UN PARTIGIANO SALVATO DAL CORAGGIO DI MONS. SISMONDO

Mons. Giovanni Sismondo

Il 7 dicembre 1957 nella Piccola Casa del Cottolengo di Torino alle 5 del mattino morì il Vescovo Giovanni Sismondo. Era piemontese di Brusasco, nato nel 1879, appena consacrato vescovo fu nominato pastore della diocesi di Pontremoli e la guidò dal 1930 al 1955 con umile dedizione, con generosità altissima verso i bisognosi, in particolare ebbe cura dell’Orfanotrofio Leone XIII. Nei mesi terribili della guerra fu il più alto punto di riferimento per i suoi fedeli, attivo e coraggioso nel trattare con le autorità civili e militari, nel provvedere ai bisogni, fu protettore e guida, un “defensor civitatis” , meritò la medaglia d’argento al valor civile.

Aveva lasciato Pontremoli una sera di gennaio del 1955 e si appartò nella Casa della Divina Provvidenza dove aveva studiato, tornò a confessare e a consolare. La sua salma fu portata a Pontremoli; è sepolto nel Duomo di Pontremoli, un busto marmoreo ne ritrae la bella figura, il suo nome è reso familiare anche da una via a lui intitolata e da una statua in piazza Italia come pure dal volume di Pier Luigi Rossi Giovanni Sismondo vescovo di Pontremoli (documenti a cura di Vasco Bianchi e don Pietro Tarantola, Artigianelli 1979).

Carlo Bruno Brunelli, in prossimità dell ‘anniversario della morte, ha inviato una memoria di mons. Giovanni Sismondo che richiama uno dei tanti atti coraggiosi compiuti dal vescovo durante la guerra è un fatto che da quanto consta è rimasto inedito, riferito ad amici da don Marco Mori.

Nei primi mesi del 1945 una formazione repubblicana aveva catturato in Valdantena il partigiano Pietro Pellizzari, della III Brigata Julia nella quale militavano tanti giovani pontremolesi e lo avevano tradotto a Pontremoli in attesa di giudizio, che indubbiamente avrebbe portato alla fucilazione. Si trattava del figlio del prof. Achille Pellizzari, commissario di guerra del Comando Unico Parmense, ben conosciuto e stimato dal Vescovo di Pontremoli. Tramite il custode del carcere, don Marco ne venne a conoscenza e al mattino successivo, alle ore sette, corse in Vescovado, pur sapendo che a quel’ora il Vescovo si trovava nella cappella e non voleva essere disturbato.

Immediatamente il  Vescovo partì con lui alla volta del carcere e, presentatosi all’incredulo custode, gli ordinò di consegnargli il prigioniero, perché era sotto la sua custodia e se ne assumeva ogni responsabilità “. Il custode non ebbe il coraggio di opporsi al suo Vescovo e, pur sapendo che si esponeva ad un grosso pericolo, aprì la porta della cella. Con passo svelto, cercando di non essere notati da nessuno, data l’ora mattutina, raggiunsero il ponte della “Cresa” e a quel punto il Vescovo, dopo aver sconsigliato il giovane di tornare in Valdantena, per motivi di sicurezza, gli indicò la direzione per il Brattello che gli avrebbe permesso di raggiungere la zona borgotarese, raccomandandogli di mettere le ali ai piedi.

Raggiunto Borgotaro, il giovane Pellizzari entrò in una formazione partigiana locale, della quale poi divenne comandante poco prima della fine della guerra.

A Pontremoli da alcuni mesi erano stati trasferiti tutti gli uffici provinciali, tra i quali la Prefettura, retta da un pontremolese che aveva grande stima del Vescovo. Indubbiamente il fatto, al limite del temerario, venne saputo, ma poiché non era assolutamente opportuno affrontare il Vescovo, venne completamente ignorato.

Tratto dal Corriere Apuano

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