LE PECORE

Leone

Ogni famiglia aveva 7, 8 pecore, qualcuno aveva la sua mucca e le portavano a pascolare i ragazzi o le donne. Io andavo a pascolare che avevo sei anni, perché ero il più grande. Avevamo 9-10 pecore delle nostre.

II 7-8 maggio si prendevano quelle dei pastori della vallata fino averne una trentina e si portavano sui monti. Il formaggio si faceva e si teneva noi, se ne dava al padrone 5 lire (Kg 1,5) per ogni pecora. A noi ogni pecora ci rendeva 5-6 Kg di formaggio. Si ridavano ai padroni a S.Martino, l’ 11 novembre. Dai primi di ottobre a novembre, siccome c’avevano la campagna, i padroni ci davano due quarette (18 Kg circa) di meliga (granturco) ogni pecora. Quelle che prendevo io si riconoscevano da un buco in un’orecchia con un anello di fil di ferro. Il guadagno di questo servizio era il formaggio, il letame per la campagna e la meliga dell’ultimo mese.

Per il resto le nostre pecore rendevano il formaggio, la lana (7-8 etti ciascuna) e l’agnello, uno all’anno.

L’agnello di Cervara era nominato da tutte le parti, fino a Spezia, Genova, Parma, perchè era fatto di latte di pecora e basta. Appena nato si metteva dentro un tronco di castagno svuotato e si faceva uscire solo per attaccarlo alla pecora, così non mangiava altro. Si vendeva a 22-23 giorni quando pesava 8-10 Kg. Noi prendevamo lo stomaco per farci il caglio per il formaggio.

Quando il macellaio veniva a comprare l’agnello dava 5 lire di bandiga (mancia) al ragazzo che pascolava le pecore.

Dal ’38 fino a due anni fa ero il pastore di tutta la Cervara. Ho tenuto da solo fino a 250 pecore e non ne ho perso neanche una e neanche cambiata e neanche zoppata. Ma queste le prendevo solo dall’8 settembre all’11 novembre, dal paese e dai paesi vicini, mentre i padroni andavano per le castagne.

Tratto da Vecchi a Cervara di Francesco Tonucci

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