L’ UCCISIONE DI FACIO, UNA VICENDA NON ANCORA CHIARITA

Il cippo eretto a ricordo ad Adelano sul luogo della fucilazione

Vorrei completare le informazioni contenute nell ‘articolo firmato da Paolo Bissoli, apparso sul settimanale del 20 dicembre 2003, con il titolo “Dopo un raccolto ne viene un altro “, nel punto in cui si ricorda la tragica morte del valoroso (basta ricordare la strenua resistenza all’assalto delle preponderanti forze tedesche nel rifugio del Lago Santo) comandante “Facio”, “mai completamente chiarita “. Essendo stato parroco di Adelano negli anni 1944, 1945, 1946, potrei dire qualcosa di utile: di quell ‘uccisione ricordo molto bene il racconto fattomi da Battista Rombai (detto “Tista “, un toscano che aveva una piccola bottega a Calzavitello, frazione di Adelano), presente sul posto in quell ‘occasione; racconto confermato da varie altre persone del luogo, come per esempio da Angela Lorenzelli, figlia di Domenico, e da altri tuttora viventi.

“Facio fu convocato dal comandante Tullio per concordare pacificamente la controversia riguardante il “lancio “, contestato perché avvenuto nei pressi dei Due Santi. Si dovevano incontrare nell ‘ufficio di Tullio, che era situato al primo piano della casa di Domenico Lorenzelli (ex carabiniere di Casa Rocchino, frazione di Adelano).

Facio si presentò alla porta di quella casa, accompagnato da due dei suoi, armati di tutto punto; ma Tullio lo accolse altamente meravigliato che non si fidasse della sua amicizia e lo convinse a lasciar liberi i suoi due uomini (l ‘avrebbero aspettato nell ‘osteria di Gildo Nadotti che era lì a pochi passi; così incontrano Tista, ma sentendo le urla e gli spari capiscono tutto: “ci hanno ingannati, ci hanno chiamati per concordare, invece, ci vogliono ammazzare… ” e fuggono via) perché la cosa doveva risolversi pacificamente tra loro due, in modo riservato, per il bene delle due formazioni. Appena aperta la porta dello studio, però, vedendo le armi, Facio si accorse del tranello: si volse precipitosamente giù per le scale e là per il bosco inseguito dalle fucilate di Tullio e dei suoi: eseguivano la sentenza di morte (emessa segretamente prima del suo arrivo all’appuntamento), mentre lui gridava: “mamma…mamma “. Subito lo seppellirono nel bosco, ma poi venne trasferito nel cimitero parrocchiale “. Fin qui la testimonianza di Tista Rombai.

Se tra i due capi ci fossero motivi gravi per arrivare a tanto non so, io posso soltanto riferire le voci che circolavano (ascoltate dai due maestri Adamo Bianchi e Isiliante Morelli, generi di Gildo Nadotti, e da Gildo stesso, un uomo retto, gestore-proprietario della locanda di Casa Rocchino) che cioè Facio rimproverava a Tullio il modo dispotico dittatoriale di condurre il comando della sua formazione partigiana; che lui non sarebbe mai confluito in essa; disapprovava inoltre la conduzione allegra della campagna partigiana, con le sue continue serate di balli e cene, con i frequenti sequestri di vitelli, agnelli e manzi dai contadini del luogo, e guai a protestare: dovevano accontentarsi delle ricevute da conservare perché tutto poi sarebbe stato risarcito all ‘arrivo degli alleati. Il malcontento serpeggiava e Facio lo sapeva.

Come parroco di Adelano, io fui presente all’esumazione e al riconoscimento della salma di Facio. In quell’occasione conobbi la madre dell’ucciso e la signora prof. Seghettini, che curò il trasporto e il funerale a Pontremoli.

don Agostino Orsi, Il Corriere Apuano, 3.1.2004

FACIO FUCILATO DA UN PLOTONE DI ESECUZIONE

Ho letto nell ‘ ultimo numero quanto riportato da don Orsi in merito all’uccisione di Facio, affermazioni sulle quali mi corre l’obbligo di fare alcune precisazioni. Le vicende non si svolsero infatti come emergerebbe da quelle memorie; Facio venne fucilato all’ alba del 22 luglio da un plotone d’esecuzione, a seguito di un processo sommario cui era stato sottoposto il giorno precedente, come possono testimoniare, oltre a me, altri partigiani che in quel frangente si trovavano ad Adelano. A volte il ricordo sovrappone gli eventi; tra l’ altro la madre non era presente al disseppellimento in quanto venne in Lunigiana soltanto l’anno successivo. In merito poi alle tante voci che circolarono sulle cause, non ritengo il ruolo di Tullio determinante; si tratta tuttavia, com’è comprensibile, di una problematica che per essere affrontata richiederebbe uno spazio ben diverso da una Tribuna Aperta.

Laura Seghettini, Il Corriere Apuano

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