importante attraversamento medioevale (ma anche precedentemente questo asse era interessato da percorsi), era quello che da Aulla, o anche da Filattiera attraverso il territorio di Bagnone e Licciana, si dirigeva verso la Lunigiana orientale e Lucca. Un percorso illustrato da Fabio Baroni, che ha anche accompagnato il giorno successivo un folto gruppo alla visita di alcune pievi (Offiano, San Lorenzo e Codiponte) e cappelle (Santa Margherita di Regnano, San Jacopo di Pugliano) lungo l’itinerario che portava ad una meta di antica devozione, il Volto Santo di Lucca, ma che nel contempo conserva testimonianze della devozione a San Giacomo, per la venerazione del quale ci si recava in pellegrinaggio a Compostela, seguendo quella che gli itinerari definiscono la via di San Jacopo. Sul rapporto tra strada e castello si è soffermato Nicola Gallo che ha ricordato come questi ultimi, oltre che svolgere funzione di controllo della strada, potevano diventare anche strumento di rapina e di taluni Malaspina è menzionata l’attività di aggressori di pubbliche strade.
La via Francigena appare oggi come strumento di lettura di un territorio per ripercorrerne le vicende storiche e valorizzarne l’identità attraverso le persistenze; questo aspetto sarà affrontato in un prossimo convegno, a carattere turistico, che si terrà in autunno nella zona di costa e nel quale emergeranno le linee di valorizzazione che si vorranno sviluppare per il Duemila.
Il Corriere Apuano, 6.7.1996
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