
La zerasca è la razza ovina del territorio di Zeri e la sua formazione è stata favorita dall’isolamento geografico della zona, tanto che le prime notizie sulla sua presenza risalgono al 1845, quando l’agronomo Antonelli segnala la presenza a Zeri di un’ ottima razza ovina rinomata per la produzione di agnelli destinati alla macellazione.
Oggi esistono poche migliaia di capi di pecora zerasca, un numero che pone questa razza tra quelle a rischio di estinzione.
E’ una pecora molto rustica di taglia media con testa proporzionata, profilo rettilinea o leggermente marcato, le corna, sempre presenti nei maschi, compaiono anche nelle femmine. Caratteristiche peculiari della razza riguardano il collo, che è di media lunghezza e ben attaccato, il vello che è biondo, la testa, il ventre e gli arti che sono senza vello.
La produzione principale è la carne, mentre latte e lana sono produzioni secondarie. La lana trova utilizzo nella realizzazione artigianale di indumenti quali calze, maglie, materassi e cuscini.

In passato la lana era utilizzata mescolata alla canapa per realizzare mezzalana, gonne molto ampie e pesanti che caratterizzavano l’abbigliamento popolare lunigianese.
Le pecore allevate quasi tutto l’anno al pascolo, durante la stagione invernale sono alimentate nell’ovile con il fieno prodotto dai pascoli stessi.
La zerasca produce un tipo di latte particolarmente ricco di proteine, molto più di qualsiasi altra razza ovina, del quale l’agnello si nutre prevalentemente, insieme alle tenere erbe che trova pascolando seguendo la madre.
La grande qualità delle carni dell’agnello di Zeri deriva sia dalla particolarità della razza, che sa utilizzare appieno le risorse del territorio, sia dal grande pregio di queste risorse: prati, pascoli e cespugli che crescono in un ambiente incontaminato rendendo appetibili specie fresche di foraggio con valore nutritivo elevato.
Quale presidio Slow Food dall’anno 2000, è stato costituito un consorzio con l’obiettivo di creare una filiera virtuosa legata alla valorizzazione delle carni della Zerasca e dell’agnello di Zeri e dei prodotti connessi, un progetto che è tuttora in fase di realizzazione e completamento.
Certamente non aiuta in questo contesto fragile il ritorno del lupo, nemico naturale dell’agnello, al quale si devono affiancare i cani da guardia, senza i quali è divenuto impossibile l’allevamento allo stato libero, in quanto gli ovini costituiscono prede sin troppo facili per i branchi aggressori.
Il costante avvicinamento dei lupi alle zone abitate richiede, per gli allevamenti, la necessità di dotarsi di adeguate recinzioni c/o di stalle, senza le quali le pecore sono facile obiettivo dei lupi.
Proprio queste continue predazioni sono diventate motivo di rinuncia all’allevamento da parte di allevatori vessati dai danni e dalla continuità degli attacchi.
Il sogno di noi allevatori è quello di trovare ancora nel paesaggio montano greggi di Zerasca allo stato libero, coadiuvati dagli indispensabili e fedeli cani, ai quali siamo particolarmente legati.
Sarà una visione romantica ma noi alleviamo queste pecore guardandole dritte negli occhi, seguendo la loro vita, i loro ritmi, le gioie e i dolori, riconoscenti per quello che riescono a darci.
La nostra vita —- vissuta in questi paesi che hanno la fortuna di possedere un fascino, una bellezza, una primavera caratterizzata da colori e profumi, altrove impensabili si modella su ritmi diversi da quelli cittadini e si fonda sull’interazione tra allevatore e animale, visto e vissuto come soggetto e non oggetto.
Cinzia Angiolini, La pecora zerasca, tratto da Almanacco Pontremolese 2022, edito e curato da Centro Lunigianesi di Studi Giuridici