L’ARENARIA MACIGNO: TESTIMONE DEL PASSATO E DEL PRESENTE

Succisa (Pontremoli): lo scalpellino Pietro Venturi intento a lavorare “trovanti” di Arenaria

L’esame dei risultati scientifici ottenuti sulle statue stele di Groppoli ha confermato che esse sono costituite da arenaria della Formazione Macigno; non ci sembra quindi superfluo prendere in considerazione i principali e vari utilizzi di questo materiale, dalle prime testimonianze fino ai giorni nostri.

L’arenaria della Formazione Macigno, di età Oligocene superiore – Miocene inferiore, ampiamente affiorante nella valle del Magra è una tipica arenaria torbiditica, per lo più massiva o  laminata ed in alcuni punti caratterizzata da strutture convolute e da  amalgamazione degli strati la cui potenza può raggiungere in alcuni casi diversi metri di spessore (4-5 metri). La pietra arenaria quando è “fresca” mostra una colorazione grigio-azzurra o grigia-acciaio (pietra serena) che può passare a grigio giallastra (pietra bigia) a seguito di fenomeni di alterazione abbastanza frequenti in tutto il territorio. La denominazione locale di “pietra serena” non deve essere confusa con il termine commerciale di “Pietra serena di Firenzuola” che indica un’arenaria della Formazione Marnoso-arenacea del Miocene medio-superiore cavata nel comprensorio di Firenzuola (FI) ed oggi diffusa sul  territorio.

 La pietra veniva reperita con facilità o in cave aperte spesso in prossimità degli abitati, o utilizzando massi erratici lungo l’alveo dei torrenti. Una ricognizione effettuata sul territorio lunigianese ha permesso di riscoprire, per mezzo di fonti documentarie e testimonianze orali, oltre 80 antiche cave o siti  di approvvigionamento dell’arenaria Macigno in alcune delle quali si intravedono ancor oggi i segni della coltivazione. Questo censimento ci ha consentito di individuare in Pontremoli, unitamente a Fivizzano, una delle principali aree estrattive della Lunigiana dove l’attività è ancora attestata nel corso del XX secolo. Nella carta geologica presentata, schematica e semplificata, vengono riportate con la numerazione le cave di arenaria Macigno individuate nell’area pontremolese. Tra tutte è da segnalare quella di Pian di Lanzola dove, da alcuni anni, è ripresa con moderne tecnologie l’attività estrattiva.

La numerazione delle cave rimanda alla carta geologica pubblicata

L’arenaria Macigno è stata lavorata fin dalla preistoria, come attestano le statue stele rinvenute, le più antiche testimonianze della vita in Lunigiana realizzate dalle popolazioni preistoriche e dai Liguri apuani a partire dall’età del rame e del ferro fino al III secolo a.C..

Questa arenaria mostra delle peculiarità che la rendono idonea come pietra da costruzione ed ha avuto in passato un ruolo di primo piano nell’edilizia e nello sviluppo economico della Lunigiana.

Antico e diffuso è stato infatti l’utilizzo di cui sono testimoni torri, castelli, chiese e pievi romaniche, per citare solo i monumenti più significativi.

Pontremoli, piazza della Repubblica con la pavimentazione ottocentesca in “piagnoni”

E’ soltanto a partire dal XVI secolo che si hanno notizie sulle cave da cui veniva prelevata la pietra e più in generale sui cantieri di lavorazione. Nei secoli successivi l’utilizzo dell’arenaria Macigno è largamente attestato anche negli edifici più importanti e risulta più diffuso rispetto al marmo, pur reperibile nelle vicine Alpi Apuane. Questo materiale lapideo è stato poi estratto anche per essere destinato ad impieghi in opere lontane dall’area di provenienza, come sul finire dell’Ottocento per la costruzione della ferrovia Parma- La Spezia, o per la realizzazione di opere civili e militari a Spezia e nella pavimentazione di borghi e piazze della Liguria. L’uso dell’arenaria si riduce dopo il 1900 e, come in altre aree, viene abbandonato nella seconda metà del Novecento; attualmente, in considerazione di un’accresciuta sensibilità verso l’utilizzo delle risorse del territorio, si constata una ripresa del suo impiego per opere di restauro dei centri storici o per la realizzazione di elementi architettonici quali stipiti e portali. Molti borghi  lunigianesi sono caratterizzati da una pavimentazione viaria in pietra arenaria.

A Pontremoli i cosiddetti “piagnoni”, lastroni di Macigno di grosso spessore, costituiscono ancor oggi l’elemento caratterizzante del suo percorso viario a testimonianza delle ottime qualità del materiale impiegato e dell’abilità delle maestranze utilizzate per la posa in opera.

Gianfranco Di Battistini, L’arenaria Macigno: testimone del passato e del presente,tratto da Almanacco Pontremolese 2008, edito e curato da Centro Lunigianese di Studi Giuridici

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