I PELLEGRINAGGI AI SANTUARI

Santuario della Madonna del Monte

Nella tradizione religiosa cristiana viene conferito un posto di rilievo ai pellegrinaggi che, con specifico riferimento alla realtà dell’area lunigianese, hanno in particolare ad oggetto i santuari mariani di montagna.

In realtà, ben si può sostenere che costituisca un elemento comune a tutte le religioni l’istituto del pellegrinaggio verso i luoghi ritenuti santi o di particolare rilievo per quella fede in quanto esso simboleggia il percorso spirituale, un cammino materiale che il credente deve percorrere, almeno una volta nella vita, per consegnare l’anima purificata al proprio dio. Intraprendere un percorso, spesso arduo e faticoso, per raggiungere un luogo lontano, denso di pericoli, e portarlo a termine con successo, assume il significato intrinseco di saper vincere gli ostacoli, rinsaldare la propria fede, essere consapevole di aver posto la propria vita sotto lo scudo protettore del dio nel quale si crede.

Di per sé, soprattutto in passato, il pellegrinaggio era un viaggio pieno di pericoli (guerre, pestilenze, banditi) che non davano alcuna certezza di arrivare alla meta, tanto che era costume per il viaggiatore fare testamento prima della partenza. Il viaggio in una delle tre peregrinationes maiores, secondo l’insegnamento di Dante nella Vita nova (Terra Santa, Roma e Santiago di Compostela) era tanto arduo quanto l’impresa di Teseo.

È noto che il labirinto venne costruito da Dedalo per imprigionare il Minotauro e che nessuno poteva uscirne, se non Teseo, aiutato però, per amore, dal filo di Arianna; in senso cristiano, il labirinto identifica l’impossibilità di uscire dai meandri del peccato senza l’aiuto caritatevole di Dio. Proprio il labirinto diventò il simbolo del pellegrinaggio penitenziale, tanto da essere inserito, quale motivo ornamentale ma sostanziale, in numerosi luoghi di devozione toccati dalla via Francigena, da Canterbury a Brindisi.

Non bisogna dimenticare che, nel periodo medioevale, soltanto a pochi era riservata la possibilità di compiere un viaggio in uno dei luoghi simbolo del cristianesimo: si facevano, perciò, dei pellegrinaggi minori, in diverse cattedrali (Chartres, Poitiers, Reims, Tolosa, Pontremoli, Lucca) dove i pellegrini avrebbero potuto trovare un labirinto, il centro del quale assumeva il significato della Gerusalemme celeste. La stessa cattedrale ne rappresentava un simbolo, per cui il pellegrinaggio ad essa equivaleva ad un viaggio in Terra Santa, sia pure in scala ridotta.

In genere, i santuari di montagna sono caratterizzati da porticati – che, soprattutto nel passato, avevano la funzione di fornire un ricovero ai viandanti e pellegrini – e dalla presenza di fonti, anche esse aventi in origine lo scopo primario di assicurare ai fedeli giunti da lontano la possibilità di dissetarsi. Quei porticati e fonti, poi, assumevano anche un valore manifestamente simbolico in quanto, essendo garantita la possibilità di trovare un tetto, di rifocillarsi e di bere, si poteva (e si può) identificare nella casa del Signore un luogo di accoglienza, il luogo ove la sete (di fede) viene saziata.

Pontremoli e la Lunigiana erano un luogo di passaggio, non un luogo di partenza per i pellegrinaggi per mete lontane; tuttavia, era consuetudine seguire le tradizioni locali, con visite ai santuari siti poco distanti ed in zone montuose. In un contesto nel quale il mondo contadino, con i suoi ritmi legati alle stagioni ed al lavoro nei campi, era fortemente intriso di religiosità in ogni aspetto dell’esperienza quotidiana e nel quale si tramandavano riti che legavano sacro e profano, religione e superstizione, non poteva che avere larghissima diffusione il culto della devozione mariana.

La figura della Vergine Maria, materna e protettiva, era vista come intermediaria delle suppliche dell’uomo verso Dio e le erano attribuite qualità salvifiche e tutelari, per cui molto frequenti erano e sono le donazioni e gli ex voto offerti in cambio di grazie ricevute.

Madonna del Monte

Il Santuario del Monte si trova nel Comune di Mulazzo, oltre Montereggio; la sua epoca di costruzione risale al XII secolo, quando i monaci benedettini dell’abbazia di Borzone crearono, in stile romanico, un priorato dedicato alla Vergine. Si attribuisce la sua costruzione ad una particolare leggenda: un uomo, ingiustamente accusato di un omicidio, vagando per i boschi in fuga dalla Liguria, giunse una notte sul monte di Mulazzo; improvvisamente, vide una stella cadere sopra un rustico ed apparve l’immagine di Maria. Quella stessa notte, nel suo paese d’origine venne arrestato il vero assassino. A ricordo dell’intervento di Maria, materna nella protezione e difesa degli innocenti, si decise di erigere un tempio; ma il luogo prescelto non era quello dove si era verificata l’apparizione, per cui ogni notte gli attrezzi utilizzati per la costruzione sparivano e venivano portati in volo da una colomba sul monte dove era avvenuto il prodigio, sino a che non venne deciso di realizzare il santuario nella sua collocazione attuale.

In qualche maniera analoga, per l’intervento diretto di Maria, è la leggenda legata al Santuario del Gaggio, in Podenzana, che è dedicato alla Madonna della neve e la cui festività viene celebrata il 5 agosto. La leggenda, nata nel XVII secolo, narra che, in un assolato giorno d’agosto, un boscaiolo eretico, non riuscendo ad abbattere un castagno, bestemmiava ad alta voce; sulla cima dell’albero apparve, improvvisamente, l’immagine della Madonna che, in risposta alle imprecazioni, gli disse “smettila, mi fai piangere”. Le lacrime, cadendo, si trasformarono in neve. Avendo assistito direttamente al prodigio, il boscaiolo si convertì alla fede cristiana e partecipò attivamente all’edificazione del Santuario.

Attualmente i due Santuari costituiscono tappe obbligate dei pellegrinaggi lunigianesi con una netta prevalenza degli aspetti e sentimenti religiosi, non contaminati da fiere o feste dal contenuto commerciale, proprio in quanto profondamente radicati nella cultura e nella tradizione popolare. Del resto, questi stessi Santuari conservano ancora le origini e funzioni devozionali, anche nella loro struttura ed arredo, trattandosi di edifici di dimensioni ridotte e prive del fasto dei più grandi santuari cittadini, ma ricchi, in ogni caso, di un decoro che racconta, proprio attraverso la loro semplicità, dello stretto legame con il territorio di appartenenza.

Giulio Cesare Cipolletta, I pellegrinaggi ai santuari, tratto da Almanacco Pontremolese 2009, edito e curato da Centro Lunigianese di Studi Giuridici

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