
Giovanni Marzocchi, (1891-1952), da Succisa non si fece mai travolgere dagli imprevisti della propria ероса, ma cercò sempre di incidere attivamente sulle dinamiche della propria storia. Come tanti suoi compaesani decise molto presto di partire e “andare lontano”, evidenziando da subito quel tratto particolare che caratterizzò buona parte della propria vita, il “dinamismo”. In realtà, già da ragazzo si era messo in movimento, insieme al fratello Vittorio, raggiungendo il padre Marco in Svizzera per lavorare come falegname, ma è soltanto nel 1914 che decise di compiere il grande salto ed andare negli Stati Uniti. Il suo ingresso ad Ellis Island a New York, porta d’ingresso obbligatoria per chi veniva dal Vecchio Continente, è registrato in data 4 Aprile 1914.Il sogno americano iniziò a Butte, cittadina a ridosso delle Montagne Rocciose, nello stato del Montana, all’epoca uno dei poli estrattivi del rame e dell’argento più importanti al mondo e pertanto luogo di arrivo obbligato per americani o stranieri in cerca di fortuna. Giovanni, residente a Walkerville, un sobborgo di Butte nella Contea di Silverbow, lavorò inizialmente come minatore ma l’entrata in guerra degli Stati Uniti, nel 1917, lo costrinse ancora una volta a prendere una decisione in grado di modificare il corso della propria vita. All’epoca i cittadini italiani emigrati avevano scelte obbligate: rientrare in patria e partire per il fronte, non farsi rintracciare e restare all’estero cercando di evitare il coinvolgimento personale, oppure arruolarsi e combattere per il nuovo paese ed ottenere alla fine del conflitto la tanto aspirata cittadinanza americana. Giovanni prese una decisione: si arruolò il 5 Novembre del 1917 e il 17 Dicembre fu assegnato al 18th Engineers, nella Division of Construction and Forestry”, in quello che oggi potremmo genericamente definire Corpo del Genio Militare. Nel Marzo 1918 fu inviato in Francia con l’incarico di operare nella grande opera di sostegno logistico alle forze combattenti impegnate al fronte.
Furono realizzati milioni di pezzi di legname da costruzione, migliaia di alloggiamenti per le truppe, nuovi ospedali, strade di accesso alle zone di guerra, nuovi tratti ferroviari, ricostruiti ponti.
Attraverso un lavoro incessante, duro e silenzioso, le truppe del Genio, composte da circa 160.000 unitá, furono in grado di garantire il sostegno logistico necessario a facilitare ed anticipare la vittoria e la fine delle ostilità.
A guerra conclusa Giovanni rientrò nel 1920, a Succisa per poi ripartire come cittadino americano alla volta degli Stati Uniti, seguito un anno dopo dalla moglie Zita Tonelli e dai figli Amelio e Rina.
Negli anni successivi si affermerà come falegname e scalpellino di grande professionalità nella realizzazione della Duke University a Durham nel North Carolina.
Il trauma collettivo della Grande Depressione del 1929, unitamente al desiderio di poter riabbracciare gli anziani genitori, indusse tuttavia Giovanni a prendere una nuova e determinante decisione per la storia della propria famiglia che, negli Stati Uniti, aveva concretizzato il sogno di una vita nuova parzialmente realizzata.
Nel 1932 rientra con tutti i familiari a Succisa in Italia; si organizzerà facendo il muratore e prendendo in carica nel 1935 la gestione della piccola bottega cooperativa del paese. In seguito, lo scoppio della seconda Guerra Mondiale investi più forte che mai il destino di individui, famiglie e luoghi. Dopo 18 settembre 1943, il territorio di Pontremoli, Succisa, come molti altri paesi dell’Appennino Tosco Emiliano, a ridosso della linea Gotica, furono interessati da un’intensa attività partigiana a contrasto delle forze d’occupazione tedesche. Succisa fu luogo di scontri col nemico e di passaggio per le formazioni partigiane operanti sul territorio.
Il maggiore Gordon Lett, comandante del Battaglione Internazionale ed il comandante partigiano Dante Castellucci “Facio” furono spesso presenti in paese, a contatto anche con Giovanni Marzocchi quando si rendeva necessaria la raccolta o il passaggio del fronte di soldati alleati sfuggiti alla cattura da parte del nemico.
La perfetta conoscenza dell’inglese era la condizione fondamentale per organizzare i dettagli di operazioni che, spesso, venivano pianificate alla presenza di Giovanni e sua figlia Rina nella casa di suo cugino Martino Tonelli. Questa preziosa e rischiosa collaborazione data ai soldati alleati gli garanti la formale gratitudine da parte delle Nazioni del Commonwealth Britannico per “l’aiuto dato ai Marinai, Soldati ed Aviatori a fuggire ed evitare la cattura da parte del nemico”, Encomio firmato da H. R. Alexander, Comandante in capo delle Truppe Alleate-Fronte del Mediterraneo.
Nel 1964, a dodici anni dalla sua scomparsa, gli Stati Uniti non dimenticarono di riconoscere quanto Giovanni aveva fatto servendo il Paese in armi facendo pervenire alla sua famiglia il PMC (Presidential Memorial Certificate) firmato dal Presidente Lindon Johnson come segno di gratitudine da parte di una Nazione che tanto aveva significato per gli ideali di libertà di un giovane emigrante italiano di Succisa
Marco Madoni, Testimoni del tempo, tratto da Almanacco Pontremolese 2015, edito e curato da Centro Lunigianese di Studi Giuridici