
Angelo Poli nasce a Torrano, frazione del comune di Pontremoli, il 25 novembre 1922, da Attilio e Ramaglia Lauretta. È il secondo di cinque figli (due maschi e tre femmine). Trascorre l’infanzia in paese, frequentando la scuola elementare fino alla quarta classe, per poi dedicarsi all’apprendimento del mestiere di carpentiere.
Il 2 febbraio 1942 riceve la chiamata alle armi. Viene assegnato al Gruppo Artiglieria Alpina, Battaglione “Mondovì”, parte della Divisione Alpina Cuneense. È una notizia infausta: la Cuneense è destinata alla Campagna di Russia, il cui tragico epilogo è purtroppo ben noto.
Il suo Foglio Matricolare è essenziale: si limita a riportare la partenza, l’assegnazione, e la dicitura che Angelo risulta disperso in data 31 gennaio 1943. Tuttavia, è possibile ricostruirne il probabile percorso seguendo i movimenti della Cuneense, giunta sul fronte russo nel luglio 1942, nelle zone di Izium e Uspenkaia, punto di raccolta del Corpo d’Armata Alpino. Inizialmente riserva dell’8ª Armata italiana nella zona del Don, la divisione si disloca a Millerowo.

In quel momento, la situazione è ancora relativamente favorevole alle truppe dell’Asse. Tuttavia, il prolungarsi della pausa operativa per l’inverno consente all’Armata Rossa di rafforzarsi, schierando nuove divisioni e temibili carri armati, contro cui gli armamenti italiani – ormai obsoleti – faticano a reggere.
I tedeschi tentano di sfondare le linee sovietiche lungo il Don, ma incontrano una resistenza accanita. La battaglia per Stalingrado è cruciale: si combatte casa per casa, strada per strada. La ritirata non è contemplata: chi si ritira viene fucilato sul posto.
Nel dicembre 1942, i sovietici lanciano una vasta controffensiva, accerchiando la 6ª Armata tedesca del generale von Paulus. Anche la Cuneense, dislocata più a nord, viene coinvolta nei combattimenti, specialmente nella zona di Nova Kalitva.
La situazione precipita rapidamente. Il 14 gennaio 1943, a seguito della rottura del fronte in altri settori, la Cuneense è costretta a ripiegare verso Ternowka, poi Rossoch e Nikitovka. Inizia così la tragica ritirata delle truppe dell’Asse.

I soldati si muovono a piedi nella steppa ghiacciata, sotto temperature glaciali che spesso raggiungono i -30 o -40 gradi. Ogni notte devono trovare un rifugio per non morire congelati. Sono continuamente inseguiti dalle truppe sovietiche e attaccati dai partigiani locali. La marcia si svolge su strade ghiacciate, disseminate di cadaveri di commilitoni, mentre aerei nemici mitragliano le colonne in ritirata.
Fatica, fame, freddo, scoraggiamento: sono questi i compagni di viaggio di Angelo e dei suoi commilitoni.
Il grande caos della ritirata e la mancanza di comunicazioni attendibili spingono, ad un certo punto, la Cuneense, insieme alla Vicenza e ai superstiti della Julia, a dirigersi a sud, verso Valujki; mentre la Tridentina si muove più a nord, verso Nikolaevka.
Il 27 gennaio 1943, nei pressi di Valujki, si combatte uno degli scontri più duri. I sovietici tentano un nuovo accerchiamento. I nostri militari cercano di rompere il fronte, ma l’azione non ha esito. Privi di armamento adeguato e stanchi, vengono sopraffatti. Chi non cade sul campo, viene fatto prigioniero.
È probabile che Angelo sia caduto proprio in questo frangente. Non avendo risposto al primo appello dei sopravvissuti, il Ministero della Guerra lo dichiara disperso il 31 gennaio 1943. Verosimilmente, il suo corpo fu sepolto in una fossa comune, forse dalla popolazione locale.
Per le ingenti perdite subite, la Divisione Cuneense viene definita anche “divisione martire”.
Il sacrificio di Angelo Poli non deve essere dimenticato. Il suo ricordo, come quello di altri giovani compaesani, deve continuare a illuminarci nelle nostre scelte di vita.
Per la compilazione dell’articolo ci si è avvalsi della consultazione del Foglio Matricolare conservato presso l’Archivio di Stato di Massa e della consulenza di Renza Martini, amministratrice della pagina Facebook ARMIR sulle tracce di un esercito perduto
Hola francesco
Ciau Francesco, volio ringraziarti ancora per il bellíssimo reporto ovato sfotunato perverso dello zio Angelo cuando e stato convocatoria per arruolarsi, e molto ben raccontato e e arrivato allá fine con il resultado che la nostras familia sospettaba. La vería e che sapevo della sua parte nza ed era montón diffíciles che y nostras soldado tornassero della Rusia. Il destino ha voluto che no lo petessimo rivedere .
Grazie caro Francesco
Un abbraccio a distanza
Angel
Il primo nome del commentatore precedente, Angel Luciano Fantoni Poli, è in onore di questo illustre cittadino di Pontrémoli, che era anche suo zio.
//Luciano