
IL MATRIMONIO
I poveri, per evitare le spese del pranzo e dei confetti, si sposavano di notte, alla mattina verso le 5, le 6. Dopo il matrimonio andavano sui monti a lavorare.
Chi poteva lo faceva più tardi, chiamava quei tre o quattro parenti e facevano un piccolo pranzo. Vestiti da sposi non s’usavano.
Quando si usciva dalla chiesa si trovava la trabacca. Mettevano due bastoni in mezzo alla strada dove dovevano passare gli sposi, due bicchieri e una bottiglia di qualcosa. Offrivano da bere agli sposi e loro lasciavano i confetti.
LA NASCITA
I bambini nascevano in paese e il parto veniva seguito da una donna pratica. Quando nasceva un bambino si bruciava un cavagno (canestro) nuovo; si diceva che faceva venire riccio il bambino.
Se c’erano altri fratellini gli dicevano che era nato nel cantone della cenere (prima la cenere si raccoglieva in un angolo per tutto l’inverno). Quando una donna aveva partorito, chi andava a trovarla, parenti e amici, portavano tre uova e due soldi di pane. Qualcuno di casa faceva il bordetto: si faceva bollire il pane nell’acqua con un mezzo cucchiaio d’olio e ci si buttavano dentro le uova sbattute e un po’ di formaggio. Questo era il sostegno della partoriente, e durava tre, quattro giorni, finché venivano a trovarla.
La donna che aveva partorito, prima di entrare in chiesa, doveva presentarsi da sola. Il prete andava a riceverla e poi entrava.
Tratto da Vecchi a Cervara di Tonucci Francesco