
Egidio Benelli nasce ad Arzelato il 16 dicembre 1922, figlio di Severino e Lecchini Maria. La sua infanzia si svolge tra i campi della sua terra natale, dove aiuta la famiglia nella lavorazione della terra dopo aver frequentato, quando possibile, la scuola elementare fino alla terza classe.
Il 18 giugno 1942, durante la visita di leva, viene giudicato rivedibile, ma solo tre mesi dopo viene chiamato alle armi e assegnato al Deposito del Reggimento di Artiglieria di Fossano (CN). Terminato il periodo di addestramento, il 9 novembre 1942 parte da Mestre, via terra, per il fronte greco, che dal 1941 si trova sotto l’occupazione delle truppe dell’Asse.
L’8 settembre 1943, Egidio si trova ancora in Grecia quando l’Italia, ormai sopraffatta dalle sconfitte in Africa settentrionale, dalla ritirata di Russia e dallo sbarco degli Alleati in Sicilia, firma l’Armistizio. Senza ordini chiari da parte del comando militare italiano, i soldati vengono lasciati in balia degli eventi. I tedeschi, un tempo alleati, impongono una scelta drastica: unirsi alla Wehrmacht o essere deportati in Germania.
Egidio, pur avendo svolto il proprio dovere come soldato, rifiuta di continuare a combattere per le forze tedesche. Viene così catturato e imprigionato, iniziando una drammatica prigionia che durerà quasi due anni. Durante il trasporto verso la Germania, la disumanità della situazione diventa evidente: ammassati nei carri bestiame, i prigionieri ricevono un unico pasto giornaliero a base di una scarsa brodaglia di verdure, mentre le condizioni igieniche sono pressoché inesistenti.
Per ordine diretto di Hitler, gli italiani catturati non vengono riconosciuti come prigionieri di guerra, ma come Internati Militari Italiani (IMI), privati delle tutele previste dalla Convenzione di Ginevra. Non si conosce con certezza in quale Stalag abbia trascorso la prigionia né in quale azienda sia stato costretto a lavorare, ma le testimonianze dei circa 650.000 internati italiani raccontano di una quotidianità segnata da fame, fatica, malattie e brutalità da parte delle guardie carcerarie. Ogni giorno inizia all’alba, con marce forzate per raggiungere il luogo di lavoro, e termina a tarda sera, in baracche gelide d’inverno e soffocanti d’estate.
Ripetutamente, gli viene proposto di aderire alla Wehrmacht in cambio di cibo e condizioni di vita migliori, ma Egidio rifiuta sempre, mantenendo la sua integrità nonostante le privazioni.
Anche dopo la fine della guerra, il rientro in patria si rivela un’ulteriore prova: le infrastrutture distrutte rendono difficili i rimpatri, e solo il 30 agosto 1945 Egidio riesce finalmente a tornare in Italia. Dopo un periodo di licenza straordinaria, il 15 luglio 1946 ottiene il congedo illimitato, potendo così riabbracciare definitivamente la sua famiglia e riprendere una vita segnata da fatica e sacrifici.