IL MAGICO FASCINO DELLE STATUE STELE DELLA LUNIGIANA

La Lunigiana storica comprende l’antica diocesi di Luni che s’identifica con i territori posti al confine di Liguria e Toscana, accentrati attorno al bacino del fiume Magra e delimitati dal mare, dal gruppo delle Alpi Apuane, dalla dorsale appenninica e dalle montagne che formano la testata alla valle della Vara. In questa area le antiche popolazioni liguri hanno espresso un originale culto delle statue stele che, per singolari condizioni ambientali, si è mantenuto vivo attraverso i differenti influssi etnici e culturali. Si tratta di figure scolpite nell’arenaria locale e innalzate nel lungo spazio dei tre millenni che hanno preceduto l’arrivo degli antichi Romani.

Queste stele sono formate da tre parti distinte: la testa, il busto e la parte inferiore.

La testa è ellittica o circolare e la sua parte superiore è sempre rotondeggiante, è separata dal busto secondo i casi da una linea profonda, dal rilievo della fascia clavicolare o dal collo. Il busto è rettangolare, ha in alto la fascia clavicolare, ai lati le braccia rotondeggianti. Nelle statue femminili vi sono i seni, in quelle maschili generalmente vi sono figure di armi, l’ascia e il pugnale, nelle immagini più tarde si aggiunge anche una coppia di dardi. La parte inferiore sovente ha una forma appuntita e meno lavorata, talvolta è separata dal busto da una cintura, che può essere sopra, sotto o parallela al pugnale. Solo nelle stele più tarde si hanno raffigurazioni degli arti inferiori.

Alcune caratteristiche, che si ripetono in tutta l’area della loro diffusione, ci fanno ritenere questi monumenti accomunati da una stessa origine. Quasi ovunque troviamo statue femminili insieme a statue maschili, nelle quali le armi sembrano rappresentare gli attributi della virilità. L’essere femminile è generalmente considerato come la rappresentazione della Dea Mater, simbolo di fertilità e della vita, che protegge le messi nelle campagne insieme ad una immagine maschile provvista di ascia e di pugnale. È probabile, quindi, che le statue stele, almeno le più antiche, si ergessero nei boschi o nei campi quali divinità tutelari, dato che nessun indizio dell’esistenza di sepolture è stato finora trovato in relazione ad esse, a provarci la loro eventuale destinazione funeraria.

Le statue stele sono state rinvenute, isolate o in varia concentrazione, nella pianura dell’ager Lunensis, nei prati alluvionali del medio e alto corso della Magra, nelle zone collinari, vicino alle cime più alte delle Alpi Apuane. Alcune sono state scoperte murate nelle case, altre sotto le fondamenta di antiche chiese, altre ancora scavando sulla cima di una collina o nelle grandi terrazze fluviali. La  prima statua-stele ad essere riconosciuta fu rinvenuta nel 1827 a Zignago, in provincia della Spezia, ed è tra le più enigmatiche del complesso statuario della Lunigiana, in quanto di difficile interpretazione e collocazione stilistica. Nel 1886 vennero alla luce nel golfo della Spezia, a circa dodici metri sotto il livello marino, due stele di struttura molto semplice ed essenziale che sono andate perdute e di cui conserviamo il disegno e le misure fatte all’epoca della scoperta. Si tratta di una semplice lastra rettangolare con gli angoli smussati, con una semplice U in rilievo ad indicare il volto. Le ultime ad essere rinvenute in ordine di tempo sono quelle di Venelia II trovata nel 1984 da Giuseppe Baldi, Venelia III nel 1995, Aulla nel 1996 e quelle di Groppoli dal 2000 al 2005, Venelia V nel 2012.

Anche se in alcune località si sono trovate in forti concentrazioni, come le nove di Pontevecchio, le diciotto (11 Filetto + 6 Malgrate + 1 Mocrone) trovate tra Filetto e Magrate, le tre di Minucciano, le sette di Groppoli scoperte tra lo scavo Enel e quello scientifico condotto dalla Soprintendenza, non vi sono precisi elementi per parlare di particolari orientamenti o vocazioni. Le più antiche risalgono all’Età del Rame, dalla metà del IV alla fine del III millennio a.C., le più recenti alla piena Età del Ferro, tra il VII e il VI secolo a.C.

Tra integre e in frammenti ne sono sopravvissute ottantadue, in un susseguirsi di ritrovamenti fortuiti, talché nessuna, con l’eccezione della Minucciano III, è stata scavata  stratigraficamente nel contesto originario.

Al gruppo B appartengono quelle con la testa separata e impostata su collo robusto. È il  gruppo più numeroso, con un’elaborazione stilistica più curata. La testa si stacca dal corpo e assume la caratteristica forma a mezzaluna, probabilmente ispirata all’impugnatura semilunata del pugnale. Le donne hanno i seni in rilievo e indossano collane e monili. Gli uomini sono armati con pugnali e con asce. Il volto è ancora ad U o è delimitato da un cerchio. La stele   Canossa presenta ad esempio un pugnale rettangolare, inserito nel suo fodero, decorato con tre cuspidi; mentre la Minucciano III associa alla presenza del pugnale un’ascia di tipo Similaun.

Anche gli esemplari femminili hanno particolari più curati. La stele Treschietto è decorata sul collo da una serie di linee curve parallele, che raffigurano una goliera, un ornamento usato nell’età del Bronzo. Ad attirare però l’attenzione in questa statua è la definizione del seno, particolarmente evidente con la presenza dei capezzoli. Molte statue di questo gruppo presentano inoltre segni inequivocabili del loro riutilizzo nel corso dei secoli come materiali di costruzione.

L’ultimo gruppo (C) è rappresentato da vere e proprie statue antropomorfe e mostra il chiaro influsso dei contatti con le popolazioni etrusche e celtiche. Comprende le stele più recenti, databili all’età del Ferro, che si distinguono dalle precedenti per un ulteriore variazione sia delle forme anatomiche che degli ornamenti. Sono lavorate “a tutto tondo” e concepite come statue, per una visione globale e non più solo frontale.

I dettagli del volto, delle braccia, delle armi e degli ornamenti cambiano, mentre compaiono alcune iscrizioni. La statua stele Bigliolo racchiude in sé tutte le caratteristiche del gruppo C: scolpita a tutto tondo con le spalle non più squadrate, ha il volto definito nei suoi particolari e le armi; sul petto reca l’iscrizione onomastica in caratteri etruschi nemetuvis.

Anche se oggi il quadro appare più chiaro grazie al progresso degli studi, a nuove scoperte e ai confronti fra le rappresentazioni degli oggetti raffigurati e quelli reali rinvenuti nei corredi funerari o abitativi dell’età del rame, permangono ancora tante difficoltà e notevoli dubbi interpretativi, soprattutto in ordine alla loro funzione. Difficile, ad esempio, evidenziare con una qualche chiarezza i rapporti tra le stele e le popolazioni che tali monumenti hanno colpito e innalzato. Anche se dagli studi emerge in modo uniforme che la rottura intenzionale, avvenuta in tutta Europa e non soltanto in Lunigiana, indica la perdita di un’identità locale sostituita da nuove credenze.

Ma le statue stele perché sono state fatte? Che cosa facevano di esse o con esse gli uomini che le hanno prodotte? Quali funzioni avevano? Avevano funzioni di carattere religioso, di carattere sociale, di carattere mitologico o mistico? Cosa rappresentavano nella cultura del loro tempo? Queste domande, malgrado più di cento anni di ricerche, mancano ancora di risposte. Il dibattito sulle interpretazioni connesse al diffondersi del megalitismo e del fenomeno delle statue stele in ambito europeo a partire dalla fine del Neolitico è ancora molto aperto. Le ipotesi sulle idee religiose alla base della diffusione del fenomeno e le considerazioni sulla diffusione di idee e concetti nell’Europa preistorica sono motivi di confronto. Quali che siano le personali convinzioni di ciascuno studioso sul significato delle figurazioni rappresentate, defunti divinizzati o divinità antropomorfizzate, le statue stele continuano a porre interrogativi e a non trovare risposte chiare ed esaustive.

Giuseppe Benelli, Il magico fascino delle Statue Stele della Lunigiana, tratto da Almanacco Pontremolese 2016, edito e curato da Centro Lunigianese di Studi Giuridici

Rispondi

Scopri di più da MUSEO VIRTUALE DELLA VITA RURALE E DELLA MEMORIA DELL'ALTA LUNIGIANA

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere