L’INIZIO DELLA RESA DEI CONTI

I partigiani operano con impaziente azione e con impegno sempre più organizzato: sentono che la fine della guerra di Liberazione è prossima. Un bersaglio strategico accanito è quello lungo la strada della Cisa e la ferrovia. Sulla prima insistono le brigate Berretta, che distruggono molti automezzi tedeschi con morti e feriti. I tedeschi cercano di aprire una trattativa con Primo Savani (“Mauri”) capo partigiano di Parma: se i partigiani non avessero attaccato i tedeschi in ritirata oltre il Po, sarebbero stati risparmiati rastrellamenti di uomini e distruzioni di paesi. Sia il CLN, sia il maggiore Holland del comando supremo alleato, interpellato per radio, rispondono negativamente: è chiaro che i tedeschi proponevano di trattare perché consapevoli dell’ avvicinarsi della sconfitta; la richiesta di trattativa era nello stesso tempo prova della considerazione che assegnavano alle formazioni partigiane.
I giorni di marzo 1945 vanno acquistando la scansione di un quasi quotidiano bollettino di sabotaggi e attacchi dei partigiani e di incursioni aere alleate. Il primo marzo il vescovo Sismondo, d’ accordo con Mario Fontana comandante dei partigiani delle valli di Zeri, rende possibile a Dozzano uno scambio di prigionieri e così diversi giovani evitano la deportazione. Il 2 marzo c’è l’ attacco presso Guinadi all’unica locomotiva a vapore ancora in mano ai tedeschi: due di essi muoiono. Il 3 le brigateBerretta attaccano i presidi tedeschi a Pontremoli. Il 4 marzo attacco notturno alla caserma della Guardia fascista posta nell’Istituto Magistrale di Pontremoli. Il 4, 11, 12, 13 bombardamenti alleati in particolare su Mignegno. Pochi giorni dopo i partigiani fanno saltare in aria il ponte del Vallone. L’ 8 a Casalina c’è sabotaggio di 1.500 m di linea telefonica che collegava il comando tedesco di Pontremoli con Verona. Il 10 una pattuglia partigiana comandata da Nino Siligato attacca i due caselli prossimi al Borgallo: muoiono 15 tedeschi e un partigiano.
Il 15 Pontremoli è bombardata per due ore, bersaglio principale il ponte ferroviario dei Chiosi, rimane uccisa la giovane Bruna Bertocchi. Il 17 e 18 altri bombardamenti. Nella notte tra il 18 e il 19 i partigiani fanno saltare il ponte di Mignegno, di vitale importanza per i tedeschi, soprattutto dopo che la ferrovia era quasi inutilizzabile. Il ponte era sorvegliato da un gruppo di mongoli, comandati da un tedesco e alloggiati in casa Moscatelli a Mignegno. L’ esplosivo è portato a spalla sul greto del fiume e l’ azione era molto rischiosa. I tedeschi furiosi si vendicano sul paese con spari in tutte le direzioni. Il 25 marzo i tedeschi a sorpresa a Bratto, uccidono un partigiano della Spezia, ma gli altri si mettono in salvo oltre i monti. Il 30 una pattuglia di brigate nere è attaccata alla SS. Annunziata, tre tedeschi rimangono uccisi.
Il 30 marzo scoppia la polveriera di Boceda a Groppoli. Nei monti che fanno corona a Bagnone e Licciana ci sono ripetute azioni dei distaccamenti partigiani che contano ormai 40-50 unità ciascuno e sono ad Apella, Ripola, Monterossino, Collesino, Compione e Vico. Dopo lunga preparazione il 19 marzo inizia a Bagnone la trattativa tra il comando tedesco e quello partigiano di Compione per un patto di non aggressione e di assistenza sanitaria: Bagnone diviene centro ospedaliero riconosciuto internazionale, protetto dalle convenzioni di guerra e vi furono curati militari tedeschi o repubblicani, feriti alleati, partigiani e civili. Il centro ospedaliero, con otto ufficiali medici tedeschi, era dotato di moderne attrezzature e occupava villa Quartieri e villa Morandi, le scuole, il teatro, il castello Noceti e vi lavoravano anche civili di Bagnone. Sentinelle impedivano l’ accesso in paese a persone armate, compresi i tedeschi e i comandi delle divisioni Monterosa e Italia si installano fuori. La tregua concordata funziona fino alla fine della guerra.
A fine marzo la brigata Borrini passò alla “monte Orsaro”, una divisione di circa 1.500 uomini bene armati ed equipaggiati, comandata dal comanese Sante Blandini. Raggruppava partigiani di orientamento comunista (Borrini e IV Apuana) e di orientamento democristiano (VII e VIII Julia, di stanza tra Rigoso e il Lagastrello). Nella zona di costa un’ azione partigiana libera il comandante “Memo” e altri tre commissari: ci fu scambio con 69 tedeschi fatti prigionieri nella memorabile battaglia delle cave di Fantiscritti, dove i tedeschi furono attaccati a sorpresa il 2 marzo. Audacemente una missione segreta supera il fronte per arrivare a Viareggio al comando alleato dove vengono presi gli accordi per la liberazione di Massa e per i lanci paracadutati. Il comandante “Pietro” (Del Giudice) il 20 marzo si incontra a palazzo Ducale col comandante tedesco per trattare la sicurezza dei civili. Il generale americano Clark la sera del 28 marzo trasmette un messaggio radio “Preparatevi, patrioti ! ” e la risposta è “Siamo pronti, ma muovetevi anche voi alleati una buona volta!” InLunigianamembridelCLNfannoriunionima interlocutorie per cui quando, il 27 marzo, il Comitato provinciale di liberazione costituisce una Giunta provvisoria di governo e di amministrazione e una commissione di epurazione e nomina un prefetto e un questore nessun lunigianese ne fa parte.
Maria Luisa Simoncelli, Il Corriere Apuano