TRA VII E X SECOLO GLI INDIZI DELLA VIA FRANCIGENA

(Una sala colma di gente, un ‘efficace organizzazione, una documentata e gradevole relazione sono stati gli elementi portanti dell’inaugurazione dell’ottavo anno di attività di un ‘istituzione che, come ha osservato l’assessore prof. Giuseppe Benelli, si distingue per le sue proposte culturali e di relazione interpersonale. La presidente, ins. Maria Luisa Chiartelli Trivelloni, premurosa promotrice, ha salutato con gratitudine e commossi auguri le autorità, i collaboratori, i soci e i simpatizzanti, dando tempestivamente la parola al relatore della prolusione, il prof. Renato Stoppani, sul tema “La via Francigena. Una strada europea nell’Italia del Medioevo”. Della relazione richiamiamo qui in sintesi i contenuti.)

L’abside della chiesa di San Giorgio a Pontremoli , che dipendeva da San Leno di Brescia

Stoppani ha fissato la sua analisi sul periodo che va dal VII al X secolo, prima dell’itinerario di Sigeric, il vescovo di Canterbury, il quale, ritornando da Roma dal 990 al 994, segnò ben 79 “mansiones” in cui aveva sostato, tra le quali Aulla, Pontremoli, Berceto. Questo Itinerario è il più ricco di elencazione di tappe, anche se non è quello più importante. Ci sono altri “itineraria” relativi ai percorsi che dalla valle del Reno, attraverso i valichi alpini lombardi e veneti, portavano a Roma (ancor oggi la Statale che da Chioggia porta a Pomposa e Ravenna, sul tracciato della via consolare Popilia, è denominata “Strada Romea”). La via Francigena, non I’ unica ma la privilegiata, è quella che dalle isole britanniche attraverso la terra dei Franchi portava a Roma. In vista del Giubileo del Duemila, La CEE ha deliberato un’organica attività di promozione culturale e turistica collegata al percorso della via Francigena. L’auspicio è che quella antica strada alimenti oggi una più incisiva cooperazione e coscienza europea.

Stoppani ha lavorato a raccogliere gli indizi, le prove quasi certe della direttrice viaria francigena, nell’età longobarda e franca della storia d’Italia. Le fonti dirette non ci sono, ma esistono testimonianze desumibili e molto probabili. Stoppani ha valorizzato uno studio del 1966 di Pier Maria Conti, edito su “Archivio storico per le province parmensi” in cui sono ricostruite le aree di intervento dei missionari orientali, cacciati dall’espansione araba del VII secolo, e mandati dal Papa ad evangelizzare il Regnum Langobardorum. I luoghi della missione sono rintracciabili quasi esclusivamente dai toponimi nati dalle chiese dedicate a Santa Gerusalemme. Se si uniscono con una linea questi luoghi, si ha l’itinerario della via Francigena: Torre Nieri, San Gusmè (toponimo che viene dalla “contaminatio” di S.Gerusalemme e S.Cosma) nel Senese; S.Gerusalemme era una chiesa in val d’Elsa; poi Lucca; S. Giorgio di Filattiera (che era anche ospizio e posto di ristoro per i pellegrini e dove un’epigrafe del secolo VIII contiene l’espressione “idòla fregit” per ricordare a merito del vescovo Leodegar la conversione della zona al cristianesimo).

Da Pavia, capitale longobarda, la via oltrepassava le Alpi per i passi del S. Bernardo e del Moncenisio. Della via Francigena sono indizi anche le attestazioni molto concise degli itinerari fatti dai pellegrini che andavano “ad limina beati Petri”, cioè a Roma. C’è l’Itinerario di S.Vilibaldo, che segna Lucca come sosta; c’è il flusso del “pellegrinaggio romeo” compiuto, secondo Paolo Diacono, tra il 720 e il 730.

Ma l’indizio probante e più ampio è la “Historia Langobardorum” di Paolo Diacono, un longobardo diventato monaco benedettino, nato a Cividale del Friuli verso il 720. La sua opera è la più importante per conoscere un popolo intero nella sua violenta e misteriosa storia. Paolo Diacono registra anche le fondazioni regie di chiese, monasteri e abbazie, che sorsero seguendo l’itinerario della via Francigena. Le fondazioni regie, sfruttando aneliti religiosi, rispondevano all’intento politico di avere caposaldi di comunicazione e di controllo ed insieme erano luoghi di scambi commerciali. Venivano necessariamente costruite in terre demaniali, ricevevano spesso donazioni di terre anche molto lontane, cosicchè le proprietà erano spazialmente discontinue, site a “macchia di leopardo”.

Esempi di fondazioni regie longobarde importanti sono S. Benedetto di Leno (Brescia) con diritti sulla via Francigena: dall’abbazia di S. Salvatore di Leno dipendevano anche Berceto, il cui monastero fu fondato da Liutprando (P. Diacono, Hist. L. , VI, 58), lo xenodochio di Montelungo e S. Giorgio a Pontremoli; le chiese di S.Pietro Somaldi, S.Frediano, S.Ponziano e S.Salvatore a Lucca; S.Salvatore a Sesto, a sud-est di Lucca, menzionata nel 796 e che aveva terre fino a Fornovo; in val d’Elsa l’abbazia di S.Michele Arcangelo a Monturi (oggi Poggibonsi), crocevia sulla Francigena, rifondata nel 998 dal marchese Ugo di Toscana; a Siena S.Eugenio fondata dal gastaldo Valnefrid; in val d’Orcia Sant’Antimo si dice fondata da Carlo Magno nell’813, ma potrebbe essere longobarda.

Deduciamo, quindi, che la via Francigena, nella seconda metà dell’VIII secolo, era ormai un asse viario attrezzato e le abbazie erano in funzione della viabilità. I Franchi, subentrando nel 774 ai Longobardi, intensificarono le fondazioni regie (sono registrati 650 monasteri).

Sulla via Francigena, di fondazione franca è l’abbazia di S.Caprasio ad Aulla (884), di Isola di Borgonuovo a nord di Siena.

La via Francigena più antica era certamente quella che passava per il nodo di Poggibonsi. Si ebbero poi, per ragioni varie legate alle vicende politiche e allo stesso geodinamismo, altre varianti viarie.

La storiografia attuale parla infatti di “flussi di vie”, di “area di strada”.

Sigeric segue la variante collinare di S.Gimignano e della val d’Elsa.

Il prof. Stoppani ha concluso la sua apprezzata relazionc indicando i percorsi lungo la via Francigena dei viaggi degli imperatori in Italia nel secolo X: Lotario II (869) da Roma passa per Lucca e Piacenza; Carlo il Grosso nell’880 lungo la direttrice Pavia, Piacenza e Siena giunge a Roma; Arnolfo di Carinzia (895) segue la via Pavia- PiacenzaBobbio-Lucca-Roma. In un documento del 13 febbraio 962 Ottone I di Sassonia elenca le terre donate al Papa, tra cui, nel tratto appenninico della via Francigena, indica Luni (con l’isola di Corsica), Soriano (a Filattiera), Berceto, Bardone, Parma.

Il Corriere Apuano, 18.11.1995

L’immagine di introduzione alla pagina è tratta da Wikipedia

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