CAPITOLO IV

1O. Cenni sulla Liguria mitica. 11. Il dinamismo del confine ligure in tempi storici. 12. Caratteri della costituzione politica e sociale.

10. — Un sommario dell’archeologia, della linguistica e dell’ antropologia preistorica ligure sarebbe fuor di luogo in questo studio, come il dar giudizî sulla disputata origine dei Liguri e tener dietro alle avventurose indagini di filologi e antropologi intorno alla loro diffusione.

L’ opinione prevalente che i Liguri dei tempi storici rappresentino l’immobile discendenza delle popolazioni della Età litica testimoniate dalle caverne delle due Riviere appare scossa da recenti indagini. Gli elementi linguistici desunti dalla toponomastica sembrano indicare un’origine aria (1); i depositi di manufatti enèi scoperti nelle sedi storiche dei Liguri, particolarmente il falcetto caratteristico (2) collegherebbe il popolo che i Greci per primi chiamano ligure con i Traci e gli Illirici calati dalla media Europa agli inizî del secondo millennio. In questi casi la Liguria d’oggidi sarebbe, non la culla, ma l’ultima tappa dell’esodo ligure; dove questo ramo ario avrebbe soppiantato o assorbito vetuste popolazioni di razza Mediterranea, testimoniate, io penso, nella loro ultima fase autonoma dalle statue-menhirs (3). Affermazioni tutte che abbisognano ancora di prove sicure.

Comunque, tenuta ferma l’immaginazione di un remoto immenso dominio ligure, fra gli Sciti e gli Etiopi, sopravvivente nel VII secolo in Esiodo(4), possiamo dire che questa vasta uniformità, questa comunanza primitiva rappresenti un vero stato politico, una nazione, degli uomini associati, o semplicemente degli uomini simili(5) ?

In realtà il popolo ligure non appare in limiti territoriali definiti, non assume rilievo e carattere da proprie industrie e attività se non nell’Età del Bronzo.

Da questo periodo, Sulle testimonianze dell’ Archeologia, si distingue in Francia il campo di due civilizzazioni separate dal pendio di Çévennes ; a nord-ovest gli Ibero-Armoricani, i costruttori di dolmens, pastori e marinai, a sud-est i Liguri, gli agricoltori dal falcetto di bronzo (6). La diffusione di questo utensile agricolo e la cronologia dei depositi determinano con sufficiente approssimazione una zona coltivata contemporaneamente da genti simili nel territorio alpino della Savoia e della Svizzera, nella valle del Po, avente le sue porte nell’ alto Adriatico. Nella Liguria odierna la sua presenza è incertamente testimoniata dalle incisioni rupestri della Riviera di Ponente (7); ma caso strano, non vi si riscontra nessun deposito di falcetti enèi, se non sono com’io credo i bronzi creduti fenici di Massa e quelli di Montenero a recare al supposto una conferma (8).

Entro questi limiti e non nei più ampi ricercati dalla toponomastica e dall’ antropologia appare e si concreta la fisionomia agricola e commerciale del popolo ligure, Compagni degli Illirii e dei Traci nell’ invenzione e nell’ uso primitivo della falce, ugualmente praticanti un culto solare, associato in particolare a quello del cigno,κύκνος λιγύς (9), gli agricoltori liguri avrebbero trovato nell’alte rive dell’Adriatico il loro principale compito di civilizzazione, quali intermediarî e monopolizzatori del commercio dell’ambra fra gli Iperborei ed il mondo preellenico ed ellenico, onde il loro apparire nella mitologia greca (10).

11. – La Liguria storica, che i Greci conobbero dal VI secolo per rapporti non più adriatici ma tirrenici, quella che fu poi teatro della guerra romano -ligure, a prima vista un ritaglio della Liguria del Bronzo, è però, realmente, una nuova entità geografica. ‘Il confine del Rodano, del Po e dell’Arno, non ancora cancellato al tempo di Polibio, rappresenta una frontiera dinamica modellata da pressioni esterne, le quali in parte cadono sotto l’osservazione storica.

È vero che la vicenda ligure nella bassa valle del Po con altri popoli che l’ archeologia definisce con nomi convenzionali, rimane oscura; tuttavia non poche tracce si hanno di una rèssa ligure in quella parte dell’Appennino che fu poi lo scacchiere orientale della guerra contro i Romani; a prova di che, se ancora non sono state coordinate le testimonianze delle necropoli del versante adriatico con quelle della Versilia e della Riviera di Levante, abbiamo qualche dato demografico (11).

A parte le notizie dei quarantamila assedianti di Pisa, levati esclusivamente in territorio ligure orientale, ed altre simili, si ha da Livio che, nel 180 a. C.; avendo i consoli Cornelio e Bebio ricevuto senza colpo ferire la resa dei Liguri Apuani, la popolazione dei sottomessi fu sradicata dalle sue sedi e trasferita nel Sannio: ” traducti sunt pubblico sumptu ad quadraginta millia liberorum capitum cum feminis puerisque „.

Come ha osservato il Mazzini trattasi indiscutibilmente di quarantamila famiglie (12). Il settore così depopolato era esclusivamente territorio di media e d’ alta montagna, come appare dal contesto del racconto, situato ad oriente della val di Magra, questa in parte esclusa, poichè un eguale trasferimento di settemila Apuani fu eseguito da qui successivamente nello stesso anno ad opera di Q. Fulvio mentre dava la caccia ai saccheggiatori di Luni e Pisa (13). Si tratterebbe cioè proprio della regione geologicamente e topograficamente apuana (14) aggiunta forse una parte del contiguo oltregiogo reggiano e modenese. Breve spazio e povero di risorse per quarantamila famiglie le quali non possono perciò rappresentare una popolazione sviluppata in rapporto a favorevoli condizioni naturali, tanto più se si pensa che alla data dello espatrio, da oltre cinquant’anni, questi Liguri Apuani erano in armi e avevano sopportato fieri rovesci militari, ma una popolazione condensata per dinamismo esterno, la quale avesse penosamente conservato la sua esistenza sopra terre ingrate, con il duro sacrificio e l’ammirevole laboriosità che gli storici di Roma le testimoniano.

È pur certo che anche l’opposto confine nord-occidentale della Liguria è stato plasmato da compressione esterna, in seguito all’invasione celtica; fin dall’età del Bronzo l’Archeologia determina una zona celto-ligure nel nord-est della Francia, entro cui l’elemento ligure si restringe progressivamente. Al mezzodì, tra i Pirenei ed il Rodano, la ritirata dei Liguri è segnata dalla scomparsa nel III secolo delle loro unità politiche in campo iberico, che i geografi greci del V secolo avevano conosciute (15). Finalmente nella regione cisalpina si determina un’altra fascia celto-ligure dopo le invasioni galliche del IV secolo, fra l’alto Po e l’ Appennino (16). In pari tempo si contrae la frontiera marittima con l’ alternarsi delle talassocrazie mediterranee, fenicie, focesi, etrusche, Con le fondazioni coloniali greche sulla sponda ligure occidentale ; nell’orientale con l’alternata espansione costiera ligure-etrusca fra l’Arno e ΄Άντιον.

Disgiunti dai popoli consanguinei e intermediari del settentrione e dell’oriente, chiuso il mercato dell’ambra, separati dal mondo ellenico dalla data remota dei loro primi rovesci nella val padana, i Liguri sono costretti ad addensarsi sull’ Appennino, quindi ad orientarsi verso il Mediterraneo occidentale, dove incontrano di nuovo e per altre vie i loro illustri clienti. I mietitori delle pingui vallate del Rodano e del Po, divengono gli agricoltori che Posidonio vedrà roncare infaticabilmente un sassoso terreno fra le chiostre dei monti; dai sedentari mercanti d’ allibra dell’ Adriatico, rampollano i superbi navigatori del Mediterraneo testimoniati da Diodoro Siculo; tutto ciò che appartiene ai Liguri, al loro costume, al loro carattere, il loro stesso aspetto fisico, secondo i ritratti degli scrittori classici, tutte le loro attitudini e qualità sono il prodotto di questa vicenda storica (17).

Della trasmigrazione e del concentramento ligure, all’alba della storia, sembrava recare una magnifica testimonianza Avieno, le cui fonti risalgono com’è noto al VI secolo: Egli, descrivendo l’esodo ligure davanti ai Celti, in un brano d’incerto riferimento topografico, riguardante secondo D’Arbois la ritirata ligure sui Pirenei, ma in ogni modo riflettente le condizioni generali di tutto il paese costiero tenuto dai Liguri in tempi’ storici, dice che essi vennero ad abitare un paese irto di macchie, fra dirupi ed alte montagne ; e lungo tempo trascorse la nazione fuggitiva fra le fenditure delle rocce temendo il mare di cui ricordava gli antichi perigli, finchè vennero il riposo e la sicurezza e gli uomini discesero dai loro alti abitacoli sulla riva ( 18).

12. — Per quanto riguarda le istituzioni sociali e giuridiche dei Liguri nulla ci è apparso finora, nella nostra indagine, che non sia riferibile alla supposta origine aria.

La colonizzazione ligure ha i caratteri della colonizzazione italica nel senso dichiarato da Max Weber che la comunanza economica occupante un territorio non costituiva una più ampia famiglia patriarcalmente diretta da un capo, ma una associazione di famiglie distinte, di diritto uguale (19).

Il processo della federazione ligure è inizialmente quello dei gruppi nei quali l’attività mercantile prevale sull’economia pastorale ed agricola; il suo stato arretrato riflette le particolari angustie fra cui si svolse il compito commerciale e marittimo dei Liguri, stato corrispondente in pari tempo ad un debole e tardo svolgimento della proprietà individuale.

Sappiamo che il diritto privato di proprietà raggiunse la sua perfetta elaborazione presso i Genuati e presso popoli liguri sottomessi alla loro egemonia: agro privato, quem vendere heredemque sequi licet. Ma trattasi di una evoluzione tarda, forse limitata ad un centro di eccezionale sviluppo cittadino, e dovuta in parte all’influenza romana. L’agro privato suscettibile di trapasso presso i Viturî costituisce in ogni modo nel II secolo un unico complesso limitato, nel che si mostra il suo carattere originale di heredium indivisibile ed inalienabile. Forse per la massima parte delle tribù o svolgimento della proprietà si fermò alla seconda fase documentata dalla tavola della Polcevera, cioè esse non conobbero altro possesso individuale che il precario costituito dalle concessioni sull’ager publicus. Un tale stato giuridico-sociale non comporta le disuguaglianze di classe e la lotta costruttrice delle forme complesse e superiori dell’ organizzazione politica. Limitato quindi il raggio di supremazia politica degli oppida, nessuna lotta d’egemonia come abbiamo innanzi osservato. La costituzione politica interna mostra il più povero sviluppo. Nessun segno di personificazione e d’accentramento di poteri, di gerarchia; neppure la guerra, abbiamo detto, sembra aver dato luogo a conferimento di comandi; mai gli storici nominano re o capi liguri (20).

Tuttavia sarebbe un errore concludere che queste condizioni riflettano uno stato sociale primitivo di masse indifferenziate ; simili forme politiche sono sempre un prodotto dell’evoluzione storica (21). Infatti gli autori classici attestano presso i Liguri la forma monarchica: ma come in Grecia e nel Lazio essa sembra appartenere alla protostoria (22) Ed è questo il solo ricordo delle istituzioni liguri del Bronzo, insieme con le incerte reminiscenze della famiglia uterina rimasta nel costume (23; lo svolgimento federativo dei conciliaboli e degli oppidi, eliminò il feudalismo mercantile e terriero dell’antica regalità (24).

I Liguri si incamminarono dunque nella stessa direzione politica verso cui mossero la Grecia e il Lazio, a cui la complicazione molteplice e la lotta incessante fra i varî elementi institutori crearono il destino superbo dello stato-città in Liguria appena albeggiato.

Pure anche il primitivo popolo ligure, fra le sue inesorabili angustie, sembra fissare principî fondamentali e durevoli d’una esistenza avvenire. Quando il comune genovese medioevale, si espanderà con i complicati contratti della ” Compagna „ interna ed esterna, parrà che l’antica federazione ligure abbia finalmente conosciuto gli uffici d’una città dominante e la funzione d’una aristocrazia.

Ubaldo Formentini, Conciliaboli pievi e corti nella Liguria di Levante, Accademia lunigianese di scienze G. Cappellini, La Spezia, 1926

1) MULLENHOFF, Deutsche Altertumskunde, 1892, III, 179; D’ARBOIS op. cit. pasiim; DOTTIN, La langue gauloise, ecc.; v. RONDOLINO, Il Piemonte preromano nei nomi dei fiumi, in Atti soc. plem. Arch., X, (1925), 227 sgg.

2) DÉCHELETTE, Man.II,  6 sgg.

3) Tesi da me accennata in GSL, XIII, 173-75.

4) Apd. STRAB. VIII, 3, 7; cfr. EPH. 38, F.g.h. l,Q43.

5) cfr. BERR, prefaz. al vol. IV, L’evolution de l’hamanité, XXIII Paris, ” La Renaissance du livre, 1924.

6) BRUNHES, La geographie huntalne de la France, in HANOTAUX, Hist. de la nation française, I, cap. III.

7) DECHELETTE, II, 13. Ma. fra queste incisioni né il Bicknell, nè altri hanno riscontrato la figura del falcetto enèo; solo il CELESIA (Boll. Min. P. l. XII, maggio 1886) ne aveva dato un disegno approssimabile, non ritrovato però dai successi esploratori; incerta è l’interpretazione delle figure date da BAROCELLI, . Val Maraviglia e Fontanalba, in Atti s. p. a. X, tavv. V, 9; VI, 47, 48; cfr. testo, pp. 21-22.

8) V. sopra, cap. I p. 130 n. 4. I falcetti di Massa rispondono al tipo dato dal MONTELIUS, Workclass. chron. It,  tav. XV, 1O, per il Bronzo IV. L’esemplare riprodotto dal M. proviene da un deposito -in località Limone, presso Montenero (Livorno), ed è perciò anch’ esso riferibile ai larghi confini della Liguria orientale. Insieme questi esemplari con gli altri manufatti del deposito di Massa, ascia ad alette, punta di lancia, armille grafite a disegno geometrico, non si discostano dai tipi divulgatissimi del Bronzo padano. Il che potrebbe essere testimonianza del riflusso di genti liguri dalla bassa valle del Po nella Liguria storica attraverso l’ Appennino, da me supposto. Si noti inoltre che la cronologia dei sepolcreti liguri ad incinerazione dell’ Età del Ferro registra i più antichi nell’ estrema Liguria orientale precisamente nella Versilia, fra Massa e Montenero.

9) A questo riguardo é di capitale importanza la scoperta del BAROCELLI (Manufatti paletnologici della torbiera di Trana, in Attl s.p.c. IX, 101) d’una forma da fusione portante la figura di una specie di croce, simbolo di culto solare, sormontata da un cigno (cfr. ID. in Boll. s.p. Q,IX, 67).

10)  Interpretazione dei miti greco-liguri di MGULLENHOEF, op,: cit. I, 217-18, D’ARB0IS, l, 330-355, rettificata da DÉCHEI.ETTE, Il, 18 sgg.

11)  Sui Liguri nella bassa valle del Po cfr. le note opere di Pigorini, Brizio, Helbig, Sergi, Colini, Montelius ; per una sintesi della discussione: MODESTOW, Introd. à l’ hist. romaine, capp. 111-1 V.

12) Restituzione di un passo dl Livio relativo agli Apuani, GS L XI,. 49-6.

13)  LIV. XL, 41 .

14) Fra il Serchio, la costa tirrenica, il basso corso della Magra e quello del suo maggior tributano di sinistra l’Aulella (cfr. ZACCAGNA, Note ill. della carta geolog. delle Alpi Apuane, Roma, 1920, 5). Alla data dello spopolamento la zona costiera era però già posseduta dai Romani. Non concordo quindi con il SOLARI (Top. st. dell’Etr. I, 81, 82) il quale suppone che gli Apuani occupassero tutto il territorio fra la Magra e il Casentino, anche tenendo presente che le fonti segnalano in questo tratto altri gruppi assai numerosi, a giudicare dagli eserciti messi in campo, i Friniates, Hercates, Lapidicini, Garuli, ecc.,  che non possono confondersi con gli Apuani.

15)  PS. SCILACE, 3; 4: Ἀπὸ δὲ Ἰβήρων ἔχονται Λίγυες και Ίβηρες μιγάδες μέχρι ποταμοῦ ῾Ροδανοῦ. Secondo D’ARBOIS, I, 375 sgg., la presenza dei Liguri nella costa fra i Pirenei e il Rodano sarebbe conseguenza di una loro espansione dall’Oriente verso la fine del VI secolo; la conquista celtica del territorio sarebbe avvenuta sulla fine del IV. S’ intende che per i sostenitori dell’origine mediterranea dei Liguri (SERGI e scuola antropologica italiana; MODESTOW, l. c. ecc.) i centri liguri dell’ Iberia già nominati, come quelli stille pendici più settentrionali dei  Pirenei (Av. Or. mar. vv. 196-198) e nella valle del Guadalquivir (ID. vv. 284-285; STEPH. BIS. l. C.) non sarebbero che i segni della loro marcia dal sud.

16) La zona gallo-ligure nell’ Appennino è segnata dalla toponomastica : vedi le, voci celtiche da me notate in territorio della Val di Vara e dell’Oltregiogo (M A L, IV, 175-181).

17)  Erano i Liguri del Bronzo dei navigatori? Il loro traffico con gli iperborei era terrestre ed il commercio coi Greci esercitato da stazioni costiere. Del resto sembra ch’ essi abbiano scarsamente colonizzate in questa età le regioni costiere del Mediterraneo; si noti la rarità del falcetto enèo nei depositi della regione marittima che fu loro sede principale in tempi storici: Bocche del Rodano, Vaucluse, Var, Liguria odierna.

18) Or. mar. vv. 130-5

19) op. cit. 543.

20) JULIAN, I, 178-179; nel trionfo di L. Emilio Paolo sugli Ingauni l’a. 181 compaiono “ multi principes ligurum„ non però alcun capo o generale (LIV. XL, 34).

21) MEYER, Geschichle des Allertams I, S 35.

22)  Il re Κύκνος delle leggende di Fetonte e di Ercole: HES Scut. Herc. v. 57; HIGYN. Fab. 154; OVID. Met. II; VIRG. En, X, 185-94 PAUS. I, 30, 3; il re Nanno, l’ ospite dei fondatori di Marsiglia, e Comano suo figlio; ARIST. apd. ATHEN. XIII, 36; IUST. XLIII ; il regno degli Elisici (fonti citate); ecc.

23)  ARIST de mir. ausc. 91; DIOD. SIC. IV, 20, 2: 3; STRAB. III, 4, 7 (da Posidonio); la donna lavorava fino all’istante del parto; nato il fanciullo Io lavava e lo involgeva in una fascia di foglie riprendendo l’interrotto lavoro; che questo costume si riferisca alla covata» e sia una allusione al matriarcato è supposizione del JULLIAN, l, 178, tratta da non sicure analogie.

24) Nella leggenda delle origini di Marsiglia: partecipazione dei Greci immigrati al festino dato dal re ligure Nanno, sposalizio della figlia del re col greco Protis, distribuzione di terre fatta dal re stesso, troverei la traccia della costituzione che gli etnografi conoscono con il nome di potlatch, rispondente ad un periodo di transizione delle società primitive, nel quale si forma il diritto contrattuale in corrispondenza con il definirsi dl una _ classe feudalistica terriera e mercantile (cfr. Davv, La fol  jurée, -Paris, Alcan, 1922).

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