LA DIFFUSIONE DEI LIGURI ANTICHI SECONDO RICERCHE TOPONOMASTICHE E ANTROPOLOGICHE

L’immagine è tratta da Wikipedia – Apuani

Nessuno ignora che la Liguria nell’antichità e nei bassi tempi, finché le circoscrizioni regionali conservarono un significato politico, cioè fino all’espansione comunale, ebbe termini molto più ampi di oggi. La Magra fu suo confine meridionale soltanto con la Discriptio Italiae d’Augustio, e rimase, anche dopo, incerto segno: sicuramente nel nuovo ordinamento delle marche settentrionali, circa la metà del sec. X, tutta la Lunigiana fino alla Vesidia rifece parte della Liguria. Dell’estensione della circoscrizione ligure nella valle del Po in epoca romana e dei rimaneggiamenti incessanti che il suo confine subì da questo lato nell’alto Medio Evo è superfluo far cenno.

Ma gli studi preistorici assegnano ben più ampio raggio all’espansione del nomen ligure. Secondo le testimonianze più antiche, a partire da Esiodo, i Liguri avrebbero ricoperto gran parte dell’Europa occidentale, non solo la costa mediterranea, ma le regioni interne alpina e padana, la Gallia, la Spagna, la Brettagna. Verso il mezzodì, per tradizioni letterarie romane che fanno capo a scrittori greci del V e IV secolo a.C., liguri sarebbero stati i più vetusti abitatori del Lazio e ramo ligure i Siculi discesi dal Lazio nella Calabria e nella Sicilia. I Liguri adunque costituirebbero il fondo etnico e psicologico su cui si svilupparono in epoca storica grandi civiltà.

Questo immenso campo migratorio, o se si vuole, il territorio di questo primissimo fra gli imperi d’occidente è stato esplorato, a sussidio delle fonti storiche, per mezzo d’indagini toponomastiche, la cui iniziativa è dovuta al Flecchia, che ne trattò in uno studio pubblicato nel 1873 fra le memorie della Reale Accademia delle Scienze di Torino, prima ancora che al D’Arbois de Jubainville, al Muellenhoff e ad altri studiosi di gran nome. Una sintesi magniloquente e appassionata della protostoria ligure è nel primo volume dell’Histoire de la Gaule di Camillo Jullian.

Ettore Pais da lungo tempo aveva contribuito allo studio della diffusione dei Liguri con dati toponomastici, prima nella sua Storia della Sicilia e della Magna Grecia, poscia nelle Ricerche storiche e geografiche sull’Italia antica, con due articoli, uno sulla storia di Pisa nell’antichità, riguardo all’estensione del confine ligure fino all’Arno e alla posizione di Pisa e di Arezzo nella Liguria prima del II sec. A.C., l’alytro sotto il titolo: Eryx – Verruca?, dove, dalla corrispondenza dei nomi liguri Entella, Segesta, Erys nella Riviera orientale con identici nomi dell’estremità occidentale della Sicilia nel territorio degli antichi Elimi, assimilando il nome Eryx a Veruca, il Pais traeva non solo la conseguenza dell’estensione dell’ethnos ligure alla Sicilia, ma un indizio del negato legame degli Elimi con popoli italici e, per converso, della pur discussa italicità dei Liguri (1).

Questi due studi sono riprodotti in una nuova edizione dell’opera (2); raccolta che differisce dalla precedente perché come avverte la prefazione, alcune dissertazioni sono state tolte, altre aggiunte, nuovi studi e considerazioni avendo contribuito a modificare le opinioni dell’autore. Fra i nuovi articoli quello che apre la raccolta torna sul tema ligure con argomenti di precipuo carattere toponomastico, a conferma delle precedenti conclusioni.

Il Pais esamina in particolar modo nomi di fiumi scorrenti in territorio ligure propriamente detto o della regione alpina e della valle padana, ricercandone la diffusione soprattutto in Italia. La prima voce notata è Arno, nome di fiume, il principale, topograficamente ligure, secondo quanto l’autore aveva già stabilito nello studio su Pisa, sulla base di ben nore testimonianze di geografi greci; il nome si ripete in voce presso che identica, non solo nella Liguria marittima e nella valle del Po, ma anche nell’Umbria e presso Gran Sasso d’Italia. Osservazioni simili sono fatte circa i nomi Stura, Rutuba, Fertor, Trebia, Ticinus, Melpum, Cosa, Ambra Era, Agna ecc. Nell’insieme la toponomastica confermerebbe l’espansione ligure attestata dalle fonti letterarie e di più anche una penetrazione nelle regioni appenniniche della media Italia fino al Piceno.

Ricerche davvero allettanti se pur tali da non toglierci ogni diffidenza giustificata dalla scarsezza di materiale e dalla incertezza del metodo. E infatti qualche dubbio rimane anche al Pais quando si domanda se il trovare tre nomi limitrofi, Signa, Monte Albano, Empoli presso Firenze, ricordanti omonimi luoghi del Lazio, ed egualmente Contrebia, Corbio, Norba, Suessa nella toponomastica antica della Spagna corrispondenti a note località italiche, dipenda dall’espansione di genti dell’età preclassica, quindi probabilmente liguri, o non sia invece  un segno posteriore dell’espansione e della colonizzazione romana.

In realtà troppe volte il sistema di queste ricerche  si risolve in una petizione di principio: chiamar ligure ( e allo stesso modo celtico, etrusco ecc.) un nome trovato  in territorio dove memorie storiche attestano la presenza di un tal popolo e attribuire a migrazioni o conquiste tutte le ripetizioni del nome per ogni dove, almeno finché il farlo non porta a troppo grave cimento, come per es. quando trovasi il nome “ligure” Stura nell’Eubea.  Ma è chiaro che le stesse osservazioni possono avvalorare tesi opposte l’una all’altra, ogni qualvolta non siano controllate  con i dati di una cronologia, se non assoluta, almeno relativa. Così, stando alla voce Erix , Lerici ligure ed Erice elimia, corrispondenza  onomastica già notata da Petrarca nell’Africa:

……….fortissimus Erix

Ausonius siculae retinens cognomina ripae,

è un fatto che l’equivalenza con Verruca, su cui il Pais fa fondamento , è singolarmente avvalorata da un documento linguistico rimastogli sconosciuto: il nome Verici di luogo nel Sestrese. Ma, dato che il popolo degli Elimi presso il quale troviamo Erice, Segesta, Entella, è popolo misto fra cui la presenza di elementi semitici non può essere contestata, poiché i corrispondenti nomi della Riviera ligure non potrebbero spiegarsi con un approdo semitico, diretto o secondario, fenicio o punico? La supposizione è tutt’altro che in contrasto con le notizie storiche rimasteci dalle relazioni fra Fenici e Liguri: di fronte a Lerici, le due isole del Tino e del Tinetto, Tyrus major et Tyrus minor in Porta Veneris, come le indica una carta del secolo XI, richiamano pure un nome e un culto fenicio; e il Lunai portus su cui Lerici si affaccia, e la prossima Luna possono mettersi in relazione, come già fece l’Oberziner, con due promontori d’identico nome nella Lusitania e nell’Iberia, dove è segno di culto e di colonizzazione fenicia. D’altra parte Turan è anche il nome etrusco d’Afrodite quindi il Tiro e Portovenere potrebbero essere il testo etrusco  e la traduzione romana d’un medesimo nome , rimastoci così in documento bilingue. Questo non per opporre tesi a tesi ma per dire quanto siamo incerti e contraddittori i risultati delle ricerche toponomastiche anche se avvalorati da squisite concordanze. E veramente questa disciplina  ha fatto pochi passi, per quel che riguarda lo studio dei Liguri, dopo le prime ricerche, le quali non possono considerarsi che preliminari e di puro saggio; e pochi ne farà, seguendo un indirizzo in sostanza dilettantesco, sulla base di un florilegio universale di vocaboli. Non già che noi vogliamo negare il valore di queste ricerche, anzi, pur limitatamente ad una breve zona del territorio ligure, ne abbiamo da poco suffragata l’importanza (3). Ma il lavoro preparatorio è ancora tutto da compiere, non solo riguardo alla copia, ma anche alla cernita rigorosa dei vocaboli; considerando, fra l’altro, che questi sono nel maggior numero corrotti dalla traduzione letteraria della toponomastica ufficiale si che i più strani equivoci diventano possibili se le voci non si restituiscono al loro suono, sulla base principalmente della fonetica locale. Opera immane, evidentemente, che, per tutta l’ampiezza del territorio ligure, richiederebbe l’interessamento e il concorso di più Stati, e perciò non sperabile. Ma non solo per questa pratica ragione noi abbiamo consigliato, nel breve studio sopra ricordato, un processo d’indagine ristretto a piccole circoscrizioni territoriali purché geograficamente definite, sebbene anche per un principio di metodo che è qui il caso di chiarire. Non si trascuri in primo luogo il riflesso soggettivo d’una limitazione del campo di studio, nel senso di frenare il facile trascorso dell’osservatore versdo conclusioni premature e del tutto romanzesche. Dal punto di vista obiettivo solo in un raggio relativamente ristretto è possibile un’esplorazione completa dei ruderi linguistici, tale che, non trascurando nessun elemento neppure le semplici denominazioni catastali, sia in grado veramente di riflettere la topografia nella toponomastica, in tutte le forme, gli aspetti , i caratteri, gli attributi delle cose rappresentate dalle parole. Come affidarci ad un metodo empirico, come quello di cui molti, ed anche il Pais nonostante il presidio della poderosa dottrina, danno saggio? Arno è nome “ligure”  di fiume ricorrente in più luoghi diversi e lontani, dunque il vocabolo può significare senz’altro fiume. Allo stesso modo molti altri nomi “liguri” che hanno uguale diffusione sono interpretati nel senso generico di fiume, ed egualmente gli innumerevoli che hanno in comune i suffissi liguri trovati da Jubainville, dal Muellenoff e da altri specialisti, sono intesi nel significato di qualche attributo dell’acqua corrente. Vale a dire che i Liguri avrebbero posseduto un ricchissimo vocabolario per esprimere poche idee e poche immagini, cosa per nulla probabile. Gli è che la semplice interpretazione naturalistica dei vocaboli, a cui si fermano i più, è insufficiente. Se poniamo mente al carattere sacro che i Liguri, secondo vaghe ma attendibili testimonianze, attribuivano ai fiumi, è da considerare, per esempio, la possibilità che i nomi abbiano un’origine totemistica. Anche qui la ristrettezza del campo di studio, permettendo la ricostruzione psicologica delle condizioni di vita nelle quali può essersi svolta l’attività di un clan o di un villaggio, è preferibile alle divagazioni internazionali che riuniscono e confondono luoghi, tempi e stati sociali lontanissimi e diversi.

Detto ciò è inutile soggiungere che sulla testimonianza della semplice equazione ligustica Eryx – Verruca, o simili, non siamo disposti ad accettare la principale affermazione del Pais che i Liguri siano popolo ario (4); tesi già sostenuta dal Jubainville sopra identici elementi; e ciò anche a prescindere in linea generale della non provata dipendenza della lingua dall’ethnos.

Comunque contro la tesi aria s’inscrive con i dati dell’antropologia tutta l’opera d’uno studioso di questa materia, il Sittoni, ormai di mole e d’autorità rispettabili. Sulle note tracce del Sergi, ma con metodo e indirizzo originali, il Sittoni ha seguito il criterio della ricerca intensiva , per lungo tempo non fuori dei confini della Lunigiana. E le ricerche propriamente antropologiche, ristrette alla discriminazione delle forme craniali, sono state sussidiate da studi d’etnografia e di psicologia, che anzi rappresentano l’esordio dell’attività scientifica di questo studioso. Solamente nel 1923, esplorati lungo oltre un decennio i cimiteri delle Cinque Terre, dell’alta e bassa Val di Magra, sui dati d’un abbondante sepolcreto della città di Luni, i cui resti sono nel Museo Fabbricotti di Carrara, il Sittoni riesce ad una conclusione generale per la Lunigiana, nel senso che il tipo autoctono persistente, onde la regione ha la sua fisionomia etnica, corrisponde alla varietà mediterranea che prese fin dall’antichità il nome ligure (5). Da ultimo il Sittoni ascende a più ampia sintesi in un lavoro di fresca data, dove il materiale ligure-lunigianense è posto a confronto con altro, etrusco, laziale e propriamente romano, con l’intendimento di portare dati fondamentali alla determinazione del fondo etnico dal quale uscirono le due maggiori civiltà d’Italia: l’etrusca e la romana. Gli autoctoni abitatori liguri del territorio pre-etrusco furono sopraffatti dall’invasione degli Eurasici (Arii secondo la terminologia dei filologici) distinti nella varietà armenoide ( celtica o di Golasecca) e mongoloide (Protoslavi o Villanoviani). L’avvento degli Etruschi ristabilì l’equilibrio a favore dei Mediterranei, poiché il Sittoni, a differenza del Sergi e di altri antropologi, viene separare due varietà di Mediterranei, la platicefala  o ligure e la ipsicefala o etrusca. Nel luogo ove sorse Roma una tribù eurasica staccatasi dai Colli Albani occupò la valle posta fra il Capitolino ed il Palatino, come testimoniano le tombe ad incinerazione trovate nel foro Romano; ma questa occupazione fu troncata violentemente dalle tribù sabine dei Ramnes e latine dei Tities, che il S. dimostra entrambe della varietà mediterranea “ligure” , alle quali s’aggiunse, istitutrice di civiltà, l’etrusca tribù dei Luceres (6). Noi siamo troppo estranei a questo genere di studi per poter dare un giudizio sui fatti e sul metodo e quindi anche sulle conclusioni che trascendono il puro campo dell’antropologia; né sappiamo se a questa scienza possa essere affidato il compito di spiegare fenomeni così complessi come la storia interna di Roma, rappresentata, secondo le seducenti vedute del Sittoni, come un contrasto fra due stirpi e due temperamenti richiamati misteriosamente dall’unità di razza. Ma è fuori di dubbio che questi sono fra i più seri contributi dati dalle scienze antropologiche allo studio dell’antichità e i soli, in Italia, dedicati ai Liguri.

UBALDO FORMENTINI, La diffusione dei Liguri antichi secondo le ricerche toponomastiche e antropologiche, in Giornale Storico e Letterario della Liguria, diretto da F.L. Mannucci e U. Formentini, vol. 1, Pontremoli, 1925 – Il documento è stato acquisito tramite il sito http://www.internetculturale.it./

1) Ettore Pais, Ricerche storiche e geografiche sull’Italia antica, Torino, Sten, 1908

2) Ettore Pais, Italia antica, voll. 2, Bologna, Zanichelli 1924

3) Per un dizionario toponomastico della Lunigiana, Memorie dell’Accademia Lun. di Scienze G. Capellini, v pp. 175/181

4) Nella sua recente Storia dell’Italia antica, Roma, 1923 (vol. 1, pp. 49-?7) il P. revoca questa tesi e sembra inclinare all’opinione di C. Iullian che il nome ligure non abbia un valore etnico ma puramente geografico, comprendendo stirpi diverse venute ad abitare l’Occidente europeo. Il capitolo dedicato ai Liguri in quest’opera merita però una speciale recensione.

5) Giovanni Sittoni, I mediterranei nella Lunigiana, MAL, IV pp. 126/143, premessa la precedente bibliografia dell’autore

6) Giovanni Sittoni, Ligures (crania nova et vetera), MAL, v. pp. 57/92

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