BASSONE: QUANDO L’ORTO ERA UN’IMPRESA FAMILIARE

Bassone: quando l’orto era un’impresa familiare

Si è sempre detto che la geografia comanda alla storia e, aggiungo, all’economia: particolari esposizioni dei versanti, caratteristiche della composizione dei terreni e ricchezza di fonti hanno favorito le colture ortive, dalle rinomate cipolle di Treschietto, Ripola e Terceretoli, a quelle dei più celebri orti di Bassone che, in questi ultimi anni, hanno caratterizzato l’economia di un intero paese. A memoria d’uomo, da sempre a Bassone, si ricorda che venivano coltivati gli orti, fonte di sostentamento per molte famiglie,  alcune delle quali nel tempo hanno fatto fortuna, mentre altre hanno, comunque, sfamato la propria famiglia.

Ogni famiglia aveva alcuni appezzamenti di terreno che coltivava ad orto: i più fortunati li avevano vicino a casa, altri li avevano dislocati anche ad un chilometro dall’abitato. Oltre alla verdura per il sostentamento e della famiglia si coltivavano molte varietà di piantine da trapianto che venivano vendute regolarmente al mercato di Pontremoli, ma anche in altre piazze come a Bagnone, a Borgotaro e nelle fiere primaverili del versante parmense (Bedonia, Corniglio, Berceto).

I fagotti di piantine erano trasportati a dorso d’asino fino agli anni “60 del secolo scorso. Le principali coltivazioni erano cipolle (piantine da trapiantare), sedani, porri, cavoli ed erano favorite dalla posizione geografica del paese: situato sotto il monte, riparato dai venti, esposto al sole e con una buona disponibilità d’acqua. Con queste condizioni climatiche la verdura da trapiantare cresceva in anticipo rispetto ad altre zone per cui la vendita era assicurata.

Naturalmente la cipolla era l’ortaggio principe e va segnalato che fino agli anni ’70 del secolo scorso le  piantine venivano coltivate in montagna (700-900 metri) dove quasi tutti gli abitanti avevano un casone con accanto gli orti dal “ciùle”  tutti vicini a sorgenti d’acqua. Ogni proprietario annaffiava l’orto con dei mestoli, perché non esistevano altri sistemi di irrigazione e spesso partivano dal paese percorrendo anche 6 km a piedi per andare ad irrigare.

Con una mestola forata irrigava anche Adriana Lorenzini di Terceretoli che seminava brase di cipolle da trapianto (aiuole di circa un metro quadro che potevano contenere un’oncia di minutissimo seme) avendo cura di coprire il seminato con felci prima di irrigarla, per proteggere il seme in sviluppo. A chi si recava a comprare le cipolle Adriana regalava piantine di insalata che contornavano la brasa. A Bassone le piantine cresciute venivano in parte trapiantate negli orti del paese per farle crescere, in parte erano rigorosamente raccolte in mazzi di 20 destinate al mercato, legati con ginestre.

Il confezionamento era fatto nelle case coinvolgendo tutta la famiglia. Le principali famiglie di produttori erano quelle dei Lorenzetti (detti Gavarùn), dei Camparini ( Santin), dei Cavellini (della Costa), dei Consigli (Sèrgola), dei Corradini (Fontana) che erano più assidue nel coltivare e commercializzare, ma anche donne di altri nuclei del paese partivano regolarmente per il mercato. Oltre alle piantine da trapianto gli orti producevano patate e grosse cipolle da consumo che venivano vendute in estate nei giorni di mercato.

Quei fagotti pieni di verdure, stesi in Piazza Duomo, oggi le norme sanitarie non li permetterebbero più e a noi resta solo la nostalgia per quei mercati odorosi di primizie dell’orto, ma fortunatamente il ricordo delle intraprendenti donne di Bassone ce lo restituisce con garbata ironia una bellissima poesia dialettale a loro dedicata dal poeta Amelio Bertocchi che Alberto Bellotti, vero appassionato e difensore delle autentiche tradizioni gastronomiche pontremolesi, ci offre in tutte le occasioni possibili.

Ringrazio per le foto e le informazioni di Bassone Renata Lorenzetti e Paolo Bissoli per la citazione di Molossi e le immagini degli orti cittadini.

Riccardo Boggi, tratto da: Quand l’ort ì er al ker dl’ekunumia dla famìa e nun sul!, tratto da Almanacco Pontremolese 2023, curato e edito da Centro Lunigianese di Studi Giuridici

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